Assicurazioni in gioco tra nazionalizzazioni e fusioni bancarie

Assicurazioni aziendali - Contratto Imc

Assicurazioni aziendali - Contratto Imc

(di Anna Messia – Milano Finanza)

Da Generali ad Axa, passando per Unipol, Cattolica e Reale Mutua tutte le principali compagnie italiane sono in ballo nelle operazioni tra banche che si stanno realizzando in questi mesi. Ecco le possibili mosse e le conseguenze

Nella scena finanziaria le assicurazioni sono sempre state un po’ defilate rispetto alle banche. Il che in più di qualche occasione non è dispiaciuto alle compagnie, specie quando le situazioni si facevano complicate. Come nel 2008, quando la crisi finanziaria partita da Lehman Brothers toccò solo di riflesso le assicurazioni italiane che, a differenza di competitor come l’americana Aig (che il governo federale Usa fu costretto a salvare) non hanno mai sviato dalla loro natura di gestori di rischi per aumentare il peso di finanza e derivati. Anche oggi, in questa nuova crisi che stanno vivendo le banche italiana strette tra nazionalizzazioni e ricapitalizzazioni, le assicurazioni sembrano in salvo. Anzi.

Negli ultimi stress test pubblicati qualche giorno fa dall’Eiopa (che riunisce le Ivass di tutta Europa) le compagnie italiane hanno mostrato di avere capitale a sufficienza per reggere a nuovi scenari avversi, comportandosi addirittura meglio dei concorrenti francesi o tedeschi. Insomma, un’isola felice in un panorama bancario agitato. Tanto che qualcuno con una battuta dice che il presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi, che è anche direttore generale della Banca d’Italia, in questo periodo si «riposi» un po’ quando va in Via del Quirinale (sede dell’autorità di controllo assicurativa) rispetto alle questioni complicate che deve gestire in Via Nazionale (basti pensare al dossier Monte Paschi). A ben vedere pero le assicurazioni in questa fase non sono affatto fuori dai giochi bancari. Anzi, in un modo o nell’altro giocano un ruolo importante praticamente in tutti i dossier aperti in questo periodo.

A cominciare da Generali e Axa, alle prese proprio con la partita Mps. La prima ha in bilancio 300 milioni di euro in bond subordinati della banca. Il cda della compagnia aveva già dato il via libera alla conversione in azioni secondo le regole del vecchio piano di salvataggio che avrebbe portato il Leone a detenere l’8% di Mps. Ma tutto è saltato per mancanza di adesioni e ora è entrato in campo il governo che diventerà azionista e imporrà la conversione forzosa delle obbligazioni in azioni. Agli investitori istituzionali sarà riconosciuto però un valore di conversione pari solo al 75% del bond sottoscritto (che sale al 100% solo per il retail). In pratica il gruppo assicurativo guidato da Philippe Donnet dovrebbe avere solo il 6% del capitale della banca rispetto all’8% inizialmente prevista. E non andrà meglio ai francesi di Axa, che tra l’altro hanno appena rinnovato, fino al 2027, la partnership bancassicurativa Vita e Danni con il Monte. La compagnia d’Oltralpe ha partecipato a tutte le ricapitalizzazioni di cui il Monte ha avuto bisogno fino a oggi, ma con l’ingresso del Tesoro vedrà di fatto azzerarsi la sua quota, pari oggi al 3,17%.

Ad avere il coltello dalla parte del manico nelle partite bancarie sembra invece Unipol che ha appena arrotondato la sua quota in Bper al 5%. Mossa che va a rafforzare la partnership bancassicurativa in Arca Vita (partecipata anche da Popolare di Sondrio). La compagnia guidata da Carlo Cimbri siede però anche al tavolo per il rinnovo di Popolare Vita, la jv con il Banco Popolare, in fase di fusione con la Banca Popolare di Milano (con la nascita del Banco Bpm). Unipol ambirebbe a estendere la presa anche sugli sportelli della Banca Popolare di Milano, che pero è partner dei francesi di Covéa fino al 2021. E dalla sua Cimbri ha la possibilità di esercitare un’opzione put sulla sua quota in Popolare Vita, sul cui valore ci sono divergenze (potrebbe valere tra 500-700 milioni) ma che rappresenterebbe in ogni caso un grosso impegno per il Banco.

Già nel caso Cattolica-Vicenza si è visto quanto possa essere costoso rompere un’alleanza bancassicurativa. La decisione della compagnia di Verona di chiudere con la banca ha costretto l’istituto a svalutare la sua quota nella compagnia per 200 milioni, cui dovranno aggiungersi altri 170 milioni, saranno necessari a Vicenza per onorare la put che Cattolica potrà esercitare a febbraio prossima. I tentativi di ricucire i rapporti proseguono ma va osservato che, con la fusione tra Vicenza e Veneto Banca, sulla scena entra un nuovo assicuratore. Si tratta di Reale Mutua che ha appena acquisito le partecipate italiane di Uniqa, compresa la joint venture che la compagnia austriaca ha in piedi con Veneto Banca. Cattolica, partner bancassicurativo di Ubi, dal canto suo potrebbe invece approfittare dell’imminente acquisizione delle tre good bank (Etruria, Carichieti e Marche) da parte dell’istituto guidato da Victor Massiah per stringere la presa su nuovi sportelli. In ballo c’è anche Bap, la compagnia dell’Etruria.

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