Aon Italia e la guerra ai nuovi rischi: «Aiutiamo le aziende a essere forti»

Federico Casini Imc

Federico Casini Imc

(di Achille Perego – QN)

Tra i dieci danni maggiormente percepiti la reputazione del brand e la crisi economica. Il direttore generale Casini: «Crescita e assunzioni»

Dal rischio credito a quello reputazionale del brand, dai pericoli nascosti dietro un’operazione di acquisizione ai danni che può provocare un attacco ai sistemi informatici. Sono tanti i nuovi rischi percepiti dalle imprese. Anche da quelle italiane che stanno scoprendo l’importanza di ridurli o eliminarli con un’adeguata copertura assicurativa. È il mestiere che svolge Aon Italia, la consociata dell’omonimo gruppo americano, leader al mondo – con la presenza in 120 Paesi e oltre 65 mila dipendenti – nel settore del risk management e dell’intermediazione assicurativa. Un successo testimoniato dai numeri. «Dieci anni fa – esordisce Federico Casini (nella foto), direttore generale e Consigliere di Amministrazione di Aon SpAeravamo 700. Oggi, con l’inserimento annuale di un numero che va dai 50 ai 100 giovani, sui quali investiamo in formazione con la Aon Academy, siamo oltre 1200. Apparteniamo a un gruppo internazionale ma esprimiamo la nostra vocazione localistica e quindi la forte vicinanza ai clienti con 23 uffici su tutto il territorio nazionale, 15 dei quali nel Nord del Paese».

Qual è l’attività tradizionale di Aon?

«Offrire un servizio di risk management e di intermediazione assicurativa. Il che significa fare un’analisi, per conto dei nostri clienti (imprese, enti pubblici, professionisti, grandi associazioni professionali…) dell’attività, dei possibili rischi e degli impatti economici collegati. Questa attività può contare sul supporto della nostra forte direzione tecnica, composta da specialisti di tutti i settori».

A quel punto?

«Elaboriamo la strategia di copertura assicurativa e una volta condivisa con il cliente, individuiamo i prodotti più idonei, scegliendo tra le varie soluzioni proposte dalle compagnie, valutandone anche il rapporto costi/benefici. Fondamentale è anche la gestione dei sinistri, processo articolato che richiede una risoluzione soddisfacente e tempestiva in termini di risarcimento».

Come sta cambiando la percezione dei rischi da parte delle aziende?

«Ogni due anni, Aon svolge una ricerca su un campione di 2500 imprese kader di mercato nel mondo. Dalla Global Risk Management survey 2015 è emerso che al primo posto tra i dieci rischi maggiormente percepiti c’è il danno alla reputazione del brand, al secondo il rallentamento dell’economia e al terzo i cambiamenti legislativi e normativi».

Quali gli altri pericoli?

«Aumenta la percezione del Cyber Risk, per cui Aon è da sempre a fianco delle banche, le più esposte all’attacco degli hacker. Aggiungerei poi i rischi legati al fattore credito, fondamentale per le aziende che vogliono crescere all’estero nonché quelli insiti nelle operazioni di M&A. Ma non dimentichiamo la tutela dei dipendenti e delle loro famiglie. Il welfare pubblico diminuisce e cresce quello aziendale con benefits che possono essere fissi per tutti o flessibili».

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