Assemblea annuale ANIA 2017, nel mezzo di un cambiamento epocale

Maria Bianca Farina (2) Imc

Maria Bianca Farina (2) Imc

“Siamo nel mezzo di un cambiamento epocale che ha ovunque effetti dirompenti sulla vita sociale e politica, sul funzionamento delle imprese, sul comportamento dei consumatori. A costo di semplificare, possiamo individuarne le cause nella fortissima interconnessione delle economie e dei mercati di beni e servizi, nelle dinamiche demografiche, nella rivoluzione tecnologica”. Ha inizio così la relazione per l’Assemblea annuale ANIA 2017 della presidente dell’associazione della imprese assicurative, Maria Bianca Farina.

In questa prima parte ci concentreremo sui temi introduttivi del cambiamento in atto; nel corso dei prossimi giorni isoleremo invece la parte della relazione relativa alle considerazioni sui risultati economici dell’ultimo esercizio e quella in cui vengono affrontate le prossime sfide ed opportunità per il settore assicurativo.

La globalizzazione, ha ricordato Farina, è un trend in atto ormai da alcuni decenni. Ha reso le barriere geografiche e normative sempre meno rilevanti. Alcuni indicatori economici lo testimoniano con chiarezza: il valore degli scambi di beni e servizi a livello mondiale, ad esempio, era nel 2015 quasi raddoppiato rispetto a dieci anni prima. La maggiore interconnessione è andata di pari passo con una crescente volatilità dei mercati e per certi versi, ha affermato la presidente ANIA, “tutto questo ha accresciuto la vulnerabilità del sistema economico e finanziario mondiale nonostante siano aumentate le capacità di risposta e di coordinamento delle istituzioni nazionali e sovranazionali”.

La globalizzazione ha avuto effetti complessivamente positivi – favorendo la crescita del PIL pro capite, degli investimenti e dell’occupazione – ed ha anche contribuito alla riduzione delle disuguaglianze economiche a livello globale.

Secondo la presidente ANIA si tratta di un processo irreversibile, “anche se nei paesi occidentali si manifestano tendenze isolazioniste (rese evidenti dalla Brexit) che traggono alimento dalla crescente insicurezza delle classi medie, preoccupate dalla perdita di potere d’acquisto indotta dalla concorrenza internazionale”.

Il secondo tema macroeconomico introduttivo riguarda l’evoluzione demografica, che negli ultimi decenni indica una chiara tendenza all’aumento della popolazione. Il declino dei tassi di fertilità, ha segnalato Farina, è stato più che compensato dai progressi in campo medico e dal miglioramento degli standard di vita, che hanno ridotto significativamente la mortalità, soprattutto infantile, e contribuito a un aumento della speranza di vita. L’invecchiamento della popolazione è chiaramente destinato ad avere effetti profondi nei Paesi avanzati, incidendo sull’occupazione, sulla distribuzione del reddito, sui modelli di consumo e di risparmio, sul sistema di welfare.

Il terzo tema collegato al cambiamento riguarda l’evoluzione ed innovazione tecnologica, il cui ritmo è fortemente aumentato negli ultimi anni.  Il passaggio dal telefono al sito web – ha sottolineato la presidente ANIA –  ha richiesto molto più tempo di quanto necessario per l’evoluzione dal sito web agli smartphone. Cresce vertiginosamente il numero di persone connesse e il volume di informazioni disponibili: nel 2015 quasi un miliardo di persone aveva connessioni internazionali sui social media.

È alle porte una diffusione nella vita di tutti i giorni dell’intelligenza artificiale – ossia della capacità delle macchine di replicare le funzioni del cervello umano – e della robotica, che molti osservatori ritengono in grado di dar luogo alla quarta rivoluzione industriale.

L’evoluzione tecnologica, ha ammonito tuttavia Farina, ha già oggi un impatto dirompente sulla domanda e sull’offerta di lavoro, interessando in misura significativa e crescente anche le attività a più alta componente professionale e cognitiva, instillando un senso di insicurezza anche nelle fasce della società che si ritenevano più forti e garantite. Interi settori economici sono interessati dalle conseguenze dell’evoluzione tecnologica, con la comparsa di nuovi operatori, l’introduzione di nuove logiche gestionali, la necessità di approcci innovativi nei rapporti con la clientela.

Anche per il settore assicurativo “l’attuale catena del valore va rinnovata alla luce dei cambiamenti in corso. Per questo è bene perseguire sin da ora l’obiettivo di innovare radicalmente i modelli di business e di servizio, anche allo scopo di rispondere ai bisogni e ai nuovi modi di interazione delle generazioni più giovani”.

Ma quale è stato l’impatto del cambiamento sul nostro Paese? Secondo la presidente ANIA l’Italia ha mostrato, in questi anni, difficoltà a rimanere al passo con le sfide poste dalle grandi trasformazioni in atto. Il ritmo di espansione della nostra economia, pur in ripresa, è ancora contenuto nel confronto internazionale. Il Paese registra un livello del PIL inferiore a quello di inizio 2008; le principali previsioni indicano che, con gli attuali ritmi di crescita, il prodotto interno lordo tornerebbe ai livelli pre-crisi solo alla metà del prossimo decennio.

Il tessuto imprenditoriale – ha evidenziato ancora Farina – è costituito in larga parte da piccole e medie imprese: un aspetto che, da un lato, presenta gli indubbi vantaggi della flessibilità ma, dall’altro, comporta una competitività limitata sullo scenario globale e una ridotta capacità di “fare sistema” per sostenere le attività all’estero. La debolezza complessiva emerge dai dati relativi alle operazioni di acquisizione di imprese: nel 2016 l’ammontare di quelle estere in Italia è stato sei volte superiore al valore delle operazioni di imprese italiane all’estero.

Tutti dati che secondo la presidente ANIA attestano, da un lato, l’attrattività del nostro sistema imprenditoriale, ma dimostrano, dall’altro, la sua ridotta capacità di crescita per linee esterne.

Anche le dinamiche demografiche globali citate da Farina sono evidenti nel nostro Paese. L’Italia sta registrando sia una diminuzione della popolazione complessiva (nonostante flussi migratori positivi) sia un progressivo invecchiamento. La classe di età superiore ai 65 anni, che oggi pesa per il 22% sul totale, è attesa al 33% nel 2060. Il cambiamento demografico si accompagna con una forza lavoro sempre più anziana e a bassa alfabetizzazione digitale, nonché con una disoccupazione giovanile che permane ancora a livelli molto elevati.

E gli effetti di queste trasformazioni sono assai rilevanti sul nostro Welfare State, con una crescente incidenza delle componenti della spesa sociale più legate all’invecchiamento: le pensioni, la sanità, l’assistenza per la non autosufficienza.

Non va meglio sul fronte tecnologico, in cui l’Italia sconta un ritardo rispetto agli altri principali Paesi. Ad esempio, nella graduatoria DESI (Digital Economy Society Index), predisposta dalla Commissione europea per misurare i progressi tecnologici dei 28 Paesi membri, l’Italia occupa solo il quart’ultimo posto; meno di un italiano su due risulta avere “digital skills”. Nonostante questo, l’utilizzo di internet e degli smart phone è molto diffuso. “Le nuove generazioni – ha osservato Farina – dimostrano una notevole capacità di impiego degli strumenti digitali al fine di comunicare, creare contatti, informarsi, acquistare beni e servizi. Le interazioni fra imprese e clientela, dunque, anche nel nostro Paese sono destinate ad evolvere rapidamente, con effetti rilevanti sui modelli di business delle aziende di numerosi settori economici”.

Per la presidente ANIA è quindi urgente proseguire lungo un percorso di riforma volto a rafforzare le prospettive di stabilità e di sviluppo. La crescita internazionale si sta consolidando e occorre affrettarsi per agganciarla; nell’area Euro, l’aumento del PIL dovrebbe essere prossimo al 2% nel 2017, come non accadeva da tempo. La politica monetaria ultra-espansiva è destinata a concludersi con il miglioramento delle prospettive economiche, ponendo così termine a un periodo eccezionalmente favorevole per il costo del debito pubblico.

Le riforme varate negli ultimi anni hanno avuto effetti positivi, ma permangono fattori strutturali che devono essere superati per favorire una crescita più rapida e robusta. Secondo Farina occorre stabilità nell’azione di Governo, maggiore efficienza nei servizi pubblici, soprattutto quelli locali, una più veloce giustizia civile, un più efficace contrasto dei comportamenti illeciti.

Servono “un rilancio delle infrastrutture e dell’innovazione tecnologica, per colmare un gap con i maggiori partners europei che è tuttora molto elevato, una scuola che sappia valorizzare il merito e preparare al mondo del lavoro, una fiscalità che non penalizzi i fattori produttivi e, di conseguenza, la competitività”.

È necessario, inoltre, un aumento delle risorse dedicate alla ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente e alla prevenzione dei rischi catastrofali, nonché un sistema di welfare che sia in grado di far fronte ai nuovi bisogni di una popolazione che invecchia.

Il ritorno a condizioni di crescita più sostenuta, ha rilevato ancora la presidente ANIA, non può che avvenire in un contesto di maggiore integrazione europea: “Non tutto funziona bene nell’Europa che conosciamo oggi; molto deve essere fatto per migliorare la governance delle istituzioni e ridurre la rigidità di alcune regole. Siamo però convinti che al di fuori dell’Europa non ci sia un futuro di crescita e di benessere per il nostro Paese. Dobbiamo, dunque, operare per rafforzare l’Unione e l’integrazione europea, soprattutto nell’attuale fase di forti spinte centrifughe e tensioni di natura geopolitica”.

In un disegno di riforme per la crescita, ha segnalato la presidente ANIA, concludendo la parte introduttiva della sua Relazione, l’industria assicurativa italiana “intende fare la sua parte, nel ruolo di primario investitore istituzionale e come riferimento per la protezione di famiglie e imprese”.

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