Assicurazioni, la rivolta dei carrozzieri

Mercoledì in piazza contro la riforma: «Concorrenza a rischio». Contestato il meccanismo della riparazione affidata solo a officine convenzionate

Carrozzeria (3) ImcLO SCONTRO – La libera scelta degli assicurati non si può davvero toccare. Sono altre le vie per battere le frodi e tagliare i premi dell’Rc Auto secondo i 17.000 carrozzieri autonomi che punteranno i piedi contro la riforma dell’Rc Auto contenuta nel decreto «Destinazione Italia». Una di queste vie, spiega al Messaggero Raffaele Cerminara, segretario Confartigianato Autoriparazioni, «può essere quella di rendere obbligatoria la riparazione dell’auto». Come? «Imponendo come prova la produzione della fattura dell’Autocarrozzeria». Quello che chiedono insomma le imprese associate a Cna, Confartigianato e Casartigiani è ritoccare una riforma che sembra portare vantaggi solo alle imprese assicurative (che che non taglia le tariffe (se non in maniera marginale) e «scarica interamente i costi su una categoria già fortemente provata da cinque anni di crisi».

NO AI CONTRATTI BLINDATI – Al centro delle polemiche, c’è un meccanismo che di fatto reintroduce l’affidamento diretto della riparazione post-incidente a officine convenzionate, impedendo all’automobilista di rivolgersi al proprio meccanico di fiducia (a fronte di uno sconto sul premio l’assicurato può decidere se affidarsi al carrozziere convenzionato oppure farsi carico della spesa eccedente la tariffa fissata dall’assicurazione nel caso faccia ricorso all’artigiano di fiducia). Una norma che non solo «va contro le liberalizzazioni», spiega il presidente di Cna, Daniele Vaccarino, «ma rischia anche di condannare migliaia di piccole imprese a una rapida morte».

I GRIMALDELLI – Ben venga dunque, dicono i carrozzieri, il pagamento diretto all’officina da parte dell’assicurazione, se serve a semplificare la catena. Ma la cosiddetta clausola «di risarcimento in forma specifica» che stringe il campo alle carrozzerie convenzionate (oggi solo 4.000-5.000 imprese) condanna 17.000 imprese autonome che danno lavoro a 60.000 addetti. A rischio, spiega Cerminara «c’è la libera concorrenza delle imprese e la sopravvivenza di un intero settore, ma anche la libertà di scelta degli assicurati e la qualità della riparazione».

Già, perché a sentire anche la Cna, «le condizioni imposte dalle assicurazioni costringono le carrozzerie convenzionate a lavorare sotto costo e a velocizzare al massimo le riparazioni». E i vantaggi economici per gli assicurati? Sarebbero davvero «irrisori» per le imprese che hanno già pronte le proposte da consegnare ai parlamentari per sperare in un ritocco. Basti pensare, precisa Cerminara, che «la riparazione di un’auto (per il 50-60% costituita dai pezzi di ricambio) incide davvero in maniera minima sul costo del sinistro rispetto ai danni fisici».

Naturalmente non la pensa così l’Ania, che ha spinto molto perché si arrivasse a questo schema di riforma. L’associazione che raggruppa le imprese assicuratrici snocciolerà i numeri e i vantaggi per gli assicurati del nuovo impianto in un incontro con la stampa fissato per domani, alla vigilia della protesta dei carrozzieri. Nel frattempo, a promuovere le nuove regole è anche l’Antitrust che nell’indagine conclusa a febbraio scorso aveva indicato proprio negli incentivi alla diffusione della scatola nera, negli strumenti per garantire certezza alla liquidazione dei danni, e nel risarcimento «in forma specifica» le principali soluzione per le distorsioni del settore. L’Italia oltre ad avere i costi medi e frequenza dei sinistri più alti nell’Ue è anche il Paese con le tariffe più salate in tutta Europa.

Fonte: Il Messaggero

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