Assemblea annuale ANIA 2017, i risultati del settore assicurativo

Conti - Risultati Imc

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Nella seconda parte della relazione per l’Assemblea annuale ANIA 2017, la presidente dell’associazione della imprese assicurative, Maria Bianca Farina, ha affrontato i risultati 2016 del settore assicurativo.

I premi diretti raccolti sono stati pari a 134 miliardi di Euro (l’8% del PIL), gli investimenti sono ammontati a 741 miliardi (il 44% del PIL) e le riserve tecniche (ovvero gli impegni assunti nei confronti degli assicurati), hanno raggiunto quota 694 miliardi.

La tendenza della raccolta premi (come già illustrato nel corso dei mesi scorsi) ha mostrato una flessione sia nel comparto Vita sia nel segmento Danni. I volumi Vita, dopo il massimo storico raggiunto nel 2015, hanno segnato una dimunuzione dell’11% a 102 miliardi. Il flusso netto di raccolta è stato pari a 39 miliardi, lievemente inferiore a quello del 2015.

L’assicurazione Vita, ha segnalato Farina, continua a rappresentare una delle forme più importanti di impiego del risparmio: nel 2016 le riserve tecniche sono state pari al 14,9% dello stock di attività finanziarie delle famiglie italiane (+1,1 p.p. rispetto al 2015) ed il rendimento medio lordo riconosciuto agli assicurati dalle polizze tradizionali nel 2016 è stato pari al 3,24%.

La raccolta premi nei rami danni è stata di circa 32 miliardi di Euro, in calo dell’1% rispetto al 2015, a causa della nuova flessione dei premi nel ramo Rc Auto (-5,6%), solo parzialmente compensata dal buon andamento degli altri rami Danni (+2,6%). Per l’Rc Auto si tratta della quinta variazione negativa annua consecutiva: tra il 2012 e il 2016 la raccolta premi è diminuita di circa il 25%, tornando ai livelli della fine degli anni novanta.

In valore assoluto, il premio medio delle autovetture è diminuito in cinque anni di oltre 155 Euro (da 567 Euro nel marzo 2012 a 412 Euro nel marzo 2017, incluse le tasse). Su un parco di quasi 31 milioni di veicoli, la riduzione di quanto pagato dagli italiani è arrivata a quasi cinque miliardi nell’ultimo anno. L’andamento tendenziale dei premi, ha osservato la presidente ANIA, “ha comportato una sensibile riduzione del gap tariffario – ormai pari a 100 Euro – rispetto alla media di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna”.

Dinamica simile, “anche se persistono differenze di prezzo nelle varie aree del Paese, riconducibili alla diversa rischiosità”, anche per i divari sul territorio italiano: tra la fine del 2013 e quella del 2016, ad esempio, i premi sono dimnuiti del 25% a Napoli e dell’11% ad Aosta.

Per quanto riguarda gli altri rami danni, Farina ha evidenziato la significativa crescita del ramo Salute: +10% a oltre 2,3 miliardi di Euro).

Sul fronte reddituale, il risultato del conto tecnico è aumentato nel Vita – a seguito dei maggiori volumi di risparmio affidati alle compagnie – ed è invece diminuito nei rami Danni. Nel ramo Rc Auto, in particolare, il risultato tecnico complessivo si è pressoché dimezzato, passando da 1,5 miliardi di Euro a circa 700 milioni, frutto di un combined ratio in aumento di quattro punti percentuali (dal 93,6% del 2015 al 97,6%) per effetto di premi in forte calo e risarcimenti nel complesso invariati in valore assoluto.

“È chiaro che i comportamenti virtuosi delle compagnie, che stanno operando sul mercato con logiche di price e non price competition – ha sottolineato Farina –, trovano un limite nel deterioramento dei risultati tecnici, che potrebbero determinare in futuro condizioni economiche non sostenibili nel lungo termine. Occorre, dunque, continuare a intervenire sui fattori che incidono sull’elemento determinante dei prezzi della Rc Auto, ossia il costo dei sinistri, che ancora oggi è significativamente più alto di quanto si riscontra nei principali Paesi europei”.

A questo proposito, ha osservato la presidente ANIA, il Ddl Concorrenza “avrebbe potuto farsi carico in misura più incisiva della lotta alle frodi e perseguire l’obiettivo di allineare la quantificazione del danno alla persona ai valori europei”.

Sul piano patrimoniale, il 2016 ha fornito “ulteriore conferma della solidità” dell’industria assicurativa italiana. Quello delle assicurazioni rimane peraltro il settore con il più alto livello di imposizione fiscale. “Oltre alla tassazione ordinaria – ha segnalato Farina – vi sono altre imposte particolarmente onerose, come quella sulle riserve matematiche (ossia sugli impegni delle compagnie nei confronti degli assicurati) che si traduce in un credito di imposta, oggi pari a circa 8 miliardi, di fatto irrecuperabile”.

A seguito della pubblicazione dei Solvency and Financial Condition Reports, fonte informativa sulla posizione patrimoniale e finanziaria delle imprese, l’associazione delle imprese assicurativa ha avviato un’iniziativa di analisi dei Report per il mercato italiano e per un campione selezionato di imprese estere. Nel complesso, per le nostre imprese emerge un indice di copertura del Solvency Capital Requirement “del tutto rassicurante” e pari a circa il 220%.

Anche i risultati dello stress test condotto da EIOPA lo scorso anno, ha inoltre affermato Farina, hanno confermato la solidità e l’affidabilità dell’industria assicurativa italiana. Le imprese del nostro Paese hanno evidenziato una capitalizzazione superiore alla media europea e si sono dimostrate “resilienti” anche negli scenari, molto severi, di prolungati bassi tassi di interesse e di duplice shock sui mercati finanziari.

La presidente ANIA ha poi dedicato un passaggio alla situazione lavorativa nel settore assicurativo, che nel 2016 ha dato occupazione – direttamente o indirettamente – a circa 300.000 persone. I dipendenti delle imprese assicuratrici sono 47.000 (complessivamente stabili rispetto al 2015). Farina ha inoltre ricordato come il 22 febbraio scorso sia stato rinnovato il CCNL per il personale dipendente non dirigente. Tra i principali temi oggetto dell’Accordo, la presidente ANIA ha voluto evidenziare “le innovazioni recate in tema di impianto contrattuale dei funzionari, di disciplina dell’orario di lavoro e di operatività all’interno dei Contact Center”.

Queste misure, secondo Farina, consentono “una maggiore fungibilità delle mansioni del personale interessato e più elasticità in tema di orario di lavoro”, favorendo, sul piano gestionale, “un reale ammodernamento del settore, con concrete possibilità di operare in termini più adeguati alle esigenze del mercato, secondo modalità più flessibili e con procedure più efficienti”.

Per quanto riguarda le modalità di vendita dei prodotti assicurativi, nel corso degli ultimi anni, nel nostro Paese (e in tutti gli altri Paesi europei) si è assistito alla diffusione di un modello distributivo multicanale. I dati del 2016 evidenziano che, nei rami Danni, gli agenti continuano a svolgere un ruolo cruciale (il 77,1% del mercato), seguiti dai broker, la cui quota (pari al 9,2%), tuttavia, risulta sottostimata in quanto non tiene conto degli affari che questa categoria di intermediari raccolgono ma che presentano alle agenzie e non direttamente alle imprese (quasi il 26% dei premi). Gli sportelli bancari e postali hanno un’incidenza del 5,5%; la vendita diretta dell’8%, di cui il 4,4% via internet e telefono. Nell’assicurazione vita il canale distributivo principale è rappresentato dagli sportelli bancari e postali (62,9%), seguiti dagli agenti (14,3%), dai consulenti finanziari abilitati (14%), dalla vendita diretta (8,2%) e dai broker (0,6%).

ANIA – ha affermato Farina, chiudendo la seconda parte della sua relazione – “continua a dedicare ai profili della distribuzione tutta l’attenzione necessaria” e per questo ha avviato una serie di iniziative di approfondimento sulle tematiche più rilevanti, fra cui un Osservatorio che vede la partecipazione di tutte le Associazioni degli intermediari assicurativi e finanziari.

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