AIBA, le imprese assicurate resistono meglio alla crisi ed al rischio default

Assicurazioni - PMI - Investimenti Imc

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2,5% il tasso di insolvenze delle PMI assicurate, inferiore alla media (3,3%). Solo il 10% delle imprese italiane ha una polizza Danni Indiretti (contro il 90% della media europea), “strumento fondamentale” per evitare le perdite da fermo di produzione. Il 40% delle aziende non assicurate che devono interrompere l’attività per 3 mesi, chiude nel giro di 2 anni

Dopo anni di sofferenze le PMI italiane iniziano a dare segnali di ripresa. Nel primo semestre 2015 è migliorata la redditività ed è aumentato il giro d’affari. Permangono, invece, grandi differenze a livello territoriale in merito ai fallimenti: se sono in calo nel Nord Ovest (-9%) e nel Mezzogiorno (-4,2%), crescono invece nel Nord Est (+5,1%).

Nel corso del convegno Gestione della crisi aziendale e danni indiretti organizzato a Padova dalla Delegazione Nord Est di AIBA (Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni) guidata da Giorgio Stoppato, grazie ad un’elaborazione dell’Associazione su dati Cerved è emerso come il tasso annuo di insolvenze delle PMI assicurate sia circa il 2,5% (1,9% per il Nord Est), percentuale decisamente inferiore alla media (3,3%), a prescindere dalla natura dell’impresa.

“Nonostante le statistiche dimostrino che un adeguato programma assicurativo metta al riparo l’impresa dal rischio di default – ha affermato Stoppato – le aziende italiane permangono sottoassicurate. Da sottolineare come solamente il 10% delle aziende italiane abbia acquistato una polizza Danni Indiretti che garantisce la copertura dei costi fissi da sostenere nel periodo di fermo dell’attività, a fronte di una media europea di circa il 90%”.

Il dato, rileva AIBA, assume particolare rilevanza se si considera che il 40% delle aziende colpite da una interruzione di attività superiore a 3 mesi, prive di copertura assicurativa Danni Indiretti, ha chiuso definitivamente l’attività entro 2 anni dalla tentata ripresa produttiva.

La polizza Danni Indiretti

Quando si verifica un sinistro in un’azienda, ad esempio un incendio, il danno più evidente è costituito dal danneggiamento del fabbricato, degli impianti e dei contenuti dello stabilimento (Danno Diretto). Oltre al danno materiale, l’azienda dovrà anche fronteggiare tutta una serie di ripercussioni sul proprio conto economico (Danno Indiretto). I Danni Indiretti (perdita di profitto, costi insopprimibili, spese straordinarie, riduzione del volume degli affari) sono pertanto molto più onerosi rispetti ai danni Diretti.

Secondo una ricerca del Comitato Europeo Assicuratori (CEA) se il Danno Diretto è pari a 100, il correlato Danno Indiretto è di circa 2,5 volte più grave. Relativamente ai rischi industriali, in Europa su 100 polizze danni diretti, ben 90 hanno anche la copertura dei danni indiretti. Percentuale che in Italia scende sotto i 10. Un dato peraltro stabile da oltre 15 anni.

Secondo Stoppato, le cause principali della scarsa diffusione delle polizze Danni Indiretti in Italia sono riconducibili al linguaggio della polizza “poco chiaro”, ad un prodotto “difficile da spiegare” e alla “limitata attitudine assicurativa dell’imprenditoria italiana”.

“La tradizionale scarsa propensione alla protezione delle PMI – sottolinea AIBA – viene sempre più riequilibrata dall’intervento del broker che grazie alla sua terzietà e indipendenza svolge un ruolo decisivo nella messa in sicurezza del sistema produttivo, reperendo di volta in volta sul mercato la soluzione cautelativa più adatta e finanziariamente sostenibile. Il numero di PMI che si avvalgono della consulenza dei broker è costantemente in crescita. Attualmente la quota detenuta dai broker in questo segmento di mercato è superiore al 40%”.

Quattro miliardi di euro la spesa annua del Paese per risarcire i danni da eventi naturali

La fragilità del territorio italiano non è certamente una novità: circa sei milioni di persone vivono e lavorano in un territorio ad elevato rischio idrogeologico e 6.630 Comuni (circa l’82%) hanno aree a rischio frane e alluvioni. L’Italia è uno dei Paesi europei maggiormente esposti al rischio di catastrofi naturali.

“Parliamo di oltre 2.000 eventi negli ultimi 10 anni – ha aggiunto Stoppato – con una media passata da poco più di 100 fenomeni l’anno nel 2004, ai 350 del 2014. Il risultato è che il nostro Paese spende ogni anno circa 4 miliardi di euro, facendo leva sulla fiscalità, per risarcire i danni da eventi naturali e se oggi dovesse accadere un terremoto analogo a quello dell’Emilia non ci sarebbero i soldi per intervenire”.

A tre anni dal terremoto dell’Emilia – evidenzia AIBA – la maggior parte delle imprese di industria, commercio e agricoltura devono ancora ricevere i risarcimenti dello Stato, mentre le aziende assicurate sono già state liquidate dal proprio assicuratore e hanno quindi potuto concentrare i propri sforzi esclusivamente sul business.

Come si assicurano le PMI italiane

Secondo uno studio realizzato a livello nazionale dall’Associazione, le coperture assicurative più gettonate dalle PMI italiane sono: Incendio (86%); Furto (69%); Responsabilità Civile verso terzi e dipendenti (68%); Merci trasportate (30%); Rischi tecnologici (28%); RC Prodotto (23%).

“È vero – ha spiegato Stoppato – che la semplice somma delle garanzie assicurative attivate non è sufficiente a stabilire il livello qualitativo del programma di protezione della singola impresa, in quanto non tiene conto del contenuto e della qualità delle coperture stesse. Tuttavia, nonostante le imprese maggiormente tutelate migliorano le proprie performance economiche, quello che emerge ancora una volta è la scarsa sensibilità su tipologie di rischio particolarmente delicate come il danno reputazionale, il rischio credito, i danni indiretti e i rischi ambientali”.

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