1976, la vendita generosa della SAI

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SAI HiResRicostruzione storica della cessione della compagnia assicurativa. Le partecipazioni incrociate e il controllo della Fiat. Gli incroci tra capitalismo e politica. I due amministratori Romiti e De Benedetti. La Liquigas di Raffaele Ursini

In un momento storico caratterizzato da fusioni, incorporazioni e profondi mutamenti degli assetti e degli equilibri abbiamo riletto – e vi proponiamo quale retrospettiva – una pubblicazione di Giobatta Martini sulla vendita “frettolosa” – e forse “obbligata” – di SAI da parte della famiglia Agnelli a Raffaele Ursini, a quel tempo patron di Liquigas. Il documento, che per gentile concessione dell’autore pubblichiamo integralmente in calce all’articolo, è un estratto di una pubblicazione più ampia sulla storia della Società Assicuratrice Industriale e sugli incroci tra capitalismo e politica che hanno caratterizzato l’operazione finanziaria della vendita della compagnia torinese.

La tesi seducente che ne emerge è che nell’estate del 1976 la Fiat fosse stata oggetto di un tentativo di scalata da parte dell’ing. De Benedetti e che un cospicuo numero di azioni detenute nei forzieri Sai non sarebbe potuto essere stato utilizzato per bloccare tale scalata a causa di una partecipazione incrociata con altre società del gruppo, comportando così la perdita del controllo della famiglia Agnelli sulla più importante industria manifatturiera italiana.

Ma cosa avrebbe spinto la famiglia Agnelli a vendere quello che l’Avvocato avrebbe più volte definito successivamente, rivelando una sorta di pentimento, un “gioiello di famiglia”?

Il raddoppio degli utili, la quotazione in borsa e le partecipazioni nei più importanti gruppi azionari dell’epoca, non impedirono, infatti, una cessione “frettolosa”, avvolta da un sottile velo di mistero. Il momento storico vide l’affermarsi del Partito Comunista Italiano alle elezioni amministrative del 1975 ed il progressivo consolidarsi della destra intorno alla Democrazia Cristiana, la Fiat in crisi di liquidità era spossata dalla conflittualità sindacale al punto da far ritenere probabile una “discesa in campo” politica dei fratelli Agnelli dopo l’affidamento dell’azienda ai due amministratori delegati Romiti e De Benedetti. In questo contesto ed in applicazione delle norme tuttora vigenti in tema di partecipazioni incrociate, SAI era titolare del 5,32% del capitale di Fiat ed essendo a sua volta controllata da Ifi (come Fiat) non avrebbe potuto esercitare il diritto di voto nelle assemblee dell’ industria automobilistica.

L’ing. De Benedetti entrò a quel tempo in Fiat vendendo la propria azienda al Gruppo torinese ed assumendone la direzione in cambio di azioni (pari al 5%) che depositò presso un conto all’estero, dove pare fossero già depositate azioni Fiat per un altro 5/6%. Un accordo segreto stretto (così sembra) con la comunità ebraica torinese lo avrebbe messo in condizione di possedere circa il 22% del capitale, molto vicino al 25% di Ifi, la cassaforte della famiglia Agnelli. Le 4.000 azioni mancanti per avere il controllo a questo punto, però, non sarebbero state un problema, visto che i 10.000 titoli posseduti da SAI non avrebbero potuto esercitare il diritto di voto in assemblea. Un rialzo in borsa della casa automobilistica in quell’estate calda, inoltre, sembrava confermare l’ipotesi di un ulteriore rastrellamento di azioni. Forse l’ing. De Benedetti era, di fatto, già il maggior azionista di Fiat.

La necessità di recuperare voti e al contempo di non drenare liquidità trovò però una soluzione nel capitale detenuto da SAI. Raffaele Ursini, self made man della chimica desideroso di visibilità e ruolo, passato da impiegato a presidente di Liquigas, possedeva la liquidità e quella marginalità necessarie per non compromettere i complessi rapporti tra finanza e politica dei buoni salotti borghesi degli anni settanta. Attraverso la cessione delle azioni di Fiat possedute da SAI e la contemporanea cessione della compagnia torinese al raider calabrese, la compagnia assicurativa passava quindi di mano e, con i proventi della vendita delle azioni Fiat, acquistava azioni Liquigas divenendo di fatto di proprietà di Raffaele Ursini, permettendo alla famiglia Agnelli di recuperare il 5% del capitale da SAI e di conseguenza il controllo dell’industria automobilistica.

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Giovanni Battista Martini – La generosa vendita della S.A.I. (Società Assicuratrice Industriale)

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