Assemblea Assofondipensione, i progetti per lo sviluppo della previdenza complementare in Italia

Salvadanaio - Risparmio - Previdenza Imc

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La relazione del presidente Giovanni Maggi: 30 fondi, tre milioni di lavoratori iscritti, 51 miliardi di Euro di patrimonio. Rendimenti nel lungo periodo superiori alla rivalutazione del Tfr: 3,1% contro 2,1%. Costi più bassi del settore: 0,4% contro 1,2% dei fondi pensione aperti e 2,2% dei piani assicurativi individuali. Piano di educazione previdenziale per il rilancio delle iscrizioni: solo un giovane su tre opta per la pensione integrativa, molte categorie di lavoratori ancora escluse. Allargamento dei servizi di welfare e delle coperture dei rischi. Iniziativa consortile tra fondi per destinare parte degli investimenti all’economia produttiva e alle infrastrutture

Giunti alla soglia dei tre milioni di iscritti, superati i 50 miliardi di patrimonio, i fondi pensione negoziali “sono pronti ad assumere un ruolo determinante nella diffusione e nel potenziamento della previdenza complementare in Italia, ampliandone la funzione nel sistema del welfare e guidando il processo virtuoso di indirizzo del risparmio privato verso investimenti nell’economia produttiva e nelle infrastrutture del Paese”.

I risultati, le prospettive e i progetti di Assofondipensione, l’associazione nata nel 2003 per opera delle principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori (Confindustria, Confcommercio, Confservizi, Confcooperative, Legacoop, Agci, Cgil, Cisl, Uil e Ugl), sono stati illustrati oggi a Roma dal presidente Giovanni Maggi nella sua relazione all’Assemblea annuale dei fondi negoziali.

Nella manovra 2019 non sono previsti interventi strutturali a favore della previdenza integrativa, nonostante le richieste delle associazioni di rappresentanza, delle parti sociali e della stessa Autorità di Vigilanza. Alle istituzioni e al nuovo Governo il presidente di Assofondipensione ha ribadito in Assemblea la richiesta di un “confronto urgente per costruire un provvedimento organico e complessivo in tema di previdenza complementare, con visione chiara degli obiettivi e degli strumenti a disposizione, partendo dallo stato dell’arte attuale e dalle modifiche che stanno coinvolgendo il mondo del lavoro, il sistema di welfare, i mercati finanziari”.

I numeri dei fondi pensione negoziali: Iscritti, rendimenti, costi

I fondi pensione negoziali associati ad Assofondipensione sono trenta. A fine settembre 2018, con 155.000 nuove adesioni nel corso dell’anno (+5,5%), il numero complessivo degli iscritti è arrivato alla soglia dei tre milioni. Alla stessa data il patrimonio, in crescita del 3,5%, superava i 51 miliardi. Del totale della previdenza complementare in Italia (circa otto milioni di iscritti alle diverse tipologie di fondi e strumenti assicurativi, con 167,2 miliardi di risorse) i fondi negoziali “costituiscono quindi una parte rilevante”.

“Seppure incoraggianti, i dati segnalano che l’Italia continua a patire un ritardo molto marcato sul versante della pensione integrativa – ha osservato il presidente di Assofondipensione –. Ne sono rimasti fuori soggetti con minore capacità di reddito, come lavoratori atipici e autonomi e piccola impresa. In particolare, a causa della precarietà del lavoro e della mancanza di retribuzioni congrue, restano al palo i giovani: a fine 2017 solo il 19% degli under 34 aveva optato per la previdenza complementare, oltre un terzo in meno rispetto alle fasce più anziane”.

Seppure penalizzati nel corso del 2018 dalle perdite in conto capitale scaturite dal rialzo dei rendimenti obbligazionari, i rendimenti , ha sottolineato Maggi, hanno avuto un andamento largamente positivo sul lungo periodo, superando nettamente la rivalutazione del trattamento di fine rapporto: da fine 2007 a fine settembre 2018 la performance risulta infatti del 3,1%, a fronte di una rivalutazione media annua composta del TFR del 2,1%.

Sul fronte dei costi, i fondi pensione negoziali, secondo i dati della COVIP (l’Autorità di vigilanza), risultano meno onerosi sia dei fondi pensione aperti, sia dei PIP, i piani assicurativi individuali: l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) relativo al periodo 2008-2017 è in media dello 0,4% per i fondi negoziali, contro l’1,3% per i fondi pensione aperti ed il 2,2% per i PIP.

Fondi negoziali e welfare

Nella sua relazione il presidente di Assofondipensione ha prospettato “un’estensione più significativa delle funzioni dei fondi pensione, con la previsione, accanto alla capitalizzazione individuale, di spazi dedicati alla copertura di bisogni più ampi di welfare: strumenti di polizza long term care che coprono dal rischio di non autosufficienza; strumenti di life-cycle, peraltro già utilizzati presso alcuni fondi pensione negoziali, che sono programmi di investimento impostati sui comparti esistenti che, a scadenze predeterminate, trasferiscono in maniera automatica la posizione maturata e i contributi futuri al comparto più adatto in funzione del tempo mancante alla data di pensionamento”.

“Accanto alla principale finalità previdenziale, i fondi negoziali – ha inoltre sostenuto Maggi – potrebbero inoltre presidiare e provvedere alla copertura di altri rischi quali, ad esempio, il caso morte, l’invalidità o la perdita dell’impiego”.

Rilancio delle adesioni alla previdenza complementare

Assofondipensione, ha annunciato Maggi all’Assemblea, intende farsi promotrice di un forte rilancio dell’attività di comunicazione e informazione sui temi della previdenza complementare. “In questo senso – ha spiegato – ci stiamo muovendo con il progetto “Rafforzare la previdenza complementare. Promuovere le adesioni ai fondi negoziali” che prevede, con una prospettiva temporale di medio periodo, una serie di iniziative da sviluppare nel rapporto con le Istituzioni, in sede contrattuale e attraverso l’azione del sistema Assofondipensione (l’Associazione, i singoli fondi, le Parti sociali ad ogni livello), nella logica dell’integrazione fra i diversi ambiti dell’iniziativa e dei soggetti coinvolti, per realizzare informazione previdenziale e finanziaria volta a favorire un’adesione consapevole”.

Per le attività di “alfabetizzazione previdenziale”, soprattutto verso i più giovani, Maggi ha salutato positivamente, “per il ruolo che potrà esercitare”, la recente costituzione del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, diretto dalla professoressa Annamaria Lusardi, intervenuta in Assemblea per illustrare attività e obiettivi del nuovo organismo.

Investimenti nell’economia reale

I fondi negoziali, ha sostenuto il presidente di Assofondipensione, “sono ormai diventati investitori istituzionali maturi, capaci di essere utili a doppio senso di marcia per l’economia del Paese: da una parte, come collettori del risparmio previdenziale, dall’altra come finanziatori dell’economia nazionale, promotori di un circolo virtuoso teso alla crescita. L’Associazione, al riguardo, si propone di trovare una sintesi di sistema che crei le condizioni per consentire ai fondi pensione di destinare, liberamente e volontariamente, almeno una parte del risparmio previdenziale al finanziamento dell’economia reale e allo sviluppo infrastrutturale. Ciò in cambio di buoni rendimenti e adeguate condizioni di controllo del rischio per gli aderenti”.

“A tal fine – ha specificato Maggi – è in fase di definizione il Progetto sugli investimenti, finalizzato a creare un’iniziativa consortile tra i fondi pensione interessati a realizzare investimenti che possano avere ricadute nell’economia reale, attraverso la creazione di un bando comune per la selezione di advisor/gestori finanziari specializzati in investimenti alternativi e un supporto per il controllo del rischio di tali investimenti. È già stato avviato un tavolo di lavoro che sta valutando i dettagli di un Progetto sulle diverse opzioni di investimento per i fondi pensione negoziali, sulla tipologia degli strumenti utilizzabili e le modalità possibili di intervento”.

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