Assicurazioni degli ospedali, un buco da un miliardo di euro

Spunta una voragine da incubo nel crac della compagnia genovese Faro, in liquidazione coatta. Fra i clienti la sanità di mezza Italia

Faro AssicurazioniNel migliore dei casi 600 milioni di euro, che, però, potrebbero diventare un miliardo con lo scenario peggiore. In ogni caso sono numeri che fanno tremare quelli del crac della Faro, la compagnia di assicurazioni genovese che dal 2011 dopo il decreto del Ministro dello sviluppo economico si trova in liquidazione coatta amministrativa.

A breve, probabilmente verso la metà di maggio, il commissario liquidatore, l’avvocato Andrea Grosso di Torino depositerà lo stato passivo. Al momento le indiscrezioni parlano di una cifra compresa tra i 600 milioni e il miliardo. Un’oscillazione che dipende da un fattore relativo a contenziosi in essere nel campo sanitario ospedaliere. Nel caso in cui tutte queste cause — perlopiù per colpa medica — dovessero concludersi con sentenze sfavorevoli all’assicurato, e con il riconoscimento del massimo risarcimento, si arriverebbe ai mille milioni, mentre con pronunciamenti dei tribunali più favorevoli la cifra complessiva diminuirebbe di alcune centinaia di milioni. Ma siamo comunque di fronte ad una voragine finanziaria.

La ragione delle dimensioni del passivo stanno tutte nella specializzazione della Faro che, negli ultimi anni di attività, aveva rastrellato polizze in un settore che molte altre compagnie preferivano disertare: ospedali e sanità.

Tra i creditori che hanno fatto richiesta di insinuazione al passivo della Faro ci sono ospedali e cliniche private di Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia.

Una delle prime relazioni del commissario era stata acquisita nel marzo del 2012 dall’allora ministro Elsa Fornero per rispondere ad una interrogazione parlamentare. Il ministro sottolineava come emergesse «una inefficienza della struttura liquidativa e della rete distributiva; una eccessiva concentrazione del portafoglio nella responsabilità medica… il commissario straordinario segnalava altresì ail’Isvap gravissimi comportamenti a carico dei cessati amministratori della Faro posti in essere in spregio alle disposizioni di legge e amministrative, oggetto di numerose denunce-querele».

E a Genova gli agenti si appropriavano degli assegni per i clienti

Non fosse che si tratta di assicuratori sembra il classico elenco delle spese di qualche consiglio regionale d’Italia: tartufi, orologi Rolex, weekend in montagna, Audi, tanto vino, quadri, sedute di fisioterapia, pulizia dei denti e così via. Tutto rigorosamente con soldi non loro: più di mezzo milione di euro tra il 2008 e il 2009.

Con l’accusa di appropriazione indebita — e per un paio di episodi anche truffa e falso — sono stati citati a giudizio dal sostituto procuratore Sabrina Monteverde due ex agenti della Faro Assicurazioni di Genova. Con loro vanno a processo, per concorso in appropriazione indebita, anche cinque beneficiari di comodo.

Tra gli altri beneficiari, non indagati, ci sono anche famigliari stretti — genitori, conviventi — dei due agenti della Faro.

Secondo la procura il meccanismo era sempre lo stesso: la Faro liquidava un assegno al proprio cliente, dopo un sinistro stradale, e gli agenti invece di recapitarlo al legittimo intestatario se ne impossessavano, usando quei soldi per spese personali. Gli inquirenti sono riusciti a risalire agli acquisti scoprendo così che il denaro liquidato era stato usato per comprare beni di lusso ma anche per coprire spese mediche come il dentista o ancora per generi alimentari o abbigliamento, arredamento, automobili, lavorati di edilizia, acquisti di computer, televisori, attrezzi da palestra, sci e scarponi.

Restano ancora da capire due aspetti: come sia stato possibile che all’interno della compagnia una volta incassato l’assegno nessuno segnalasse che il beneficiario era diverso dall’assicurato, e il mistero delle banche, che avrebbero pagato decine di assegni a persone che non erano i destinatari. Ma si tratta di retroscena che potrebbero essere chiariti durante il processo.

Autore: Marco Preve – La Repubblica Genova

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