Assicuratori in albergo

Hotel - Reception Imc

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(di Anna Messia – Milano Finanza)

Le compagnie investono sempre di più in hotel. Unipol rilancia Ata e Una dopo aver speso 288 milioni, Reale Mutua ristruttura e mette a frutto strutture di prestigio, e Cattolica è pronta a raddoppiare l’impegno

La mossa più ardita l’ha fatta Unipol. Piuttosto che cedere Atahotels, ereditata da Fondiaria Sai, il gruppo guidato da Carlo Cimbri ha deciso di rilanciare gli investimenti nel settore alberghiero firmando l’acquisto, a maggio 2015, di Una Hotel & Resort. Con l’integrazione delle due realtà, operazione chiusa alla fine dello scorso anno, il gruppo assicurativo di Bologna è diventato così il maggiore proprietario di strutture alberghiere in Italia, con un portafoglio di 43 hotel e oltre 5 mila camere presenti un po’ in tutto il Paese. Ora l’integrazione sta entrando a regime e si lavora per creare sinergie e ottimizzare le strutture. Ma Unipol non è l’unica assicurazione italiana ad avere investito importanti risorse negli hotel della Penisola. Alcuni degli alberghi più belli d’Italia sono di proprietà di compagnie di assicurazione che, come investitori di lungo termine, dopo averli ristrutturati ne affidano poi la cui gestione a catene alberghiere con contratti di lunga durata, dai 10 ai 20 anni.

Una formula che sembra particolarmente gradita a Reale Mutua proprietaria, tramite Reali Immobili, di cinque hotel di prestigio sparsi tra Milano, Roma e Torino. E’ il caso del Baglioni Carlton, tra via Senato e via della Spiga uno dei più esclusivi alberghi a Milano acquistato dalla mutua torinese, o del Glam Hotel, in piazza duca D’Aosta, completamente demolito e ricostruito, primo albergo in Italia a bilancio energetico pressoché nullo. Non solo. La compagnia diretta da Luca Filippone è anche proprietaria dell’albergo che ha ottenuto il «Travelers choice hotel award 2017» di Trip Advisor, ovvero il riconoscimento come miglior albergo d’Italia secondo il sito di viaggi, e terzo a livello mondiale. Si tratta del Turin Palace Hotel, uno degli alberghi più esclusivi di Torino fin dall’Ottocento, che nel 2015 ha riaperto dopo sette anni di chiusura e una completa ristrutturazione su cui la compagnia ha investito ben 20 milioni. In fase risistemazione c’è anche l’hotel de la Ville, a due passi da Trinità dei Monti, a Roma che, dopo una radicale ristrutturazione, riaprirà nel 2018 con una categoria cinque stelle superior, sotto le insegne della catena Rocco Forte. E sempre a Roma la compagnia di Torino sta lavorando ad un progetto di riconversione ad uso alberghiero di un immobile vicino a Santa Maria Maggiore, non lontano dalla stazione Termini, al quale nascerà un hotel a quattro stelle con 132 camere.

Pure la veronese Cattolica Assicurazioni si è lanciata di recente nel settore alberghiero e a quanto pare potrebbe presto raddoppiare l’impegno. La compagnia presieduta da Paolo Bedoni, attraverso il fondo immobiliare Euripide, gestito da Finint Immobiliare sgr ma interamente controllato dall’assicurazione, ha rilevato per 52 milioni Design Hotel Nhow di Milano di via Tortona 35, vicino al museo Mudec, in una delle vie più glamour del capoluogo lombardo. Ed è stata la più rilevante transazione nel settore alberghiero a Milano nel 2016 che potrebbe presto essere seguita da una nuova mossa di Cattolica. Perché, secondo quanto risulta a MF-MilanoFinanza, la compagnia è in trattativa per l’acquisto di un hotel nella capitale, da affidare sempre in gestione ad Nh rinnovando la partnership di Milano. Sempre ad Nh si è affidata pure Allianz per la gestione del suo unico albergo. Una storica proprietà in via Montegrappa, a Milano.

Ma come detto l’impegno maggiore nel settore è stato di Unipol. Prima di tutto dal punto di vista economico visto che per rilevare Una Hotel la compagnia è stata pronta a mettere sul piatto 288 milioni di euro, di cui 29 milioni per le attività di gestione alberghiera e 259 milioni per il portafoglio immobiliare. La differenza poi è che, con Una e Atahotels, Unipol non è solo proprietaria di alberghi ma si occupa direttamente anche della gestione. E i rischi, in questo caso, posso essere più alti come dimostra l’interruzione, avvenuta nel 2016, della gestione di otto hotel di proprietà di Enpam (tramite il fondo Antirion) che ha fatto scendere il risultato di Atahotels dagli 1,8 milioni del 2015 ai 600 mila euro della fine dello scorso anno. Ma per il rovescio della medaglia anche le opportunità di guadagno sono più elevate, specie in un Paese come l’Italia a forte vocazione turistica.

Il riassetto di Unipol nel settore alberghiero è appena iniziato. Il fondo immobiliare del gruppo, Athens, a fine 2016 ha rilevato il portafoglio immobiliare detenuto da Una spa (per 259 milioni appunto), insieme alla quota di debito riferita a quegli immobili. A sua volta la compagnia del gruppo, UnipolSai, ha apportato in Athens cinque strutture alberghiere (per 106 milioni) e altri quattro alberghi sono arrivati da Tikal fund, un altro fondo del gruppo. Operazioni che hanno dato vita ad un’unica piattaforma d’investimento nel gruppo che «ha conoscenze specifiche nella gestione e valorizzazione delle strutture alberghiere», si legge nel bilancio Unipol . In ballo ci sarebbe anche la definizione di una nuova architettura dei marchi, in collaborazione con un importante advisor di settore. E a quanto pare anche nuove aperture in città come Milano, Venezia e Roma, possibilmente tramite la stipula di contratti di affitto a lungo termine. La sfida è aperta.

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