Assemblea annuale ANIA 2017, sfide ed opportunità per il settore assicurativo

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Nel terzo ed ultimo articolo dedicato alla relazione per l’Assemblea annuale ANIA 2017, andiamo ad analizzare quanto la presidente dell’associazione della imprese assicurative, Maria Bianca Farina, ha affermato riguardo le sfide le opprtunità che attendono il settore assicurativo nel prossimo futuro (anche immediato).

Le sfide da affrontare e le opportunità da cogliere sono numerose, ma la presidente ANIA ha evidenziato, quali principali quelle che riguardano il gap di protezione, la promozione del risparmio di lungo termine, l’innovazione del modello di business e di servizio.

Colmare il gap di protezione

Nel nostro Paese, ha evidenziato Farina, esiste un gap di protezione molto ampio rispetto a quanto si riscontra all’estero; sono ancora poco diffuse le coperture assicurative contro i rischi del lavoro, della famiglia, della salute, del patrimonio. Il peso dei premi danni non auto rispetto al PIL, pari grosso modo all’1%, è meno della metà o addirittura meno di un terzo rispetto ad altri grandi Paesi europei.

L’associazione delle imprese assicurative è quindi convinta “che sia necessario attuare un sistema integrato fra pubblico e privato che consenta una gestione più equa ed efficiente dei vari tipi di rischio. Il settore assicurativo da tempo si è dichiarato pronto a questa sfida”.

a) La previdenza

I trend demografici in corso e le riforme del sistema pensionistico obbligatorio realizzate negli ultimi 25 anni, ha osservato la presidente ANIA, hanno reso sempre più evidente la necessità di sviluppare il settore della previdenza complementare. Le misure varate in materia di APE (Anticipo pensionistico) e RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata) mirano a ripristinare un certo grado di flessibilità nelle opzioni a disposizione dei lavoratori, ma “c’è ancora molto da fare in tema di previdenza complementare”.

Gli iscritti al sistema integrativo nel nostro Paese sono meno di 8 milioni e le adesioni sono ancora scarse proprio tra i lavoratori con bisogni di welfare maggiori, come i giovani, le donne, i dipendenti delle piccole e medie imprese. Secondo Farina è quindi evidente come occorra favorire ulteriormente le adesioni ed avvicinare il risparmio finanziario delle famiglie a questa forma di previdenza: “Nel 2016, ad esempio, su 4.168 miliardi di risparmio finanziario solo 151 miliardi sono stati destinati dagli italiani alla previdenza complementare Si tratta di un’allocazione inefficiente della ricchezza, che va assolutamente corretta per evitare un ulteriore ampliamento del gap pensionistico”.

Per rilanciare le adesioni alla previdenza complementare – rileva la presidente ANIA – occorre, innanzitutto, accrescere la consapevolezza dei lavoratori in merito ai propri bisogni previdenziali. In questa ottica si inquadra l’iniziativa della “busta arancione”, avviata nei mesi scorsi dall’INPS.

Da un’indagine specifica svolta di recente dall’associazione, è emerso come l’iniziativa in questione sia stata valutata positivamente dai lavoratori. Coloro che hanno ricevuto la “busta” o hanno consultato direttamente il sito INPS mostrano una migliore conoscenza della propria situazione e una maggiore consapevolezza dei bisogni previdenziali. Dall’indagine è inoltre emersa un’ampia dispersione fra i soggetti cui gli italiani ritengono di potersi rivolgere per avere informazioni e soluzioni in campo previdenziale. “L’ambizione delle nostre imprese e delle loro reti – ha chiarito Farina – deve essere quella di diventare il principale interlocutore dei lavoratori che cercano le soluzioni integrative più evolute. Occorre innovare sul fronte della comunicazione: soprattutto verso i più giovani serve un linguaggio diretto, semplice, trasparente, che faccia capire con chiarezza l’importanza di avviare sin dai primi anni di lavoro un piano di integrazione pensionistica”.

Oltre alle iniziative di informazione, secondo la presidente ANIA sono però necessarie altre misure; tra queste, la revisione di alcune norme fiscali: dalla revisione della tassazione sui rendimenti (per allinearsi ai Paesi europei che la prevedono solo al momento della prestazione) all’adeguamento sul limite di deducibilità (fermo a 5.164 Euro da oltre vent’anni). Sarebbe inoltre importante creare un sistema aperto della previdenza complementare, “nel quale il lavoratore sia libero di scegliere in ogni momento la forma previdenziale, garantendo sempre il versamento del contributo del datore di lavoro”.

Tutte queste, ha affermato Farina, sono misure “che faciliterebbero l’accumulo di risparmio previdenziale, a garanzia di un futuro più sereno per i lavoratori, specie quelli più giovani”.

b) La sanità

La spesa sanitaria complessiva è stata pari nel 2016 a circa 149 miliardi di euro, quasi il 9% del PIL. Di questi, circa tre quarti (112,5 miliardi) sono relativi alla spesa pubblica e i restanti 37 miliardi a quella privata. A fronte di una spesa sanitaria pubblica in valori assoluti sostanzialmente ferma negli ultimi anni, è in crescita quella privata.

A differenza degli altri Paesi europei, ha evidenziato Farina, non esiste una chiara linea di demarcazione fra l’intervento pubblico e quello privato, “per cui i cittadini si trovano a dover sostenere di tasca propria anche spese per servizi sanitari che comunque sarebbero offerti dal sistema pubblico”.

Secondoi la presidente ANIA, ne deriva “una situazione poco efficiente, con un elevato livello della spesa “out-of-pocket” e un peso contenuto della spesa privata mutualizzata: le forme sanitarie integrative, incluse le assicurazioni, rappresentano infatti in Italia solo il 9% della spesa privata, a fronte di valori sensibilmente più elevati in altri Paesi europei (ad esempio, in Francia è il 67%)”.

Occorre quindi “un nuovo sistema in cui, accanto alle prestazioni pubbliche a carattere universale, si rafforzino forme sanitarie integrative, con una chiara definizione degli aspetti di intervento pubblico e privato; un sistema che incentivi la spesa sanitaria mutualizzata, sia a livello collettivo sia a livello individuale; un sistema, infine, che tratti allo stesso modo, dal punto di vista fiscale, le varie forme della sanità integrativa”.

Un maggior ricorso a forme sanitarie integrative, ha chiarito la presidente ANIA, si potrebbe favorire rafforzando il ruolo della contrattazione collettiva, anche in materia di protezione contro il rischio di perdita dell’autosufficienza, come già prevedono le disposizioni della legge di bilancio 2017 sul welfare aziendale. E le misure fiscali di favore “dovrebbero essere applicate a tutti, non solo ai lavoratori dipendenti”.

Su questi temi, ha evidenziato Farina, ANIA ha effettuata un’approfondita riflessione, nella quale sono stati coinvolti i diversi stakeholders “per un confronto trasparente e informato”. L’obiettivo “è quello di formulare proposte che consentano l’elaborazione di policy volte a salvaguardare il carattere universale della sanità pubblica, a rendere più efficiente la spesa tramite l’integrazione con la sanità privata, a recuperare posizioni nel confronto internazionale in termini di qualità delle cure e benessere dei cittadini”.

c) Le calamità naturali

Il nostro Paese, ha ricordato la presidente ANIA, è caratterizzato da un territorio altamente esposto agli eventi catastrofali. Da recenti indagini risulta che circa il 40% delle abitazioni è costruito in zone classificate ad alto rischio sismico e più della metà dei Comuni italiani è esposto a un rischio elevato di frane o alluvioni.

Ad aggravare lo scenario, secondo Farina, vi è la situazione del nostro patrimonio abitativo, che, per la carenza di interventi di messa in sicurezza, risulta altamente vulnerabile. Un patrimonio, inoltre, poco assicurato: circa il 40% delle abitazioni è coperto contro l’incendio; di queste, solo il 5% ha l’estensione di copertura contro il rischio sismico o alluvionale.

Negli ultimi anni lo Stato ha sostenuto in media una spesa di oltre tre miliardi di Euro per la ricostruzione a seguito di un evento catastrofale. Come ha sottolineato Farina, “se quella cifra fosse stata spesa, nel tempo, in misure di prevenzione del rischio, avremmo limitato il numero delle vittime e l’entità dei danni al territorio”. La prevenzione, dunque, dicenta l’aspetto cruciale: ANIA è convinta, ad esempio, che l’introduzione di una copertura assicurativa obbligatoria per le nuove costruzioni potrebbe favorire il rispetto dei migliori standard di sicurezza.

Guardando oltre la ricostruzione, per la presidente ANIA è necessario pensare a come mettere in sicurezza l’intero patrimonio abitativo italiano, “superando un modello di intervento ex-post che si è rivelato – sino ad oggi – dispendioso e inefficiente”. La soluzione, secondo Farina, “è a portata di mano, come indicano le esperienze di Paesi a noi molto vicini (Francia e Spagna, ad esempio), e consiste nel creare un sistema misto, pubblico e privato, per la gestione ex-ante dei rischi catastrofali. Un sistema che garantisca tempi ragionevoli di risarcimento del danno, trasparenza nelle procedure, un focus adeguato sulla prevenzione”.

ANIA ha elaborato, insieme alle imprese associate, un modello di schema assicurativo per la copertura delle abitazioni “che garantisce premi accessibili alla collettività attraverso l’adozione di misure di mutualità fra i diversi rischi e l’intervento dello Stato quale garante di ultima istanza”.

L’associazione ribadisce la propria piena disponibilità al confronto sul merito delle proposte, ma ammonisce allo stesso tempo: “non possiamo permetterci è di rinviare ancora al futuro la soluzione di un problema che rappresenta un primario fattore di vulnerabilità del territorio e per l’intera società”.

Promuovere il risparmio di lungo termine

Per quanto riguarda il risparmio di lungo termine, Farina ha ricordato come la normativa sui piani individuali di risparmio (PIR) approvata con la legge di bilancio 2017, rappresenti uno sviluppo positivo del mercato, oltre a soddisfare una forma di indirizzo degli investimenti verso il finanziamento dell’economia reale. Per il successo dei PIR, secondo la presidente ANIA, “è molto importante che si sviluppi un mercato efficiente e che si ampli lo spettro degli asset a sostegno dell’economia italiana utilizzabili come sottostanti”.

Farina ha però evidenziato come le imprese del settore si sarebbero aspettate dal legislatore una maggiore attenzione verso il risparmio assicurativo. “Si è ancora in attesa – ha puntualizzato la presidente ANIA – dei chiarimenti interpretativi ad opera delle Autorità competenti, chiarimenti indispensabili per superare le criticità relative all’operatività dei PIR attuati per il tramite di prodotti assicurativi. Inoltre, andrebbe allineato al trattamento dei fondi pensione (come previsto dalla cosiddetta “manovrina” del 2017) quello delle gestioni di ramo I che investono nei PIR. Andrebbero anche pensate misure che favoriscano il risparmio e l’investimento a medio-lungo termine da parte dei giovani, da affiancare o integrare con i già esistenti strumenti di previdenza complementare”.

La presidente ANIA ha poi affrontato le tendenze in atto nelle assicurazioni Vita, rilevando come vi siano cambiamenti in atto nel corso di questa prima parte del 2017: “In uno scenario prolungato di bassi tassi di interesse, è sempre più difficile per le nostre imprese offrire prodotti garantiti, il cui costo in termini di assorbimento e volatilità del capitale risulta molto elevato. È necessario, dunque, ripensare l’offerta tradizionale, se si vuole che l’assicurazione continui a essere in grado di offrire prodotti con bassa volatilità e rendimenti confrontabili con quelli di altri strumenti di risparmio”.

Per raggiungere questo obiettivo, ha sottolineato Farina, occorre introdurre maggiore flessibilità rispetto alle garanzie da assumere e nell’attribuzione dei risultati finanziari agli assicurati. Per questo motivo l’associazione ha elaborato una serie di proposte “che, tutelando pienamente i risparmiatori, creano le condizioni affinché le imprese possano continuare a svolgere il loro ruolo”.

Proposte sulle quali è in atto un confronto con l’IVASS “al fine di individuare soluzioni condivise ed equilibrate, salvaguardando l’integrità del mercato, le esigenze dei consumatori e il profilo distintivo del risparmio assicurativo, così apprezzato dagli italiani”.

Innovare i modelli di business e di servizio

La presidente ANIA ha poi affrontato la questione relativa all’innovazione dei modelli operativi e di servizio, una sfida che l’industria assicurativa deve cogliere alla luce dei cambiamenti in atto a livello economico e sociale. Secondo Farina, si registrerà infatti una profonda innovazione nei rapporti con la clientela, sempre più basati sulle nuove tecnologie, che renderanno l’interazione molto più frequente e diretta. Diventerà disponibile una massa di dati molto maggiore rispetto ad oggi, il che renderà necessario che le imprese si dotino degli strumenti utili per una gestione ottimale delle informazioni.

E quest’ultimo, per la presidente ANIA, è un punto decisivo: per fare il salto di qualità non bastano i dispositivi, ma ciò che realmente serve è la capacità di lettura e gestione del dato, dei cosiddetti Big Data.

“Grazie a un miglior utilizzo dei dati e della tecnologia – ha rilevato Farina – si delinea un nuovo ruolo delle assicurazioni, che passeranno dall’avere una funzione tradizionale di prevenzione, in cui sostanzialmente informano le persone sui rischi che corrono, a un vero e proprio modello di “life-style coach”, che indirizza abitudini e comportamenti verso stili di vita più sani, consapevoli e responsabili. Lo si è già sperimentato con la diffusione delle scatole nere e la conseguente riduzione del numero delle vittime di incidenti stradali, il che ha una valenza sociale ed economica enorme”.

Questo è ancora più vero con riguardo alle nuove generazioni. Sul piano economico, la categoria dei cosiddetti “millennials” è contraddistinta da un elevato tasso di disoccupazione, dal fatto che il mercato del lavoro non offre più le stesse garanzie del passato, da percorsi lavorativi comunque meno lineari e stabili. Percepiscono, sotto questo profilo, un livello di incertezza molto elevato. Sul piano sociale, quello che maggiormente caratterizza le nuove generazioni è l’utilizzo costante delle tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione, che hanno mutato, di conseguenza, le modalità di interazione sociale, il rapporto con la politica ed i modelli culturali.

Una ricerca demoscopica commissionata a livello europeo dall’associazione ha confermato il crescente utilizzo da parte dei giovani dei canali alternativi rispetto a quelli tradizionali, a cominciare dal web e dai social media. Dalla ricerca è emersa inoltre una scarsa conoscenza delle soluzioni assicurative “a fronte di un bisogno di protezione – della salute, del lavoro, della casa – particolarmente sentito”.

“È quindi più che mai evidente – ha evidenziato ancora Farina – che l’industria assicurativa è chiamata a significativi investimenti in innovazione nelle modalità di comunicazione, nonché nell’ambito dell’offerta, dell’organizzazione e della distribuzione. Un’industria assicurativa al passo con i tempi, in grado di dialogare e offrire soluzioni coerenti con le preferenze, gli atteggiamenti, la cultura dei nostri giovani, rappresenta un attore importante nel garantire protezione e stabilità in una fase di grande cambiamento economico e sociale”.

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