Alle Generali serve un manager che acceleri l’innovazione

Generali - Facciata sede Trieste Imc

Generali - Facciata sede Trieste Imc

(di Andrea Giacobino – Avvenire)

Mario Greco ha lasciato il timone delle Assicurazioni Generali al momento giusto. Non solo e non tanto perché tornerà a fare il numero uno di quella Zurich di cui era stato numero due, percependo una montagna di denaro. Ma anche perché dopo aver portato il vento della rivoluzione al Leone di Trieste, innestando manager stranieri e vendendo alcuni “gioielli di famiglia”, ha capito che da ora in poi il suo compito sarebbe stato molto più difficile.

Chi sostituirà Greco? La difficile scelta spetta ai grandi azionisti, Mediobanca in testa, che si sono trovati colpevolmente spiazzati dall’abbandono del supermanager. Ci sono tuttavia almeno due ambiti, strategicamente decisivi, rispetto ai quali i grandi concorrenti delle Generali, i tedeschi di Allianz e i francesi di Axa sopra tutti, ma anche gruppi minori come la stessa Zurich, restano in forte vantaggio. Il posizionamento globale, anzitutto. Greco ha fatto sì crescere il Leone in mercati emergenti, ad esempio all’Est Europa. Il “business mix” globale delle Generali resta però ancora molto caratterizzato dall’Italia e dalla vecchia Europa, che per l’industria assicurativa restano aree forti e con prospettive di crescita, ma non dinamiche come lo sono invece i teatri asiatico e americano. Rimane poi non completata sotto l’era-Greco, l’innovazione del business model. La digitalizzazione è destinata a trasformare l’assicurazione in tutti gli ambiti: distribuzione e possibilità di raggiungere nuovi clienti, processi e drastica riduzione dei costi, creazione di nuovi servizi e integrazione con altri business, ricerca di partner industriali. Altre imprese hanno iniziato da anni e l’innovazione sta raggiungendo solo ora il business (prodotti, processi e distribuzione). Greco aveva scosso un gigante addormentato e avviato progetti di cambiamento e innovazione, ma occorre accelerare e il più è ancora tutto da fare.

Il profilo ideale del futuro capo di Generali quindi, dovrebbe essere quello di:

  1. un manager con esperienza internazionale, capace di proseguire la globalizzazione;
  2. un manager capace di guidare il business assicurativo e la sua concreta innovazione, non solo la finanza e
  3. un manager forte e indipendente, capace di tener testa agli azionisti e capace di scegliere gli uomini proseguendo la costruzione del gruppo dirigente.

Per ora l’ipotesi più accreditata è quella della successione interna, incoronando Philippe Donnet, capo di Generali Italia, abile e comunicativo, già numero due di Axa. Classe 1960, Donnet è francese, e la cosa non guasta. Ma siede nel consiglio di sorveglianza di quella Vivendi del finanziere Vincent Bolloré che già tanto pesa in Mediobanca e in Telecom e che nel board di Generali schiera Jean-René Fourtou.

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