Assicurazione sulla vita, il contratto prevale sul testamento

Testamento - Successione Imc

Testamento - Successione Imc

(di Andrea Alberto Moramarco – Quotidiano del Diritto)

La frase contenuta in un testamento olografo con cui il de cuius rende noto l’esistenza di una polizza sulla vita stipulata in favore di alcuni beneficiari espressamente indicati non ha natura di disposizione testamentaria, ma ha solamente un valore ricognitivo dell’esistenza dell’assicurazione sulla vita. Pertanto, se il de cuius ha successivamente modificato i nomi dei beneficiari della polizza, il capitale deve essere liquidato in favore di questi ultimi, in quanto l’obbligazione di pagamento gravante sull’assicuratore discende esclusivamente dal contratto di assicurazione. Così il Tribunale di Perugia nella sentenza 746/2015 ha risolto la discrasia tra l’indicazione dei beneficiari contenuta nella polizza e quella risultante dal testamento.

I fatti – A dare origine alla vicenda vi era il contrasto sull’interpretazione da attribuire ad una disposizione testamentaria, che rinviava ad una assicurazione sulla vita, contenuta nel testamento olografo redatto da un’anziana signora. La tutrice di quest’ultima era stata nominata quale esecutrice testamentaria e unica erede ed aveva appreso dal testamento dell’esistenza di una polizza assicurativa stipulata in favore di due Onlus. Entrata in possesso della documentazione relativa all’assicurazione, l’erede notava però che successivamente alla stipula della polizza l’anziana signora aveva più volte modificato i beneficiari dell’assicurazione. E l’ultima modifica indicava quali beneficiari, oltre ad alcune persone precisamente individuate, anche “gli eredi testamentari”, non menzionando più invece le due Onlus.

Di conseguenza, l’erede chiedeva all’assicurazione il pagamento del capitale oggetto della polizza, ricevendo però una risposta negativa dalla società. Di qui la vicenda giudiziaria con la richiesta da parte dell’erede del pagamento di quanto spettante dalla polizza vita, in quanto questa non costituiva una disposizione testamentaria, e con l’opposizione dell’assicurazione e delle due Onlus che sostenevano, invece, che la parte del testamento inerente la polizza doveva essere qualificata come disposizione testamentaria e, in quanto tale, non più revocabile con una dichiarazione contrattuale.

La polizza vita non entra nell’asse ereditario – Il Tribunale opta per la tesi dell’erede e chiarisce il rapporto sussistente nel caso specifico tra la disposizione testamentaria e la polizza vita. Per il giudice la frase contenuta nel testamento che fa riferimento all’esistenza di una assicurazione sulla vita ha natura ricognitiva, con cui la de cuius ha presumibilmente inteso comunicare all’esecutrice testamentaria l’esistenza della polizza sulla vita. E in riferimento a questo contratto, il Tribunale sottolinea che l’atto di designazione del beneficiario è «un atto unilaterale a favore di un terzo ed è un atto tra vivi, nel senso che il beneficiario non acquista il diritto al pagamento dell’indennità a titolo di legato o di quota ereditaria, ma iure proprio in base alla promessa fatta dall’assicuratore di pagare il capitale al momento del verificarsi dell’evento assicurato». Pertanto, l’obbligazione di pagamento discende esclusivamente dal contratto di assicurazione e dalla designazione del beneficiario, essendo la morte dell’assicurato solo «il mero momento di consolidamento del diritto già acquisito inter vivos e non mortis causa». Dunque, afferma il giudice, la dichiarazione contenuta nel testamento indicante i benefici della polizza risulta superata dalla modifiche apportata allo stesso contratto successivamente.

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