Assicurazioni in pressing sui pir

Maria Bianca Farina (2) Imc

Maria Bianca Farina (2) Imc

(di Anna Messia – Milano Finanza)

Le compagnie vorrebbero investire fino al 30% dei piani nelle gestioni separate. Una lettura restrittiva della norma fissa al 10% la soglia massima ma per le imprese aumentare il limite consentirebbe di creare investimenti meno rischiosi. Attesa a giorni la decisione del Tesoro

Le assicurazioni vogliono aumentare la presa sui pir, i nuovi piani d’investimento a lungo termine che investono in pmi e i cui rendimenti non vengono tassati. Per questo hanno aperto da tempo un dialogo con il ministero dell’Economia e lo scorso 22 giugno l’Ania ha anche organizzato un convegno a porte chiuse per discutere del tema con rappresentati del ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate. In verità già oggi le compagnie di assicurazione si sono lanciate con forza nel nuovo mercato, essenzialmente con polizze unit linked, aggiungendosi alle società di gestione che propongono fondi d’investimento e contribuendo al boom di raccolta registrato in questi mesi dai pir, con più di 3 miliardi rastrellati. Una cifra che ha abbondantemente superato le stime del ministero dell’Economia.

Ma le assicurazioni vorrebbero fare di più, contribuendo magari a ridurre il rischio di questi strumenti. Gli obiettivi sono decisamente ambiziosi: l’associazione presieduta da Maria Bianca Farina (nella foto) punta all’introduzione di un emendamento per consentire alle gestioni separate (sottostanti delle polizze tradizionali) di investire direttamente in pmi. Un intervento che però, necessariamente, richiederebbe non solo volontà politica ma anche un po’ di tempo per l’approvazione del provvedimento.

Per questo, nell’immediato le assicurazioni hanno ad un altro traguardo in mente: vorrebbero cioé avere la certezza di poter investire in gestioni separate una buona fetta del 30% che i Pir hanno di investimento libero (mentre il 70% restante deve andare a emittenti italiani). Le gestioni separate sono strumenti che garantiscono di restituire indietro il capitale investito. Così il cliente potrebbe essere attratto da un investimento meno rischioso rispetto ai fondi comuni puri e verrebbe anche ridotto il pericolo, già sollevato da più di qualcuno, che il boom di raccolta sui pir possa creare una bolla speculativa sulle società oggetto dell’investimento. Un’interpretazione alla lettera della legge di Stabilità che ha introdotto i piani a lungo termine fissa invece al 10% la soglia massima che può essere investita su un singolo emittente, gestioni separate comprese. La questione resta aperta ma il nodo dovrebbe essere sciolto a giorni con l’imminente pubblicazione delle linee guida da parte del ministero dell’Economia e la successiva emanazione della circolare dell’Agenzia delle Entrate.

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