ASSICURAZIONI E PMI: UN GAP DA COLMARE

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La sottoassicurazione da parte delle imprese è evidente e manca una vera percezione del rischio. Ma quali sono le coperture più richieste? Quali pericoli vengono sottovalutati? E le aziende, cosa chiedono alle compagnie. Di cosa si lamentano? Questo e altro in una indagine del Giornale delle Assicurazioni, in collaborazione con Interactive market research.   

Assicurazioni e Piccole e medie imprese. Una distanza da colmare. I risultati di una indagine realizzata dal Giornale delle Assicurazioni, in collaborazione con Interactive market research, confermano questo gap, semmai ce ne fosse bisogno. Ma l’indagine mostra anche altro: per esempio che le Pmi italiane sottoscrivono in media tra le quattro e le cinque coperture per rischi elementari, ma sottovalutano rischi enormi come l’interruzione dell’attività, i danni ambientali e i casi di insolvenza dei debitori; si avvalgono della consulenza di un broker (66,8%) e sono convinte di essere assicurate in maniera sufficiente (96%). Un dato, quest’ultimo, che deve far riflettere soprattutto sulla percezione che le imprese hanno del rischio.

LA METODOLOGIA – Il campione di Pmi intervistato ha riguardato 200 casi totali, di cui il 51% si è trattato di aziende da 15 a 50 addetti e il 45% da 51 addetti a 100. Il 47,5% delle imprese intervistate è attivo nel settore terziario, il 37,6% industriale e il 14,9% commerciale. L’area geografica è suddivisa equamente. Per quanto concerne il ruolo dell’intervistato all’interno dell’azienda, nel 41,6% dei casi ha risposto il titolare/socio o l’amministratore delegato/direttore generale, nel 39,1% il direttore finanziario/amministrativo, nel 7,4% il direttore commerciale/marketing, nel 4,5% il direttore di produzione/di stabilimento, nel 2% il direttore acquisti e nell’1% il risk manager.

I RISULTATI DELL’INDAGINE – Quali tipi di assicurazioni ha stipulato l’azienda? A questa domanda l’89,1% ha risposto incendio e furto, il 76,2% Rc verso terzi, il 54,5% guasti a macchinari/impianti/mezzi di produzione, il 53,5% Rc verso prestatori d’opera, il 34,2% infortuni/polizza vita a dirigenti e/o dipendenti, il 29,7% Rc professionale, il 20,3% Rc per difetto dei prodotti, il 19,3% assicurazione e tutela delle merci trasportate, il 16,3% Rc amministratore società, il 14,9% interruzione di esercizio e Rc per inquinamento, il 12,9% assicurazione sui crediti, il 12,4% previdenza integrativa dirigenti e/o dipendenti, l’8,9% assicurazione sui finanziamenti. Il numero medio di tipi di assicurazioni stipulate è di 4,6. Dalle risposte emerge “un tasso di copertura del rischio piuttosto limitato e concentrato maggiormente sulle assicurazioni di base che anche il privato cittadino tende ad avere. Dunque, traspare un approccio verso le assicurazioni poco business oriented”.

Il 91,9% di chi ha sottoscritto coperture incendio e furto si riferisce a imprese dai 51 ai 250 addetti. L’86,4% dai 15 ai 50 addetti. L’indagine evidenzia complessivamente che il numero medio di tipi di assicurazioni stipulate è di 3,7 per le piccole imprese e di 5,6 per le medie.

Con quante compagnie l’azienda intrattiene i rapporti?  Il 28,2% ha risposto a pari merito con oltre tre assicurazioni o 2 assicurazioni, il 26,7% con una assicurazione e il 16,8% con tre assicurazioni. La maggior parte delle piccole imprese (15-50 addetti) lavora con una sola assicurazione (38,8%) e con due (31,1%), mentre le medie intrattengono più rapporti con più di tre assicurazioni (34,3%) e con tre assicurazioni (26,3%).

Il 66,8% del campione intervistato si serve di un consulente/broker per le proprie esigenze assicurative (54,4% piccole imprese, 79,8% medie imprese).

L’azienda quanto ritiene sia coperta da un punto di vista assicurativo? Il 96% si è diviso fra chi ha risposto completamente (33,7%) e abbastanza (62,4%). Alla domanda quale tipo di copertura assicurativa l’azienda dovrebbe rafforzare? il 74,8% ha risposto nessuno; il 5,9% ha risposto l’assicurazione sui crediti, il 5,4% incendio e furto. «Le aziende nel complesso si sentono ottimamente coperte e non manifestano esigenze di rafforzamento delle proprie assicurazioni».

Il 93,1% degli intervistati ha dichiarato di essere nel complesso soddisfatto dei propri rapporti con le assicurazioni, mentre per il 57,9% il sistema assicurativo italiano è in grado di supportare efficacemente le aziende (il 25,7% ha risposto così così, il 12,4% poco).

Quali sono i punti di debolezza del sistema assicurativo italiano? (slide sopra) In ordine di preferenza le risposte sono state (prime sei posizioni): premi assicurativi troppo cari, contratti poco chiari, poca fiducia nelle compagnie, atteggiamento non trasparente e collaborativo delle compagnie, tempi troppo lunghi per i risarcimenti, mercato poco concorrenziale. Il 49,8% del campione suggerisce alle compagnie di migliorare il contratto assicurativo (maggiore trasparenza), il 48,3% di migliorare i prezzi (più bassi, contenuti), il 21,4% di intervenire su agenzie e assicuratori. In questo ultimo caso, le aziende chiedono di seguire più il cliente (10%), maggiore competenza e professionalità (4,5%), maggiore fiducia e onestà da parte delle agenzie (4%), più continuità, presenza dall’inizio alla fine (1,5%), più controlli (1,5%).

Per quanto riguarda la previsione di spesa in assicurazioni per i prossimi 2-3 anni, il 45% del campione prevede ci sia una crescita, mentre 50,5% opta per una stabilità. Solo il 4,5% ha risposto che la spesa diminuirà.

    

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

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