ASSEMBLEA AIBA: FOCUS SUI BROKER FRA IMD2 E SOLVENCY 2

Assemblea annuale 2012 Aiba IMC

I dati relativi all’andamento del mercato del brokeraggio, presentati stamattina a Milano nell’ambito dell’assemblea annuale di Aiba, mostrano un incremento del 4% in termini di raccolta premi totale. Cosa riserva il futuro? Se ne è parlato in una tavola rotonda…

I broker viaggiano con una marcia in più rispetto al mercato assicurativo. Mentre quest’ultimo registra una contrazione della raccolta premi (-12,5% sul 2010), i broker hanno incrementato la propria incidenza: il totale dei premi è infatti salito a quota  22,2 miliardi di euro (+4% sul 2010) per una quota di mercato complessiva del 21,1% (17% nel 2010); nei soli rami danni i broker che operano in Italia hanno gestito 17,7 miliardi di euro, per una quota del 48,9%, (47,7% nel 2010) sul totale di 36,3 miliardi.

I dati sull’andamento del mercato del brokeraggio sono stati presentati questa mattina nell’ambito dell’assemblea annuale dell’Aiba (Associazione italiana dei broker di assicurazione e riassicurazione) che si è tenuta a Milano (foto sopra). Aiba conta oggi su 1.136 aziende associate, tra società e ditte individuali, che rappresentano un giro d’affari pari al 90% di quanto complessivamente gestito dal mercato del brokeraggio assicurativo italiano.

I numeri emersi oggi evidenziano anche una ulteriore espansione della professione del broker: alla fine del 2011 risultavano iscritte al Registro unico degli intermediari 1.683 aziende di brokeraggio, con un aumento di quasi il 10% rispetto alle 1.531 di fine 2010.

 

IMD2 E SOLVENCY 2 – La parte pubblica dell’assemblea ha previsto una tavola rotonda (nella foto sotto) dal titolo Broker: professione in evoluzione Imd 2 e Solvency 2. Quali scenari si aprono per la nostra categoria e per gli assicuratori, alla quale hanno partecipato Maria Luisa Cavina, responsabile del servizio di vigilanza intermediari dell’Isvap, Vittorio Verdone, direttore auto, distribuzione, consumatori e servizi informatici dell’Ania, Albina Candian, professore ordinario di diritto privato comparato presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università Statale di Milano, Pier Paolo Marano e Nino Savelli, professori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Facoltà di scienze bancarie e assicurative e Francesco Paparella, presidente di Aiba.

Fari puntati, dunque, sulla direttiva europea sull’intermediazione assicurativa (IMD2): questi sono giorni importanti. Nel prossimo mese di luglio, infatti, il testo sarà presentato in Commissione europea all’esame del Consiglio e del Parlamento europeo. L’emanazione della direttiva è prevista nel 2013, il recepimento nel 2015.

La normativa IMD2 andrà a revisionare quella precedente (direttiva 2002/92/CE sulla intermediazione assicurativa) ai fini di coordinamento con le disposizioni di Solvency II e delle altre direttive Ue che intervengono, direttamente e indirettamente, sul tema dell’intermediazione di prodotti assicurativi e finanziari, come per esempio quelle su e-commerce, vendita a distanza e Mifid.

«Sappiamo che la Commissione presenterà nei prossimi giorni il testo di proposta di nuova direttiva in materia di intermediari assicurativi e quasi congiuntamente arriverà la nuova regolamentazione in materia di PRIPS (Packaged Retail Insurance Products)», ha detto Paparella. «L’azione congiunta delle associazioni nazionali e del Bipar ha consentito di avere un testo che mette sullo stesso piano gli obblighi di informativa sui caricamenti distributivi delle compagnie di assicurazioni dirette rispetto a quelli degli intermediari in tema di provvigioni. Obiettivo irrinunciabile rimane la realizzazione di condizioni paritarie che non privilegino gli interessi di una categoria rispetto a un’altra, un Paese membro rispetto ad un altro».

«A parte qualche aspetto, l’impatto della nuova direttiva sul sistema nazionale italiano sarà modesto e limitato», ha affermato Cavina, «per il semplice fatto che l’attuale normativa nazionale ha anticipato parecchi spunti e già adesso è in una fase avanzata in termini di regolamentazione dei competitor, formazione, accesso alle professioni e trasparenza. Per esempio, nel caso della distinzione fra consulenza indipendente e non, già adesso è intrinseca in fase di vendita di un prodotto. Il nostro sistema lo ha già incamerato. Anche in merito ai requisiti professionali degli intermediari, il nostro Paese ha fatto una scelta di grande rigore, imponendo gli esami per l’accesso. Stesso discorso per la disciplina dei conflitti di interesse degli intermediari; anche qui siamo avanti. Uno dei punti caldi della nuova direttiva è sicuramente il mutuo riconoscimento dell’attività di intermediazione in altri Paesi, visto che il mercato europeo non è sufficientemente armonizzato», ha detto Cavina.

CONSULENZA E COLLABORAZIONE FRA INTERMEDIARI – «Queste direttive hanno l’obiettivo di armonizzare le norme e di fissare dei principi», ha puntualizzato Verdone, «ma lasciano agli stati membri la relativa declinazione. Dipenderà quindi molto dal nostro regolatore. La IMD2 avrà impatti forse sulle imprese, in termini di formazione, non ne avrà, credo, per gli intermediari. Riguardo la consulenza indipendente e non: oggi il mondo dell’intermediazione si suddivide in due categorie: l’intermediario collegato a una impresa e chi non lo è. Tutte le altre commistioni non hanno motivo di esistere, e quindi è chiaro che anche la consulenza debba essere diversa».

«Sono d’accordo nell’affermare che il nostro sistema sia molto avanti e caratterizzato da una iper regolamentazione ben fatta», ha sostenuto Candian. «IMD2 e Solvency 2 tendono ad armonizzare le norme, ma non è un operazione semplice. In ogni Paese, infatti, si hanno assetti istituzionali del tutto diversi, come pure le autorità di vigilanza. La direttiva sull’intermediazione, poi, evidenzia la competenza professionale del venditore del prodotto, che deve essere corrispondente alla complessità del prodotto venduto. Mi chiedo: può un agente di viaggio avere un’abilità professionale elevata nel settore assicurativo? Non è una contraddizione? Come si esce da una situazione del genere? Assemblando e coordinando le diverse specializzazioni professionali individuali. E ciò si può fare anche attraverso la collaborazione fra intermediari. Non capisco l’idiosincrasia dell’Isvap a questo proposito: qui si parla di contratti business to business, tra operatori specializzati. Il consumatore non c’entra nulla».

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

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