Assemblea Assofondipensione: Fondi pensione negoziali, aumentano iscritti e patrimonio

Assofondipensione - Asssemblea Annuale 2017 - Giovanni Maggi Imc

Assofondipensione - Asssemblea Annuale 2017 - Giovanni Maggi Imc

Presentato il Rapporto 2017: Adesioni in crescita del 12,7% negli ultimi tre anni. Rendimenti: +29,1% la media degli ultimi cinque anni (2012-2016) contro l’8,9% di rivalutazione del Tfr. Educazione previdenziale e comunicazione per stimolare nuove iscrizioni. Partono i primi investimenti nell’economia reale

Sono 32 i fondi, due milioni e 670 mila i lavoratori aderenti, oltre 47 miliardi di Euro le risorse accumulate per le future prestazioni, la raccolta netta è in crescita e i rendimenti nel medio-lungo periodo sono nettamente superiori alla rivalutazione del Tfr: è questo il quadro che emerge dal “Rapporto sui fondi pensione negoziali 2017”, presentato oggi a Roma in occasione dell’Assemblea annuale di Assofondipensione, cui sono intervenuti, tra gli altri, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, il sottosegretario del ministero dell’Economia e delle Finanze Pierpaolo Baretta, il responsabile Servizio Politiche Previdenziali della Uil Fabio Porcelli e il presidente della COVIP Mario Padula. I lavori si sono aperti con la relazione del presidente di Assofondipensione Giovanni Maggi (nella foto) e chiusi con le conclusioni del vicepresidente Roberto Ghiselli.

Rilanciare le adesioni

Negli ultimi tre anni, “anche grazie all’adesione contrattuale generalizzata introdotta per via contrattuale in alcuni settori”, gli iscritti ai fondi pensione istituiti su base nazionale o regionale sono aumentati del 12%. “Nonostante lo sviluppo dei fondi pensione rappresenti un’esperienza di successo – ha sostenuto Maggi – non si può tuttavia trascurare che oggi sono iscritti meno di un terzo dei lavoratori potenzialmente aderenti, nonostante una previdenza pubblica non più in grado di garantire trattamenti pensionistici adeguati”.

Per questo l’Associazione ha posto tra i temi centrali dell’Assemblea quello della crescita dimensionale dei fondi, “obiettivo da perseguire con iniziative che favoriscano l’incremento degli iscritti e conseguentemente dei patrimoni gestiti: a partire dall’educazione previdenziale e dalla comunicazione, per rilanciare le adesioni e accrescere la consapevolezza dell’importanza di aderire alla previdenza complementare, anche fungendo da stimolo per il Governo e i Ministeri competenti per una ripresa dell’informazione a livello istituzionale”.

Investire nell’economia reale

L’altro tema di grande rilevanza che Maggi ha affrontato nella sua relazione è stato quello degli investimenti nell’economia reale. “I fondi negoziali – ha sostenuto il presidente di Assofondipensione – sono ormai investitori istituzionali maturi, capaci di essere doppiamente utili all’economia del Paese: da una parte come collettori del risparmio previdenziale, dall’altra come finanziatori dell’economia produttiva. Tenendo in considerazione gli incentivi fiscali introdotti dalla recente normativa, l’Associazione si propone di trovare una sintesi di sistema che crei le condizioni per consentire ai fondi pensione di destinare, liberamente e volontariamente, almeno una parte del risparmio previdenziale al finanziamento dell’economia reale e allo sviluppo infrastrutturale. Ciò in cambio di buoni rendimenti e adeguate condizioni di controllo del rischio per gli aderenti”.

Secondo l’Associazione, “la spirale virtuosa è già stata avviata”. Sette fondi pensione negoziali hanno investito o hanno intrapreso i primi passi per investire nell’economia reale, tramite fondi di investimento o mandati specializzati. Al 30 giugno 2017 l’ammontare complessivo degli investimenti già effettuati attraverso strumenti specializzati in private debt, private equity, infrastrutture ed energie rinnovabili ammonta a 122,5 milioni di Euro, pari allo 0,3% degli investimenti diretti e in gestione totali dei fondi pensione. L’impegno complessivo assunto è pari a 331,7 milioni di Euro, di cui 181,7 in Italia. La quota maggiore va agli investimenti in private debt (74,1%), seguiti dal private equity (16%), dalle energie rinnovabili (7,2%) e dall’housing sociale (2,8%).

I rendimenti dei fondi pensione negoziali

Nei primi sei mesi del 2017 il rendimento medio dell’insieme dei fondi pensione negoziali è stato dello 0,9%, non lontano dal tasso di rivalutazione del Tfr (+1,1%). Il risultato, hanno evidenziato da Assofondipensione, è stato influenzato dall’andamento negativo nel semestre del mercato obbligazionario.

Nel medio-lungo periodo la performance dei fondi pensione negoziali supera ampiamente la rivalutazione del Tfr. Dal 2008 al giugno 2017 il rendimento medio è stato del 36,5%, mentre il Tfr si è rivalutato del 22,5%. Considerando l’arco temporale degli ultimi cinque anni, dal 2012 al 2016, il divario è ancora più netto: +29,1% per i fondi pensione negoziali contro l’8,9% di rivalutazione del Tfr.

Dove investono i fondi pensione negoziali

A fine giugno 2017 gli investimenti diretti e indiretti ammontano a 47,3 miliardi di Euro. Il 45,9% è investito in titoli di Stato, il 20,4% in azioni e altri titoli di capitale, il 17,6% in obbligazioni, l’8% in fondi comuni e Etf, il 7,2% in depositi bancari e il restante 0,9% in altre attività. Rispetto a fine 2016 si è ridotta notevolmente la quota di titoli di Stato (era il 55,1%) a favore di una maggiore presenza in portafoglio di obbligazioni, azioni e altri titoli di capitale, fondi e depositi bancari.

A fine 2016 il 32,3% degli investimenti dei fondi pensione negoziali era allocato in Italia, il 46,6% in altri Paesi dell’Unione Europea, il 20,7% in altri Paesi dell’Ocse e lo 0,4% in Paesi al di fuori dell’Ocse. Degli investimenti in Italia la stragrande maggioranza è rappresentata da titoli di Stato (83,5%), seguiti da depositi bancari (9,3%), obbligazioni (3,8%), azioni (3,3%), quote di fondi e Etf (0,1%) e dai depositi bancari (9,3%). Questo significa che poco meno di un miliardo di euro risulta investito dai fondi pensione negoziali in aziende italiane tramite l’acquisto di titoli di capitale o titoli di debito.

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