Assicurazioni di Roma è in attivo. Ma viene ceduta

Roma - Panorama Imc

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(Autore: Vincenzo Bisbiglia – Il Tempo)

Per mettere in liquidazione la partecipata il Comune stanzierà altri 75 milioni. I sindacati: «Assurdo distruggere l’unica che non brucia i soldi dei contribuenti»

Una follia economica. Per incassi perduti, risparmi cessati e nuovi costi da sostenere. Farebbe acqua da tutte le parti l’operazione di liquidazione volontaria di Assicurazioni di Roma, la compagnia assicurativa di Roma Capitale che l’amministrazione Marino vuole chiudere nell’ambito del piano triennale di rientro funzionale al decreto Salva Roma. Questa mattina si svolgerà una riunione della commissione capitolina Bilancio, dove le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Fna, Snfia e Ugl presenteranno un documento unitario dove spiegheranno, punto per punto, perché sarebbe un suicidio contabile liquidare l’unica partecipata comunale con bilancio positivo, che nel 2014 ha fatto registrare un attivo di circa 22 milioni di euro. Nel tentativo di ottenere un ripensamento da parte dell’assessore Silvia Scozzese.

Assicurazioni di Roma, in consistente attivo di bilancio da 15 anni, ad oggi è partecipata al 74,35% da Roma Capitale e per la restante parte da Atac, Ama e Cotral. I quattro soci sono anche i soggetti che vi sono assicurati. Gli stessi ad oggi godono di tariffe decisamente al di sotto dei prezzi di mercato (almeno il 20%, sostengono i sindacati), concedendo ai soci-clienti margini di ritardo nei pagamenti anche di 12 mesi. Cosa che non accade con le compagnie private, come dimostrano le disavventure delle auto della Polizia Locale romana con la Aurora Assicurazioni, rimaste ferme in deposito alcune settimane fa per l’assenza dei nuovi tagliandi.

Ma non è tutto. Ad oggi per liquidare una compagnia di assicurazione ci vogliono in media dai 15 ai 20 anni, tempo necessario a smaltire tutti i sinistri in essere (ad oggi ce ne sono da risolvere alcuni risalenti addirittura al 1993): per tutto questo periodo, il Comune di Roma non può toccare i circa 250-300 milioni di riserve tecniche della Mutua; bensì dovrà stanziare dai 75 ai 100 milioni per permettere alla società in liquidazione di smaltire il lavoro corrente. Nel frattempo, l’Atac sarebbe costretta invece a pagare subito i 30 milioni di euro di debito contratti verso la compagnia nel frattempo passata al liquidatore.

Allora, cosa spinge un tecnico di alto profilo come Silvia Scozzese a insistere sulla liquidazione della Compagnia? «Non è funzionale al Comune di Roma», dissero lo scorso 30 dicembre sindaco e assessore durante la conferenza stampa di presentazione del bilancio previsionale. Proprio quel bilancio che attinge a piene mani dal piano triennale di rientro dal debito, su cui il Governo Renzi ha studiato il famoso decreto Salva Roma. «Il movente del “delitto” non c’è – sottolinea Laura Tofani, rappresentante Ugl −. Marino e Scozzese devono sapere che i soldi di AdiR non si possono toccare, servono per i sinistri. C’è il danno erariale per queste cose».

Non è la prima volta che si parla di liquidare AdiR. Nel 2004 il Consiglio comunale bocciò il progetto del sindaco Walter Veltroni con una delibera che, anzi, chiedeva di «ampliare i rischi da assicurare». Nel 1998, alla vigilia di un anno disastroso per la compagnia (l’unico passivo in 20 anni), una consulenza tecnica della Tillinghast-Towers Perrin bocciava l’ipotesi della liquidazione volontaria: «Non sarebbe una soluzione a costo zero. I soci, dovrebbero adeguare le riserve sinistri e sarebbero esposti al rischio di una lievitazione del costo». Contraria anche Federconsumatori: «L’unica realtà pubblica che non brucia i soldi dei contribuenti verrà distrutta. Assurdo».

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