Allianz: la mappa delle pensioni più ricche

Pensionati (2) Imc

Pensionati (2) Imc

(di Piercarlo Fiumanò – Il Piccolo)

In un report analizzati 49 Paesi in base a un indicatore del reddito: Paesi Bassi primi, Italia 19ma

Quanta ricchezza è necessaria per garantirci un livello di vita adeguato dopo la pensione? A questa domanda risponde uno studio degli analisti del colosso assicurativo tedesco Allianz: le pensioni pubbliche non basterano più. Lo dimostra un indicatore di adeguatezza del reddito (Ria) che classifica 49 Paesi in base alla loro capacità potenziale di garantire risorse adeguate ai futuri pensionati. Lo studio, presentato in questi giorni, prende in considerazione una serie di fonti di reddito (previdenza pubblica e piani pensionistici individuali che integrano la pensione, attività finanziarie, beni immobili come la casa in proprietà) e le spese nell’assistenza sanitaria privata. Una fotografia della way of life pensionistica nel mondo: «Il nostro indicatore – spiega Michela Coppola, economista del team International Pension di Allianz che ha seguito il report – non guarda solo alla sostenibilità finanziaria di un determinato Paese ma anche a quella del sistema pensionistico nel suo complesso».

Guardando ai risultati in cima alla classifica si trovano i Paesi Bassi, seguiti da Danimarca, Norvegia, Svizzera e Giappone. L’Italia è al diciannovesimo posto, davanti alla Francia e dietro il Portogallo. In fondo alla lista si collocano i paesi in via di sviluppo senza sistemi pensionistici completi: Indonesia e India hanno il punteggio più basso, la Malesia si colloca leggermente più in alto. Un paio di paesi che stanno in mezzo sono caratterizzati da un solo pilastro forte (previdenza pubblica, aziendale o privata): l’Austria ne è un esempio.

Tornando all’Italia dal rapporto emerge un sistema pensionistico troppo squilibrato e una previdenza complementare non ancora sufficientemente sviluppata: «I pensionati italiani dipendono troppo dal sistema pubblico non più sostenibile finanziariamente nel tempo», spiega Coppola. Considerata anche l’aspettativa di vita sempre più elevata diventa ancora più difficile riformare in modo adeguato il sistema pensionistico pubblico. Semaforo verde, invece, per quanto riguarda la ricchezza extra pensione: le risorse finanziarie di cui dispongono le famiglie italiane che includono sia la ricchezza mobiliare (risparmi, polizze e investimenti) sia quella immobiliare, sono elevate e collocano il nostro Paese allo stesso livello della Svezia e del Belgio.

Dal rapporto emerge poi che in Italia il tasso di sostituzione, il rapporto tra la prima pensione ottenuta e l’ultimo salario ricevuto prima di andare in pensione, è molto elevato: «Esiste uno forte squilibrio della spesa pensionistica – spiega Coppola –. L’età media del pensionamento in Italia resta molto bassa rispetto ad altri Paesi». Questo provoca un conflitto intergenerazionale perché diventa difficile garantire un livello di reddito certo durante il pensionamento per le generazioni future. Il passaggio dal sistema retribuitivo a quello contributivo potrebbe non essere sufficiente. L’Italia svetta invece nella classifica per quanto riguarda il tasso di risparmio, la ricchezza accumulata ad esempio in case di proprietà. Ma quanto reddito è sufficiente per garantirci un adeguato tenore di vita durante il pensionamento? «Non c’è una risposta univoca che va bene per tutti. Alcuni paesi definiscono l’adeguatezza come uno standard sociale, come ad esempio la linea di povertà o una percentuale del reddito di pre-pensionamento, in altri si fa riferimento al mantenimento di un certo tenore di vita».

Ma allora quale strada seguire per sciogliere il nodo gordiano delle pensioni? «Dal nostro indicatore sono premiati i Paesi che offrono più possibilità in un mix fra pubblico e privato».

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