“Asset diversificati e servizi di qualità, così i promotori tornano a crescere”

Promotori finanziari - Studio associato Imc

Promotori finanziari - Studio associato Imc

(Fonte: Repubblica Affari & Finanza)

Il 2014 sarà il primo anno in cui il saldo netto tra nuove iscrizioni e cancellazioni sarà positivo. Maurizio Bufi, presidente dell’Anasf, invita ad altre sfide

«Il 2014 sarà il primo anno, dopo lungo tempo, in cui il saldo netto tra nuove iscrizioni e cancellazioni sarà positivo». Cresce il numero di promotori finanziari, lo dicono i dati di fine novembre dell’osservatorio dell’Albo dei Promotori Finanziari e lo conferma Maurizio Bufi, presidente dell’Anasf, l’associazione nazionale dei promotori finanziari. «È un dato da sottolineare, perché anche negli scorsi anni c’era stato un numero elevato di nuovi ingressi, ma le cancellazioni erano state superiori, per cui il numero di iscritti totali all’albo era diminuito; siamo arrivati fino alla soglia delle 50mila unità, a ottobre di quest’anno, invece, avevamo quasi raggiunto quota 53 mila. Questa crescita è dovuta anche alla rinnovata attenzione delle banche nei confronti delle reti di promozione e di consulenza: due terzi delle nuove iscrizioni provengono dal mondo bancario. Tutto questo si è riverberato in parte sulle iscrizioni alla nostra associazione, aumentate a loro volta. E’ un dato positivo anche questo».

Di positivo c’è anche l’andamento delle reti di promozione in questo 2014.

«Direi proprio di sì, i numeri lo stanno a dimostrare. Sono dati molto positivi in termini di raccolta, ma anche per la qualità della raccolta: gran parte dei flussi sono ascrivibili al risparmio gestito, ma è una raccolta che ha, al suo interno, componenti di risparmio amministrato e componenti di natura previdenziale-assicurativa, in un approccio di diversificazione degli asset in funzione del ciclo di vita del cliente. Quindi un 2014 positivo, che peraltro si è sviluppato su un 2013 a sua volta positivo. Vedremo se la tendenza proseguirà, io credo di sì».

E’ stato un anno intenso anche per le tematiche previdenziali della categoria.

«Abbiamo portato avanti la nostra battaglia, mi piace definirla così, nei confronti di Enasarco, un solco che attraversa tutta la storia della nostra associazione degli ultimi venti anni. C’è una nostra forte posizione nei confronti dell’ente che gestisce la nostra previdenza integrativa, per le note vicende che lo hanno riguardato. Più di recente abbiamo espresso perplessità, se non critiche aperte, al nuovo statuto che la fondazione Enasarco ha proposto al Ministero del Lavoro. Ci siamo detti assolutamente disponibili dal punto di vista dell’apertura alle nuove modalità elettive e di governance, ma anche molto, molto, perplessi su alcuni paletti e sbarramenti inseriti, a nostro parere, del tutto inopportunamente. Ma questo è un tema ancora tutto aperto».

E sul fronte normativo?

«C’è la recentissima conclusione della fase di consultazione del documento di Banca d’Italia e Consob sul tema delle remunerazioni. Una normativa studiata per il mondo bancario, concepita e sviluppata per ridurre al minimo i rischi reputazionali e di distorsione del mercato dovuti alle remunerazioni del top management e che inopportunamente aveva coinvolto il mondo dei promotori finanziari. La Banca d’Italia ha sostanzialmente accolto le nostre riflessioni: i promotori per loro natura hanno un rapporto con i soggetti abilitati per conto dei quali operano che è diverso dal rapporto di natura dipendente tipico del mondo bancario e non sono, di per sé, soggetti rilevanti, quelli che la normativa definisce risk taker».

Non si è concluso, invece, l’iter sull’albo unico dei consulenti finanziari.

«Sembrava cosa fatta, poi l’iter si è interrotto, ma è ancora all’ordine del giorno e alla nostra attenzione, perché riteniamo che sia un processo ormai tracciato, ineluttabile per certi aspetti. Ci auguriamo che venga varato quanto prima, se non in questo breve volgere di tempo da qui alla fine dell’anno, sicuramente nel corso del 2015».

C’è poi alle porte il recepimento della MiFid2.

«E’ un tema che ci vedrà impegnati per tutto il 2015 e per buona parte del 2016. L’attività di recepimento non è un’attività banale, il semplice copia e incolla dalla normativa europea a quella nazionale, ci saranno una serie di passaggi che andranno monitorati, anche per quello che riguarda la nostra attività. Sarà un banco di prova molto importante per i rapporti con autorità di riferimento e legislatore».

Difficile non chiedere un commento sulla quotazione dei fondi in Borsa.

«La normativa di riferimento è pressoché ultimata con gli adempimenti di Banca d’Italia e Consob, vedremo poi se la normativa attuativa sarà veramente funzionale al mercato, se prenderà piede o meno la quotazione dei fondi. Io mi limito a osservare una cosa: rispetto a questi processi che sono, anche in questo caso, ineluttabili, riteniamo che la quotazione dei fondi di per sé non rappresenti un problema e, men che meno, una minaccia per le reti di promotori e di consulenti finanziari. Se e quando ci saranno delle società che per il loro modello di servizio, per il loro core-business decideranno di quotare i loro fondi in borsa, probabilmente si rivolgeranno a una nicchia di mercato, a investitori già esperti di fondi. Io non è che vedo in giro, nel risparmiatore medio italiano, questa grande competenza. Lo strumento fondo non è equiparabile allo strumento titolo, tutt’altro. È un tipo di strumento che si inserisce bene in un contesto di pianificazione finanziaria, di asset allocation, di gestione del portafoglio nel suo complesso e che, quindi, richiede di solito il supporto, la promozione, la consulenza di un operatore qualificato. Non vedo, lo ripeto, la quotazione come un problema, svilupperà la concorrenza, semmai sarà un ulteriore elemento di stimolo per chi, come noi, vuole fare della consulenza una parte integrante della propria attività».

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