Alessandro Castellano: Dal pubblico al privato assicuro il business

Alessandro Castellano (3) Imc

Alessandro Castellano (3) Imc

(di Federico Fubini – Corriere L’Economia)

Dalla Sace, l’agenzia di Stato per l’export a Zurich il colosso svizzero delle assicurazioni. Con una convinzione: per crescere nel mondo le nostre imprese devono saper vincere in primo luogo in casa propria

Alessandro Castellano (nella foto) appartiene a una categoria di italiani allo stesso tempo tipici e piuttosto rari. Se non avesse 58 anni ma trenta di meno, se non fosse ai vertici di un gruppo globale come Zurich ma in cerca di fortuna all’estero, rientrerebbe nella platea dei «cervelli in fuga» che hanno lasciato l’Italia a centinaia di migliaia negli ultimi anni. In questo la sua esperienza, fatte le evidenti differenze, è simile a quella di un ampio ceto sociale dei suoi connazionali che a volte si sentono più apprezzati fuori dal loro Paese.

Di raro c’è però che una figura del genere ha anche una conoscenza dall’interno dell’Italia, nei suoi ingranaggi e del mondo delle imprese. Ce l’ha in primo luogo per il suo ruolo attuale: Castellano è da poco anche presidente di Zurich Italia, oltre che capo globale del settore del credito della compagnia assicurativa svizzera guidata da un altro italiano di spicco, Mario Greco. A livello internazionale, Castellano gestisce credito e assicurazione sul credito per circa duecento miliardi di dollari dall’Asia agli Stati Uniti; in Italia invece sta mettendo sui binari una strategia di sostegno all’export e crescita dimensionale delle aziende più produttive. Proprio le sue attività italiane si ricollegano direttamente alla precedente vita professionale di Castellano, un ex insider del sistema delle imprese a controllo pubblico divenuto «cervello in fuga». Il top manager di Zurich dal 2004 fino al 2o16 è stato prima direttore generale e poi amministratore delegato di Sace, controllata prima direttamente dal Tesoro e poi da Cassa depositi e prestiti. Lì dal suo ufficio di Roma, così come oggi da quelli di Londra, Castellano ha cercato di eseguire sempre le stesse strategie: assicurare che i meritevoli si aprano nuovi mercati appoggiandoli con una distribuzione accorta, basata su rigorosi criteri di business, di sostegno finanziario e assicurativo.

L’insieme delle sue esperienze hanno finito per consolidare in Castellano alcune convinzioni. Una di queste è che per crescere nel mondo le imprese italiane devono crescere in primo luogo entro le proprie mura. Devono ampliare le proprie dimensioni. «La Svizzera mi colpisce molto per la dinamica dell’export – dice il manager –. È un’esperienza che anche noi in Italia dovremmo studiare da vicino: la Confederazione elvetica è un piccolo Paese rispetto a noi, in termini territoriali e demografici, eppure ha molte più aziende di una dimensione adeguata a stare sui mercati internazionali». Castellano indica in particolare settori come il farmaceutico o il food and beverage, o anche aree come quella della ricerca applicata. «Gli svizzeri hanno un numero di aziende globali che manca all’Italia e questo è un fattore di relativa fragilità al quale dovremmo riflettere», dice. «Il frazionamento produttivo dà benefici, ma può anche creare problemi. Per esempio, i margini di valore insiti nella nostra componentistica vanno molto alle grandi imprese committenti all’estero. Se si pensa che il 6o% della produzione francese del lusso viene eseguita in Italia, si capisce quanto il nostro Paese sia molto competitivo ma perda un importante pezzo di marginalità nei prodotti manufatti». Castellano sa di cosa parla, e non solo a causa della sua esperienza professionale. Sua moglie è Laudomia Pucci, figlia di Emilio e oggi ai vertici del celebre brand fiorentino dell’alta moda che lei stessa ha portato nel gruppo Lvmh di Bernard Arnault, pur mantenendo un importante quota di minoranza per la famiglia fondatrice.

Anche il legame familiare contribuisce a fare di Castellano uno strano mix: un uomo dei mercati globali che ha vissuto una lunga esperienza fisicamente vicino ai palazzi del potere romano, dato che la sede di Sace è a pochi passi da Palazzo Chigi e Montecitorio. Per questo non dimentica l’importanza della politica nel favorire od ostacolare i comportamenti degli operatori economici. «L’Italia continua a essere un Paese con una serie di indicatori in miglioramento – dice –. Non abbiamo nessun rischio intrinseco come accadeva nel 2011, però abbiamo rischi di coda, cioè poco probabili ma molto dannosi se si realizzano, per situazioni che possono andare fuori controllo». È qui che il manager di Zurich crea il dubbio che proprio l’incertezza politica sia uno di questi «rischi di coda». È così? «Anche – risponde lui –. La politica ha un ruolo fondamentale che ha il dovere di esercitare». Un esempio della prova di maturità che aspetta il sistema dei partiti in Italia sarà la capacità di resistere alle sirene dell’intervento pubblico ogni volta che si apre una crisi aziendale. «I vari interventi di intermediazione pubblica non si sono rivelati determinanti per il successo delle varie iniziative», osserva Castellano.

Del resto anche Parigi, la capitale europea dello statalismo e dell’interventismo, sembra entrare in una stagione diversa. «In Francia il candidato alle presidenziali che poi è diventato presidente ha detto cose sull’Europa che non mi pare siano state dette con lo stesso tipo di incisività in Italia», dice il manager Zurich. Parli della Francia ed è impossibile dimenticare la difficile partita del commercio internazionale che il neo-presidente Emmanuel Macron e l’Unione europea stanno affrontando con l’America di Donald Trump.

Castellano continua ad essere convinto che l’Europa abbia ancora molto da imparare dagli Stati Uniti, soprattutto nella scala, nell’efficienza e nell’integrazione dei mercati finanziari e della capacità di investimento.

«I maggiori costruttori che visito in tutta Europa mi indicano l’America come area di maggiore sviluppo», osserva. Soprattutto nella capacità di far funzionare la propria forza di fuoco finanziaria, l’Europa dovrebbe fare di più.

«Eravamo all’avanguardia anni fa, ma oggi come Europa non ci siamo pienamente adeguati agli sviluppi internazionali». Un esempio? «Vendiamo aerei civili a condizioni di credito agevolate a compagnie di Paesi definiti emergenti, ma molto ricchi, che fanno concorrenza alle compagnie europee sulle stesse rotte». Castellano invece crede nel merito puro e semplice anche quando si tratta di dare credito. Nel suo ruolo a Zurich è quello che Castellano cerca di fare per l’Italia, e per i mercati globali in cui opera.

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