Antitrust: nessun cartello sull’Rc auto

Auto - Traffico (7) Imc

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(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

L’Authority chiude l’indagine aperta il dicembre scorso dopo le dichiarazioni di alcuni manager dei big assicurativi: «Non sono emersi elementi idonei a confermare la sussistenza di un’intesa fra le parti». L’ipotesi era che gli annunci pubblici delle compagnie sull’andamento tecnico del settore puntassero a eliminare la competizione

L’Antitrust archivia, peraltro in tempi assai brevi, l’istruttoria su un presunto cartello nell’Rc Auto. Il procedimento, avviato lo scorso 7 dicembre per capire se ci sia mai stata un’intesa restrittiva della concorrenza tra i big delle polizze danni, si è chiuso in maniera netta: «Non si ritiene di proseguire la presente istruttoria formulando addebiti alle parti in merito alla violazione dell’articolo 101 TFUE (“Sono incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato interno”, ndr)», ha scritto l’Autorità.

In altre parole, il procedimento ha attestato che Generali, Unipol, Allianz, Axa e Cattolica, non hanno mai posto in essere atti volti a eliminare «dinamiche competitive» sulle tariffe dell’auto.

Tutto è nato il novembre scorso, quando l’Authority ha deciso di aprire l’istruttoria a fronte di «alcune dichiarazioni pubbliche aventi ad oggetto la previsione che in Italia i premi Rc Auto sarebbero aumentati». La prima è stata quella formulata dal ceo di Unipol Gruppo, Carlo Cimbri, nel corso del 18esimo Annual Assicurazioni del Sole 24 Ore. In quella sede il manager ha spiegato che «dopo una fase di lunga discesa dei prezzi», questi sembravano destinati «a salire», non foss’altro perché «il mercato vende in perdita», complice un combined ratio «vicino al 100%». Altro non era che la spiegazione tecnica di un fenomeno che in quel momento stava interessando il settore.

L’Antitrust ha però inteso quell’affermazione come un campanello d’allarme rispetto alla possibilità che quella dichiarazione, associata a una successiva esternazione di Alberto Minali, all’epoca direttore generale di Generali («prevediamo qualche movimento al rialzo dei prezzi soprattutto in Italia dove pensiamo che la guerra delle tariffe stia per finire o forse è già finita»), potesse costituire un annuncio pubblico «rispetto all’eliminazione delle dinamiche competitive» nell’auto. In sostanza, era la tesi dell’Antitrust, «tali dichiarazioni» potevano essere «manifestazione di un’intesa restrittiva della concorrenza tra i principali operatori circa una possibile fine della guerra dei prezzi».

In ragione di ciò è partita l’indagine che il 15 e il 16 dicembre ha portato la Guardia di Finanza negli uffici di Unipol, di Generali, di Allianz, di Axa nonché di Amissima e dell’Ania. E successivamente il 10 e 26 aprile il Leone di Trieste e il colosso tedesco sono stati sentiti in audizione. Premesso ciò, però, alla fine l’Authority ha dovuto concludere che «le risultanze istruttorie» non si sono rivelate «sufficienti, nel caso di specie, a rilevare l’esistenza di un disegno collusivo tra i principali operatori in materia di premi Rc Auto, così come ipotizzato nel provvedimento di avvio. Infatti, nel corso del procedimento istruttorio non sono emersi elementi idonei a confermare la sussistenza di un’intesa fra le parti, nella forma di accordi o pratiche concordate, aventi per oggetto e/o per effetto di falsare la concorrenza sui mercati relativi alle polizze Rc auto e alle garanzie accessorie».

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