Assicurazione, la liquidazione del danno all’assicurato per mala gestio

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(a cura della Redazione PlusPlus24 Diritto – Quotidiano del Diritto)

Il danno da “mala gestio” dell’assicuratore della r.c.a. deve essere liquidato, allorchè il credito del danneggiato già al momento del sinistro risultava eccedere il massimale, attraverso la corresponsione di una somma pari agli interessi legali sul massimale, ovvero, in alternativa, attraverso la rivalutazione dello stesso, se l’inflazione è stata superiore al saggio degli interessi legali, in applicazione articolo 1224, comma 2, cod. civ., mentre, se lo stesso era originariamente inferiore al massimale e solo in seguito è levitato oltre tale soglia, il danno è pari alla rivalutazione del credito, cui va aggiunto il danno da lucro cessante liquidato secondo i criteri previsti per l’ipotesi di ritardato adempimento delle obbligazioni di valore.

  • Assicurazione – Assicurazione contro i danni – Limiti del risarcimento – Massimale – Responsabilità della società assicuratrice della r.c.a. – “Mala gestio” propria e impropria – Differenze – Conseguenze – Non necessità della domanda risarcitoria per “mala gestio” impropria – Necessità della domanda per “mala gestio” propria (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 17 febbraio 2016 n. 3014)

L’inadempimento dell’assicuratore della r.c.a. alle proprie obbligazioni si riconduce a due differenti forme di responsabilità: la prima è quella da colpevole ritardo nei confronti del danneggiato, o c.d. “mala gestio” impropria, fondata sulla sua costituzione in mora ex articolo 22 della l. n. 990 del 1969 (ora ai sensi dell’articolo 145 del d.lgs. n. 209 del 2005), non seguita dal dovuto pagamento, per la quale risponde a titolo di rivalutazione ed interessi anche oltre il limite del massimale, senza necessità che il danneggiato formuli specifica domanda, essendo sufficiente la richiesta di integrale risarcimento dei danni; la seconda è quella per c.d. “mala gestio” propria, nei confronti dell’assicurato, per condotte contrarie agli obblighi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto, che espone l’assicurazione anche oltre il massimale, purchè l’assicurato-danneggiante proponga specifica domanda.

  • Assicurazione – Assicurazione contro i danni – Limiti del risarcimento – Massimale – Assicurazione per r.c.a. – Domanda del danneggiato per interessi e rivalutazione – Domanda implicita di condanna al pagamento di somma eccedente il massimale per “mala gestio” impropria – Configurabilità – Conseguenze – Domanda nuova vietata ex articolo 345 cod. proc. civ. – Esclusione (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 giugno 2014, n. 14637)

Nell’assicurazione obbligatoria per responsabilità civile da circolazione dei veicoli, la domanda di condanna dell’assicuratore al risarcimento del danno per “mala gestio” cosiddetta impropria deve ritenersi implicitamente formulata tutte le volte in cui la vittima abbia domandato la condanna al pagamento di interessi e rivalutazione, anche senza riferimento al superamento del massimale o alla condotta renitente dell’assicuratore. Ne consegue che non costituisce domanda nuova quella con cui in appello i danneggiati chiedano la condanna dell’assicuratore al pagamento della differenza tra danno liquidato e superamento del massimale di polizza, che va intesa quale riproposizione della domanda originaria nei limiti del riconoscimento di interessi moratori e rivalutazione oltre il massimale di legge.

  • Assicurazione – Veicoli (circolazione – Assicurazione obbligatoria) – Risarcimento del danno – Azione per il risarcimento dei danni – Richiesta di risarcimento all’assicuratore (o impresa designata o ina) – In genere – Danno da “mala gestio” – Credito risarcitorio già eccedente il massimale al momento del sinistro – Liquidazione – Cumulo di interessi e rivalutazione – Esclusione – Credito risarcitorio originariamente inferiore al massimale – Criteri di liquidazione – Cumulo di rivalutazione e lucro cessante per ritardato adempimento di obbligazioni di valore – Sussistenza (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 13 giugno 2014, n. 13537)

Il danno da “mala gestio” dell’assicuratore della r.c.a. deve essere liquidato, allorché il credito del danneggiato già al momento del sinistro risultava eccedere il massimale, attraverso la corresponsione di una somma pari agli interessi legali sul massimale, ovvero, in alternativa, attraverso la rivalutazione dello stesso, se l’inflazione è stata superiore al saggio degli interessi legali, in applicazione dell’articolo 1224, secondo comma, cod. civ., mentre, se lo stesso era originariamente inferiore al massimale e solo in seguito è levitato oltre tale soglia, il danno è pari alla rivalutazione del credito, cui va aggiunto il danno da lucro cessante liquidato secondo i criteri previsti per l’ipotesi di ritardato adempimento delle obbligazioni di valore.

  • Assicurazione – Assicurazione contro i danni – Limiti del risarcimento – Massimale – Responsabilità per “mala gestio” dell’assicuratore della r.c.a. – Danno risarcibile – Decorrenza di interessi e rivalutazione – Dal momento della costituzione in mora. – Coincidenza con la data di scadenza dello “spatium deliberandi” di cui all’articolo 22 della legge n. 990 del 1969 (“ratione temporis” applicabile) (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 11 luglio 2014 n. 15900)

In ipotesi di ingiustificato ritardo dell’assicuratore della r.c.a. nell’adempimento delle proprie obbligazioni nei confronti del danneggiato (cosiddetta “mala gestio” impropria), la rivalutazione monetaria e gli interessi dovuti dall’assicuratore al danneggiato oltre il limite del massimale decorrono della scadenza del termine previsto – quale “spatium deliberandi” – dall’articolo 22 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (norma, applicabile “ratione temporis”, oggi sostituita dall’articolo 145 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209), che si identifica con quello della costituzione in mora.

  • Assicurazione – Assicurazione contro i danni – Limiti del risarcimento – Massimale – Responsabilità per “mala gestio” dell’assicuratore della r.c.a. – Distinzione tra assicurato e terzo danneggiato – Domanda dell’assicurato di condanna al pagamento di una somma eccedente il massimale – Sufficienza – Danneggiato – Onere di esercizio dell’azione surrogatoria – Sussistenza – Fondamento (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 12 settembre 2011, n. 18649)

L’assicurato il quale intenda invocare la responsabilità ultramassimale del proprio assicuratore della r.c.a. per c.d. “mala gestio” propria ha l’onere di formulare in modo esplicito la relativa domanda. Il danneggiato, invece, non può far valere contro l’assicuratore, come diritto proprio, il diritto al risarcimento del danno che, nel rapporto contrattuale di assicurazione, deriva all’assicurato dal pregiudizio che l’assicuratore gli cagiona non eseguendo la sua obbligazione in buona fede (cd. “mala gestio” propria), sicché è onere del danneggiato medesimo proporre l’azione surrogatoria, sostituendosi al proprio debitore inerte, essendo questo l’unico rimedio idoneo a consentirgli di ottenere in suo favore la sentenza di condanna dell’assicuratore, nei limiti in cui l’avrebbe potuta ottenere l’assicurato.

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