Asset management, le reti continuano a guadagnare spazio nei confronti delle banche

Analisi - Gestione - Valutazione - Consulenza Imc

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Uno studio di Excellence Consulting ha indagato i modelli operativi nella gestione del risparmio sulla base dell’analisi dei bilanci delle principali banche commerciali e delle banche che fanno riferimento a reti di consulenti finanziari. Dal 2007 al 2017 le banche perdono sia in commissioni attive (da 23,75 a 22 miliardi di Euro) che in ricavi da consulenza (da 23% a 11%), mentre le reti crescono sia nelle prime (da 3,16 a 6,13 miliardi) che nei secondi (da 35% a 55%). Le banche hanno ancora potenziale di sviluppo dei ricavi da asset management e bancassurance, ma devono evolvere i loro modelli di servizio; le reti hanno invece già fatto molto e per migliorare ulteriormente i ricavi dovranno investire nei servizi di wealth management e di negoziazione titoli di investimento

Il 2018 è stato un anno di svolta per il settore dell’asset & wealth management. Le conseguenze dell’adeguamento alla direttiva Mifid 2 dovrebbero riflettersi nel 2019 con ripercussioni sulla trasparenza dei costi dei prodotti e dei servizi per il cliente e con una contrazione dei margini per l’industria. Gli effetti che peseranno sui vari attori (consulenti finanziari, banche e società di asset managment) saranno oggetto di verifica nei prossimi mesi o anni, mentre in questo momento ci si interroga su come gli operatori finanziari possono incrementare ulteriormente i ricavi da asset manager per anticipare i futuri presumibili effetti negativi della nuova normativa.

Excellence Consulting, società di consulenza del settore bancario, ha realizzato a questo proposito un’analisi sui modelli operativi nell’asset & wealth management a partire dai dati di bilancio sia delle principali banche italiane (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, MPS, UBI Banca, BPER, Credem, Creval) che delle banche espressione delle reti di consulenti finanziari (Fideuram, Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Azimut, Allianz Bank FA, Deutsche Bank FA, IW Private, Widiba). Di seguito le principali evidenze dell’indagine.

Commissioni attive

Il totale delle commissioni attive (comprese quelle percepite sui servizi di tenuta e gestione dei conti correnti e di incasso e pagamento) per il complesso delle banche analizzate tra il 2007 e il 2017 è diminuito da 23,75 a 22 miliardi di Euro. L’incremento totale delle commissioni percepite sulle attività di asset & wealth management non è quindi riuscito a compensare la perdita di ricavi sulle attività di gestione dei conti correnti e degli incassi e pagamenti. Il totale delle commissioni attive per le reti, al contrario, è cresciuto nello stesso periodo da 3,16 a 6,13 Miliardi. Per questi operatori, pur con un’incidenza storicamente piuttosto limitata (6% del totale), sono aumentati anche i ricavi ottenuti sulla gestione dei conti correnti e sui servizi di incasso e pagamento.

Ricavi da consulenza

I ricavi da consulenza (derivanti da consulenza a pagamento o da gestioni patrimoniali) per le banche si sono ridotti tra il 2007 ed il 2017: l’incidenza sul totale delle commissioni attive è infatti diminuita dal 23% al 11%. Per le banche il modello di business prevalente per lo sviluppo di ricavi nell’area dell’asset management sembra quindi essere quello del collocamento di titoli, di fondi comuni di investimento e di prodotti assicurativo-finanziari (esclusivamente o comunque prevalentemente dell’asset manager o della compagnia assicurativa di proprietà al proprio gruppo bancario). Fanno eccezione Credem e UBI Banca, istituti per i quali i ricavi di consulenza pesano rispettivamente per il 46% ed il 25% del totale delle commissioni attive.

I ricavi da consulenza (derivanti da consulenza a pagamento o da gestioni patrimoniali) per le banche espressione delle reti di consulenti finanziari sono al contrario aumentati in modo significativo. In particolare, l’incidenza sul totale delle commissioni attive è passata dal 35% al 55%, guidata da un significativo sviluppo soprattutto per alcune tra le principali reti (Fideuram, Mediolanum, Banca Generali e Azimut). Per queste reti, il modello operativo preferito per lo sviluppo dell’asset & wealth management è quello della proposizione di servizi di consulenza, mentre rimane residuale il collocamento prodotti. Questi servizi di consulenza sono tuttavia erogati con modalità diverse da quelle dei mercati statunitense e/o britannico: anziché offrire una consulenza a pagamento (basata su di una specifica commissione di advisory) si preferisce infatti proporre ai clienti servizi di gestione patrimoniale, nell’ambito dei quali il costo della consulenza è gestito con modalità simili a quelle applicate per le commissioni di gestione applicate ai singoli fondi di investimento.

Ricavi da consulenza per le altre banche reti

Per le altre banche reti analizzate (Fineco, Allianz Bank FA, Deutsche Bank FA, IW Private Investment) i ricavi da consulenza hanno invece avuto un lieve sviluppo solo limitatamente a Fineco (con il modello della consulenza a pagamento). Per questi operatori, spiegano i curatori dell’indagine, il modello di sviluppo dell’asset management è molto simile a quello adottato dalle banche e si basa prevalentemente sul collocamento di titoli, fondi o prodotti assicurativo-finanziari; a differenza di quanto accade per le banche commerciali, tuttavia, i prodotti collocati sono tipicamente di diverse parti terze (prevale quindi un modello di offerta prodotti cosiddetto ad “architettura aperta”). Fa eccezione Widiba, realtà per la quale al 2017 i ricavi derivano ancora principalmente dal margine di interesse (circa il 70%), a riprova di una difficoltà della banca digitale a crescere anche nella gestione del risparmio dei propri clienti.

Ricavi da negoziazione titoli

I ricavi da negoziazione titoli (trading e consulenza su amministrato) sono molto limitati per tutti gli operatori analizzati (sia banche commerciali, sia reti); fanno eccezione solo Fineco (16% del totale commissioni attive) e IW Private Investment (17% del totale commissioni attive). Secondo i curatori dell’indagine, questo risultato testimonia il fatto che il servizio, molto sviluppato nei mercati anglosassoni (dove tuttavia sono maggiormente sviluppati i mercati finanziari e quindi più numerose le opportunità di investimento), in Italia, dopo una prima fase di sviluppo negli anni 2000, è stato successivamente congelato e non sfruttato dagli istituti finanziari per sviluppare ricavi.

“L’Asset Management per le banche commerciali ha ancora ampi spazi di crescita e sviluppo; attraverso questa crescita le banche possono compensare la perdita di ricavi sui servizi di gestione dei conti correnti e di incasso e pagamento – ha commentato Maurizio Primanni, CEO di Excellence Consulting –. E’ necessario però verificare se il modello di collocamento titoli ad architettura chiusa attualmente prevalente sia la strada migliore per realizzare tale sviluppo. Per quanto riguarda le banche reti di consulenti invece, la maggior parte di esse hanno già realizzato un percorso di significativa crescita dei ricavi da consulenza. Per il futuro sarà necessario trovare ulteriori revenue pool, ad esempio attraverso lo sviluppo dei prodotti di investimento alternativi che finanziano l’economia reale; lo sviluppo dei servizi di wealth management (consulenza immobiliare, su passaggio generazionale, fiscale, etc), oppure il lancio di una nuova generazione di servizi di negoziazione titoli e consulenza su amministrato, da realizzare in parallelo all’evoluzione attesa dei mercati finanziari italiani”.

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