18° OSSERVATORIO GFK EURISKO – PROMETEIA SUI RISPARMI DELLE FAMIGLIE, IL RITORNO DELLA PROGETTUALITA’ FINANZIARIA

È stata presentata lo scorso 27 marzo nell’ambito del Salone del Risparmio 2014 la diciottesima edizione dell’Osservatorio Gfk Eurisko – Prometeia, tradizionale appuntamento annuale sull’evoluzione della domanda e dell’offerta rivolta al mercato retail del risparmio in Italia. L’Osservatorio registra – anche grazie ai segnali positivi del 2013 in tema di investimenti – una significativa ripresa di interesse delle famiglie italiane verso una progettualità finanziaria che supporti il benessere prossimo e futuro della famiglia stessa

Il cambiamento del consumatore finanziario: cresce la cultura tecnologica, crescono le attese per una finanza semplice, utile e comprensibile (e non solo virtuale).

Secondo quanto osservato dalla diciottesima edizione dell’Osservatorio Gfk Eurisko – Prometeia sui rispami delle famiglie italiane, presentato lo scorso 27 marzo durante il Salone del Risparmio, l’evoluzione tecnologica delle Famiglie è veloce e sta cambiando il sistema di riferimenti e le attese delle famiglie stesse. La crescente diffusione di mobile devices (smartphone e tablet) ha subito in questo ultimo anno una brusca accelerata e sta impattando in modo significativo sulla vita delle persone e delle aziende.

Famiglia - Investimenti Imc

L’evoluzione della tecnologia digitale – scrivono i curatori – disegna nuovi spazi e nuove forme di dialogo e di interazione con il consumatore,non solo per piccole pattuglie di early user. Multicanalità è un termine (quasi) del passato, la moltiplicazione dei canali di contatto, la loro frammentazione non interessa al consumatore che cerca un armonico sistema integrato di relazione e connessione. E dalla semplicità e dall’immediatezza delle interfacce tecnologiche il consumatore finanziario trae spunto per chiedere al sistema della gestione del suo denaro altrettanta facilità, comprensibilità, utilità immediata.

Ma la tecnologia a cui le famiglie si stanno abituando non disegna – secondo le analisi dell’Osservatorio – uno scenario di virtual finance. Siamo ancora molto lontani da un futuro in cui la finanza sarà 100% digitale. Anche le generazioni X ed Y presenti sul mercato italiano pensano – come i loro padri, i più maturi baby boomer – ad una finanza nei prossimianni molto integrata fra fisicità e virtualità. Il capitale umano e relazionale, la simbologia dei luoghi della finanza, è e resterà importante e fondamentale, in particolar modo per l’area del risparmio e la consulenza sugli investimenti. Ci saranno ovviamente spazi per una razionalizzazione ed una riprogettazione della componente fisica delle reti (si pensialle chiusure degli sportelli bancari), ma anche gli spazi fisici potranno trovare un loro rilancio importante, seriprogettati e calibrati sulle esigenze del mercato dei prossimi anni.

Il 2013: la convalescenza finanziaria dei mercati e la ripresa del risparmio in Italia

Il 2013 è stato un anno ancora caratterizzato da un’elevata fragilità, ma con segnali di lenta uscita dalla fase più profonda della crisi. Il nostro Paese – segnala l’Osservatorio – ha visto una flessione importante dell’attività economica e una fragilità dei consumi, mentre il quadro finanziario, pur nelle incertezze create dal processo di tapering negli Usa, è migliorato in maniera significativa, con rendimenti positivi sui mercati azionari e un’ulteriore riduzione degli spread dei titoli governativi italiani rispetto al bund. In questo contesto, la propensione al risparmio delle famiglie italiane è aumentata di quasi 1 punto percentuale nel 2013, avvicinandosi nuovamente ai livelli medi dell’Area Euro.

Il 2014: gli incrementi marginali del reddito degli italiani alimenteranno il risparmio o i consumi?

La previsione contenuta nell’Osservatorio 2014 ipotizza che la propensione al risparmio potrebbe crescere per tutto il triennio di previsione, anche quando il reddito disponibile tornerà ad aumentare, riportandosi vicino ai livelli del 2009. Perdurerebbe – in questo caso – la tendenza in corso all’aumento della quota di reddito risparmiata come risposta di natura precauzionale, in uno scenario ancora molto debole del mercato del lavoro, e con l’obiettivo di ripristinare il valore della ricchezza, finanziaria e immobiliare, erosa durante la lunga crisi. I maggiori flussi di risparmio dovrebbero inoltre contribuire alla crescita delle attività finanziarie, stabilizzandone la dinamica che nel prossimo triennio potrebbe approssimarsi al 4 per cento medio annuo.

L’investimento e gli italiani: il ritorno del Risparmio gestito?

Nel 2013, nonostante la profonda crisi economico-finanziaria che ha investito le famiglie, gli investimenti si sono indirizzati prevalentemente verso gli strumenti di risparmio gestito e assicurativi per diversi fattori: l’andamento positivo dei mercati finanziari, la maggiore emersione della percezione del rischio di credito, sia di emittenti pubblici che privati, che ha spinto gli investitori alla ricerca di una maggiore diversificazione, i cambiamenti nelle politiche di offerta degli intermediari finanziari e, non ultimo, la sempre maggiore attenzione dei regolatori alla correttezza dei comportamenti nella fase di distribuzione dei prodotti finanziari. La ripresa del risparmio gestito, secondo i curatori dell’Osservatorio, è importante non solo in termini di volumi di raccolta netta, quanto per il miglioramento del grado di diversificazione dei portafogli finanziari delle famiglie che ha determinato, anche grazie all’inserimento di strumenti con una maggiore componente di investimento azionario.

Malgrado i buoni segnali, restano stabili le famiglie che investono, la crescita del 2013 del Risparmio gestito guidata soprattutto da un maggior lavoro in profondità sugli attuali possessori.

Ma il successo del risparmio gestito in termini di volumi non deve ingannare. Come osservano i curatori, il comparto degli investimenti continua a non sedurre larga parte del suo mercato potenziale. Investire appare oggi meno di moda che in passato. La colpa può sicuramente in parte essere attribuita ad una graduale contrazione delle risorse finanziarie delle famiglie e al pessimismo che ci ha accompagnato in questi anni di crisi finanziaria, ma il progressivo attenuarsi dell’interesse del mercato è in parte anche attribuibile ad una modesta capacità dell’offerta finanziaria di parlare la lingua delle persone, dei suoi clienti.

La passione per gli investimenti – evidenza l’Osservatorio – è rimasta diffusa soprattutto fra i segmenti con maggiori risorse finanziarie: affluent e clienti del PB. Ma il bisogno di trovare una risposta alla propria gestione del risparmio resta forte su quote molto più ampie di popolazione. Ma questo mercato potenziale che dispone di risorse finanziarie (si parla di portafogli superiori ai 10mila Euro) fa fatica ad includere, spontaneamente e senza efficaci stimoli da parte dell’offerta, l’investimento fra le soluzioni possibili per la gestione del suo risparmio.

Il successo del risparmio gestito in questo scenario appare dunque dovuto, principalmente, ad una proposizione di prodotti del risparmio gestito a investitori che già avevano in portafoglio altri prodotti di risparmio gestito (8%). Al di fuori di questa pattuglia ci sono praterie di potenziale – secondo l’edizione del 2014 dell’Osservatorio – ma questo non appare attivabile attraverso le logiche tradizionali della proposizione del risparmio gestito.

L’Osservatorio evidenzia l’urgenza per il risparmio gestito di un significativo cambio di passo: nei linguaggi, nella proposizione (più vicina ai progetti di vita delle persone che ai mercati), nella consulenza – sia di alto profilo che low cost – per inserire proposte e soluzioni in quel quadro di comprensibilità e utilità che oggi appare la principale richiesta dei clienti.

Il prossimo triennio: il ritorno al medio periodo

Secondo i curatori dell’Osservatorio l’evoluzione della composizione delle attività finanziarie delle famiglie nel prossimo triennio dovrebbe risentire degli effetti positivi dovuti all’uscita dalla recessione. In uno scenario nel quale l’andamento dei mercati finanziari potrebbe continuare a essere ancora mediamente positivo, consolidandosi il percorso della ripresa internazionale, dovrebbe manifestarsi una lenta erosione degli strumenti più liquidi in portafoglio, a favore della quota di investimenti di medio e lungo termine. All’interno degli investimenti di medio e lungo termine, dovrebbe proseguire la tendenza in corso alla riduzione della detenzione diretta di titoli, sia pubblici sia privati, a favore di prodotti di risparmio gestito, fondi comuni e prodotti assicurativi e pensionistici, la cui quota sulle attività finanziarie potrebbe crescere nell’orizzonte di previsione di circa 3 punti percentuali, raggiungendo quasi il 29 per cento del totale. Tale andamento confermerebbe la tendenza in atto da parte delle famiglie di progressivo contenimento dell’investimento diretto in titoli pubblici italiani, che ha raggiunto livelli particolarmente bassi di rendimento, da un lato, e che ha manifestato una maggiore necessità di essere diversificato dopo la fase acuta della crisi del debito pubblico, dall’altro.

Per i prossimi anni, vi potrebbero quindi essere le basi per iniziare a colmare quel gap strutturale verso i maggiori paesi europei, Germania e Francia in particolare, che vede le famiglie italiane fortemente “sotto assicurate” e poco impegnate in piani di investimento di lungo termine, previdenziali e non, anche tenendo conto che stanno emergendo dal lato della domanda esigenze di sempre maggiori coperture assicurative e pensionistiche.

Gran parte di questo cambiamento – conclude l’Osservatorio – è oggi nelle mani dell’industria finanziaria nel suo complesso, soprattutto nella sua componente distributiva, che ha tutti gli strumenti necessari per interpretare e rendere possibile questa evoluzione, ma l’obiettivo finale è raggiungibile solo con l’apporto di tutti gli attori coinvolti, a cominciare anche dalla maggiore attenzione che a livello istituzionale dovrebbe essere dato a questo cambiamento in un’ottica di lungo termine.

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