«Allargate il welfare alle piccole imprese»

Alberto Brambilla (Foto GNP 2016) Imc

Alberto Brambilla (Foto GNP 2016) Imc

(di Maurizio Carucci – Avvenire)

Per Alberto Brambilla, di Itinerari Previdenziali, occorre fare uno sforzo per liberare il potenziale delle misure di sostegno ai dipendenti, che fanno tiene anche alle aziende e allo Stato

«Il welfare può costituire un motore per l’economia a condizione che si uniscano gli sforzi in un “welfare mix” che veda il contributo di Stato, parti sociali e Terzo settore al rinnovamento e alla modernizzazione dei sistemi di assistenza». Ne è convinto Alberto Brambilla (nella foto, di GNP 2016), presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali.

Professore, non le sembra che la nuova normativa trascuri le micro e piccole imprese?

La legge sul welfare è ben fatta nel suo complesso. L’insieme dei suoi punti, però, taglia fuori metà delle aziende: circa quattro milioni di imprese. In particolare quelle con meno di 15 dipendenti, che non possono accedere ai benefici di legge perché non hanno contratti aziendali e territoriali a causa dell’assenza di rappresentanti sindacali e della difficoltà di confezionare i voucher in maniera coerente con i desiderata dei singoli datori e dei lavoratori. Nel Quaderno di Assoprevidenza ho proposto una soluzione: il contratto plurisoggettivo.

Il welfare, quindi, farebbe bene all’economia…

L’implementazione di nuove e più attuali politiche di welfare gioverebbe sia alle aziende, che andando incontro alle esigenze dei dipendenti possono incrementare la produttività, sia allo Stato, che oltre a contenere le spese sanitarie e di welfare pubblico avrebbe ricadute positive sull’occupazione, anche attraverso il potenziamento delle strutture del Terzo settore.

Cosa suggerisce per far crescere la cultura del welfare?

Purtroppo siamo vincolati ancora a vecchi schemi. Abbiamo un’organizzazione del lavoro arretrata. Nonostante allo stato attuale ci sia ancora molto da fare, il welfare in azienda può creare un circolo virtuoso fra benessere dei lavoratori e maggiore produttività, ed essere visto come un vero e proprio investimento. Anche in Italia, da un’idea di assistenza percepita come “dono”, si va progressivamente verso una concezione più moderna, che vede il welfare aziendale meritevole di condivisione paritetica tra le parti per una crescita economica condivisa. Inoltre bisogna investire in comunicazione e diffondere questi temi nelle scuole con l’educazione civica. Coinvolgendo i dipendenti, anche con questionari anonimi, si possono calibrare gli interventi. Dopo la stagione di Olivetti, Pirelli e Crespi, il nostro Paese potrebbe avere una nuova generazione di imprenditori “illuminati”. Penso a Cucinelli, Della Valle e Del Vecchio.

C’è il rischio di imprenditori più attenti agli sgravi che a motivare i dipendenti?

In effetti il rischio esiste. L’ultima legge di Stabilità, definendo la nuova disciplina del premio del risultato e modificando la relativa normativa fiscale, consente di superare il limite della volontarietà, amplia il paniere dei servizi contemplati, in particolare per la cura dell’infanzia e la non autosufficienza, e favorisce lo sviluppo di nuovi strumenti che possano facilitare la diffusione del welfare anche tra le piccole e medie imprese.

Come incrementare l’accesso ai fondi pensione e l’occupazione femminile?

Inserendo di nuovo il fondo di garanzia Tfr per le piccole imprese, dove quasi nessuno è iscritto. Inoltre serve far comprendere i vantaggi dell’utilizzo di parte del premio di produttività per la realizzazione di una copertura di non autosufficienza anche dopo il pensionamento. Una delle priorità del welfare aziendale dovrebbe essere quella di incentivare l’offerta di lavoro femminile, alleggerendo le famiglie dallo svolgimento dei compiti di cura domestica, attraverso il rafforzamento dei servizi per l’infanzia e per la cura di persone anziane. Il Jobs act ha favorito le assunzioni femminili e il lavoro agile. La maternità non è più vissuta come un problema. In Italia sono otto milioni gli iscritti alla sanità integrativa e 6,5 milioni alla previdenza complementare. Una tendenza in aumento, anche se inferiore ai Paesi dell’Europa del Nord.

Related posts

Top