ANIA, sintesi dell’indagine condotta sui Solvency and Financial Condition Report

Analisi - Bilancio - Insolvenze Imc

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L’ANIA – in collaborazione con Deloitte Risk Advisory, i consulenti Antonia Di Bella, Sergio Mattiuz e Riccardo Sabbatini, ha raccolto ed analizzato 105 SFCR (Solvency and Financial Condition Report) di altrettante società e 17 gruppi assicurativi italiani, rappresentativi del 99,9% del mercato in termini di premi. Il Solvency and Financial Condition Report, spiega l’Associazione delle imprese assicurative nella nota di introduzione alla sintesi dei risultati, rappresenta il “terzo pilastro” di Solvency II: a partire dal 2017 è infatti operativo l’obbligo, assolto dalle compagnie assicurative, di pubblicare un rapporto contenente dati finora in possesso soltanto della vigilanza.

Attraverso questa “massa imponente di informazioni” sulle tecniche di sottoscrizione, di gestione dei rischi, del capitale e dei presidi di solvibilità, oltreché di quelle relative all’organizzazione dell’impresa e alla sua corporate governance è quindi possibile gettare uno sguardo dall’interno sull’effettivo motore dell’attività assicurativa.

Il terzo pilastro di Solvency II si affianca agli altri due ‐ che riguardano, rispettivamente, la determinazione dei ratios di vigilanza ed il sistema dei controlli ‐ nel disegnare il nuovo scenario normativo di vigilanza prudenziale, entrato in vigore nel 2016.

Sotto la lente dell’indagine ANIA sono passati anche i SFCR dei principali 40 gruppi assicurativi europei “per poter confrontare il livello di disclosure raggiunto dalle imprese operanti nella penisola con quello dei principali competitor continentali”. L’esito, scrive l’Associazione, è stato confortante. Se in alcuni segmenti informativi (ad esempio in tema di retribuzioni ai manager) l’informazione fornita all’estero è risultata in alcuni aspetti più dettagliata, la trasparenza offerta dalle compagnie italiane sui profili di rischio, organizzazione aziendale, sistemi di corporate governance è stata nel complesso migliore.

Le principali conclusioni

I ratios prudenziali del mercato italiano sono del tutto allineati alla media europea. Dai dati ufficiali di EIOPA al quarto trimestre 2016 (leggermente diversi rispetto a quelli rilevati nei Bilanci SFCR al 31 dicembre 2016) l’Italia esibisce un Solvency Capital Requirement (SCR) ratio (c.d. Solvency ratio) del 220% ed un Minimum Capital Requirement (MCR) ratio del 553 per cento.

Come sottolinea l’ANIA, si tratta di valori superiori a quanto, in media, mostrano le compagnie inglesi (Solvency ratio del 151%, MCR del 454%), olandesi (Solvency ratio 177%, MCR ratio 434%), belghe (Solvency ratio 176%, MCR ratio 381%) e sostanzialmente simili a quelli di Francia e Spagna. Tra i grandi paesi del continente la classifica è guidata dalla Germania che esibisce un Solvency ratio del 323% ed un MCR ratio del 871 per cento.

Analizzando più in dettaglio il mercato italiano, la metrica di Solvency II sottolinea la natura soprattutto “finanziaria” delle compagnie della penisola, anche per la prevalenza del ramo vita rispetto ai rami danni. È una connotazione già conosciuta, evidenziano dall’Associazione delle imprese assicurative, ma che trova, dati alla mano, una conferma dai report di Solvency II.

I rischi di mercato ‐ si evince dallo studio ‐ assorbono, in media, il 76% del Basic SCR in confronto al 29% dei rischi propriamente tecnici. Significativo è il peso della diversificazione che contribuisce a ridurre del 20% il Basic SCR. Tra gli aggiustamenti ‐ concorrono anch’essi ad abbassare il requisito di capitale ‐ un peso rilevante è relativo alle imposte differite ed alle Technical Provisions da ricondurre sostanzialmente a minore peso delle riserve tecniche e delle imposte differite in condizioni di stress dei mercati finanziari.

Con il bilancio di Solvency II hanno debuttato anche gli strumenti anticiclici stabiliti dai regolatori “per evitare che situazioni esasperate di volatilità dei mercati producano effetti indesiderati nel calcolo dei ratios patrimoniali, costringendo le compagnie a rimpinguare i presidi di capitale con il risultato di aggravare ulteriormente le situazioni più problematiche”. Dai SFCR analizzati dallo studio si evince che nessuna compagnia della penisola ha utilizzato il Matching Adjustment.

Circa i due terzi del mercato (74 su 105 compagnie) hanno fatto invece ricorso al Volatility Adjustment che ha avuto un impatto maggiore nelle imprese vita nell’abbassare il requisito di capitale (‐19%). Più ridotto è stato il suo contributo per le imprese miste (‐5%) e, ancora inferiore, per le imprese danni (‐2%).

La nuova metodologia di Solvency II, infine, ha già prodotto importanti risultati negli assetti di corporate governance aziendali assicurando inoltre per l’intero settore delle polizze standard di trasparenza paragonabili a quelli delle società quotate. L’obiettivo del terzo pilastro della nuova regolamentazione prudenziale è anche quello di spingere le imprese a conoscere meglio se stesse attraverso l’utilizzo di una metodologia rigorosa che include ogni aspetto del business assicurativo.

Questo sforzo di analisi, conclude l’ANIA, “ha già iniziato a produrre risultati operativi, inducendo le aziende ‐ si evince dai report 2016 ‐ a modifiche rilevanti nella propria organizzazione aziendale e corporate governance. Nei prossimi anni il processo farà emergere prassi di mercato condivise e best practice che orienteranno gli operatori nelle proprie scelte”.

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Bilanci Solvency II: studio ANIA sui SFCR (Sintesi dell’indagine condotta dall’Associazione delle imprese assicurative sui Solvency and Financial Condition Report)

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