Assicurazione, l’unione fa la forza. Costi giù se il danno si paga in gruppo

assicurazioni-condivisione-peer-to-peer-imc

assicurazioni-condivisione-peer-to-peer-imc

(di Claudia Cervini – QN)

Sopra un tetto massimo copre la compagnia. Rimborsi ai virtuosi. Rossi (IVASS) «Attenzione a evitare l’attività esercitata da soggetti non vigilati» 

L’assicurazione? Oggi si fa in gruppo. Dopo aver interessato il mondo immobiliare, quello della mobilità e degli acquisti, l’ultima frontiera dell’economia condivisa ha toccato anche il settore assicurativo. Stanno prendendo sempre più piede le formule chiamate peer to peer, cioè quelle che fanno perno sui servizi web e che permettono a gruppi di amici, parenti e conoscenti di abbattere le spese condividendo responsabilità finanziaria e costo degli incidenti. In linea di massima funziona così: il gruppo degli assicurati si impegna a risarcire direttamente ogni incidente fino a un importo massimo concordato col broker e l’assicurazione concede uno sconto sul prezzo della polizza. Diversamente, se il danno supera la franchigia, la compagnia copre la differenza. Se non si verificano danni l’assicurazione rimborsa agli assicurati una parte del premio versato come riconoscimento per essersi comportati bene: una sorta di ricompensa guardata con interesse dall’industria in quanto incentiva i comportamenti corretti. In Europa il fenomeno è già piuttosto diffuso: a Berlino il trend è stato sdoganato da Friendsurance (che ha già superato i 75 mila clienti), in Uk dalle start up Bought by Many e Guevara, in Francia da Inspeer, mentre a portare la polizza condivisa in Italia ci hanno pensato i broker Darwinsurance e Axieme. Le possibilità sono differenti: si va dalla protezione della casa, all’auto, al ramo personale e hi-tech.

La tendenza è guardata con curiosità dai consumatori più evoluti e tecnologicamente avanzati ed è finita anche sotto la lente dei docenti attenti alle nuove formule di condivisione dei beni. Allo stesso tempo è guardata con sospetto da varie categorie finendo anche all’attenzione della vigilanza. Il vantaggio principale è il risparmio rispetto alle assicurazioni tradizionali e stipulate singolarmente (le cosiddette one to one). Qualche rischio però c’è: bisogna evitare l’attività parassicurativa, esercitata cioè da soggetti non vigilati, la cosiddetta shadow insurance. Il presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi, ha dedicato uno specifico passaggio delle sue considerazioni finali sull’attività dell’Istituto. Secondo Rossi, le tecnologie più recenti e l’utilizzo dei big data in ambito assicurativo (la cosiddetta Instech) «presentano opportunità, ma anche rischi». Il presidente dell’Ivass ha parlato di «una fioritura di imprese neonate che stanno esplorando varie vie. Le iniziative più distruttive dell’esistente potrebbero essere le piattaforme di mercato» marketplace o peer to peer, che «assomigliano alle vecchie mutue». Questi sviluppi, «se offrono ai cittadini straordinarie opportunità di trovare servizi finanziari più efficaci e meno cari», li espongono «a rischi di varia natura». Rossi nel suo discorso fa poi un esplicito riferimento all’attività para-assicurativa: la minaccia è quella di lasciar estendere a dismisura l’area della shadow insurance.

Bisogna anche sottolineare che le compagnie si adattano con difficoltà alle dinamiche del consumo collaborativo perché, trattandosi di servizi e modalità completamente nuovi, non c’è una serie pregressa di sinistri in base a cui considerare il rischio. Alcuni broker e startup però sono sulla buona strada e solo il tempo potrà chiarire se si tratta di una bolla o di formule in grado di radicarsi come successo con Airbnb o il car sharing.

Related posts

Top