Allianz Risk Barometer 2017, le interruzioni di attività sono ancora il principale rischio temuto dalle aziende

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Secondo il sesto sondaggio annuale realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty crescono sempre di più gli effetti dei danni immateriali, delle incertezze del mercato e dell’instabilità politica. Alta l’attenzione per i rischi informatici, che salgono al secondo posto nelle Americhe e in Europa, mentre a livello globale si posizionano tra i tre rischi principali, a causa delle conseguenze degli attacchi indiretti, delle modifiche normative e degli errori tecnici e umani nell’ambiente di produzione informatica. In Italia si posizionano al quarto posto, preceduti dalle catastrofi naturali, probabilmente a causa dei terremoti del 2016

A livello globale le aziende temono sempre più l’imprevedibilità del contesto economico, laddove i mercati sono volatili (2°) e crescono i rischi politici come il protezionismo o il terrorismo. Altre preoccupazioni crescenti riguardano le nuove tecnologie e i rischi informatici (3°), ma anche le catastrofi naturali (4°). Tuttavia, a preoccupare maggiormente le aziende rimangono le perdite dovute a interruzione delle attività (1°).

Sono questi i risultati dell’Allianz Risk Barometer 2017, sesto sondaggio annuale* realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS, il centro di competenza del Gruppo Allianz per l’assicurazione degli affari “large corporate” e “specialty”) che analizza i rischi aziendali a livello mondiale, ma anche per area, Paese, settore e dimensione di attività.

Anche in Italia i principali rischi più temuti dalle aziende sono dovuti alle interruzione di attività (36%) e ai cambiamenti nei mercati (30%), mentre, diversamente, al terzo posto rientrano le catastrofi naturali (25%). Con il 23% seguono, a pari merito, i rischi informatici e i timori dei cambiamenti nello scenario macro-economico.

L’interruzione delle attività (Business interruption, BI) rimane il rischio principale per il quinto anno consecutivo (37% delle risposte a livello globale e 36% in Italia), soprattutto perché può provocare perdite di reddito significative, ma anche perché emergono nuove cause scatenanti, quali i danni immateriali o i rischi intangibili, come gli attacchi informatici e l’interruzione delle attività dovuta a instabilità politiche, scioperi o attacchi terroristici. Questa tendenza, evidenziano i curatori del sondaggio, è guidata in parte dalla crescita dell’“Internet delle cose” (Internet of Things, IoT) e dalla sempre maggiore interconnettività delle macchine, delle aziende e delle loro supply chain, che può facilmente moltiplicare le perdite in caso di incidente. Le aziende si trovano anche di fronte a potenziali perdite finanziarie derivanti dal continuo mutamento dello scenario politico (Brexit, Elezioni Usa, imminenti elezioni UE, etc.) “che generano paure di un maggiore protezionismo e di un processo di anti-globalizzazione”.

“Le aziende di tutto il mondo si stanno preparando ad un anno di incertezze – afferma Chris Fischer Hirs, CEO di AGCS –. Sono preoccupate per i mutamenti imprevedibili nel panorama legale, geopolitico ed economico di tutto il mondo. Stanno emergendo nuovi rischi, oltre a quelli classici di incendio e di catastrofi naturali; per questo è necessario ripensare agli attuali strumenti di monitoraggio e gestione del rischio”.

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I cambiamenti nei mercati (31% delle risposte a livello globale e 30% in Italia) sono il secondo più importante rischio aziendale del 2017 e la preoccupazione principale nei settori dell’aviazione/difesa, dei servizi finanziari, del marittimo e dei trasporti, così come in tutta l’Africa e il Medio Oriente in generale. Per anticipare eventuali modifiche normative improvvise che potrebbero influire sui mercati, le aziende nel 2017 “dovranno investire più risorse in un miglior monitoraggio della politica e della definizione delle politiche mondiali”. Secondo Euler Hermes, società del Gruppo Allianz specializzata nell’assicurazione del credito commerciale, dal 2014 sono state introdotte a livello mondiale 600-700 nuove barriere commerciali all’anno.

Nel contempo, segnala AGCS, la crescente dipendenza dalla tecnologia e dall’automazione trasforma e condiziona le aziende in tutti i settori industriali. Se è infatti vero che la digitalizzazione assicura nuove opportunità alle imprese, è vero anche che essa trasforma la natura dei beni aziendali da fisica a sempre più immateriale, portando con sé nuovi rischi, primi fra tutti quelli informatici (30% delle risposte). A livello mondiale, le minacce informatiche si posizionano al terzo posto, mentre salgono al secondo nelle Americhe e in Europa, per diventare il rischio numero uno in Germania, Regno Unito e nei Paesi Bassi, mentre in Italia si posizionano al quarto posto, con il 23% delle risposte. Al tempo stesso, è il timore principale nel mondo per le aziende che operano nel campo della tecnologia informatica e delle comunicazioni, o in quello delle vendite/ingrosso.

La minaccia, sottolineano i curatori del sondaggio, va molto oltre la pirateria informatica e la violazioni dei dati e della privacy, anche se le nuove normative sulla protezione dei dati accentueranno gli effetti negativi che queste possono avere sulle aziende. Resta ormai poco tempo perché le aziende si preparino all’attuazione, che avverrà in tutta Europa nel 2018, del nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati, e, anche se il costo dell’adattamento sarà alto, le sanzioni per inadempienza saranno ancora più costose.

La crescente interconnessione e la sofisticatezza degli attacchi informatici non solo pone le aziende di fronte ad un enorme rischio diretto, ma le mette di fronte anche a quelli indiretti, per via dell’esposizione di infrastrutture sensibili come l’IT e le forniture di energia e acqua. Inoltre c’è anche la minaccia costituita dai guasti tecnici o dall’errore umano, che può provocare esposizioni diffuse e durature all’interruzione delle attività.

Nell’ambito della produzione digitalizzata o dell’Industria 4.0, l’incapacità di presentare o interpretare correttamente i dati potrebbe provocare un’interruzione della produzione. Le aziende devono pensare ai dati come ad un bene, e a ciò che ne può impedire l’utilizzo. I risultati dimostrano inoltre che le piccole aziende talvolta sottovalutano il rischio informatico: in questa categoria (ricavi <250 milioni di Euro), infatti, il rischio informatico è solo al 66° posto. L’effetto di un incidente grave potrebbe tuttavia essere molto più dannoso per questo tipo di aziende.

Anche le catastrofi naturali (quarto posto a livello mondiale) e i cambiamenti climatici / la crescente variabilità del meteo (rispettivamente il 24% e il 6% delle risposte), si trovano tra i primi rischi percepiti dalle aziende, soprattutto in Italia (terzo posto con il 25% delle risposte) e in Asia dove si sono verificati molti terremoti (Italia centrale e zona di Kumamoto). Le catastrofi naturali sono la preoccupazione principale in Giappone e ad Hong Kong, come anche a livello mondiale tra le aziende di ingegneria/costruzioni e servizi/energia.

“Le catastrofi naturali e il cambiamento climatico preoccupano i nostri clienti e le società in generale – conferma Axel Theis, membro del Consiglio Amministrativo di Allianz –. Riteniamo che il riscaldamento climatico superiore a 1,5 gradi Celsius possa intensificare in modo significativo i danni climatici come, ad esempio, le ondate di calore e l’innalzamento del livello del mare. Come assicuratori, è nostro compito sviluppare soluzioni per queste eventualità e creare una prevenzione e protezione per i nostri clienti e partner pubblici, avvalendosi anche della loro collaborazione”.

“I terremoti verificatisi nel centro Italia nel corso del 2016 – aggiunge Nicola Mancino, CEO di AGCS Italia – hanno sicuramente aumentato la percezione del rischio, nonché riacceso le discussioni su come migliorare la prevenzione e finanziare meglio i rischi in modo da dipendere meno dagli aiuti del Governo, che sono sempre più difficili da ottenere in questo periodo di limitazioni di bilancio”.

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* Metodologia: il sesto rapporto annuale Allianz Risk Barometer pubblicato da Allianz Global Corporate & Specialty si basa su un sondaggio condotto su 1.237 esperti di rischio di 55 Paesi

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