Assicurazioni, l’Italia gioca (male) in difesa

Assicurazioni - Tecnologia - Startup Imc

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(di Roberto E. Bagnoli – Corriere Economia)

Solo un quarto dei lavoratori ha aderito alla previdenza complementare, il peso della copertura danni è la metà della media europea. Ma con lo Stato che si ritira…

Il modello tradizionale del welfare è entrato da tempo in crisi: da solo, infatti, lo Stato non riesce più a soddisfare tutti i bisogni dei cittadini. Si sta rapidamente passando a un modello in cui il sistema pubblico si limita a fornire i servizi di base e i cittadini sono chiamati a fare la propria parte per integrarlo. Il mondo assicurativo rivendica da tempo un ruolo più ampio in questo settore, in cui siamo molto indietro rispetto agli altri paesi europei.

Il primo campo è quello della previdenza. Con l’entrata in vigore del metodo contributivo per tutti i lavoratori, il sistema pensionistico pubblico da solo non sarà più in grado di garantire ai futuri pensionati un sufficiente tenore di vita. La pensione di scorta, insomma, sarà sempre più necessaria soprattutto per i giovani, che avranno pensioni decisamente basse. La previdenza integrativa, però, stenta a decollare: in base ai dati della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), infatti, le forme pensionistiche complementari contavano 7,612 milioni di aderenti, circa un quarto dei potenziali aderenti. Il tasso di adesione, però, è particolarmente basso fra i giovani, che più avrebbero bisogno d’integrare la pensione.

Carenze

Non è solo la previdenza, comunque, ad aver bisogno di un sistema integrativo rispetto a quello pubblico, e anche in questo caso le compagnie assicuratrici rivendicano uno spazio più ampio rispetto all’attuale. «Anche nella sanità e nell’assistenza l’assicurazione può svolgere un ruolo determinante nel garantire la sostenibilità del sistema nel lungo termine — ha sottolineato Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania, all’assemblea annuale dell’associazione —. In Italia il peso della spesa sanitaria pubblica rispetto al Pil è grosso modo in linea con quello degli altri maggiori paesi europei, ma una sua crescita significativa non sarebbe sostenibile, a maggior ragione perché già oggi alcune criticità caratterizzano il nostro sistema sanitario. Conseguenze tangibili di questa difficoltà sono il fenomeno delle liste d’attesa, e il fatto che gran parte della spesa sanitaria privata è di tipo out of pocket, cioè sostenuta direttamente dai cittadini».

In base ai dati dell’Ocse, in Italia la spesa sanitaria pubblica è passata dai 111 miliardi di euro del 2009, ai 110 del 2012 sino ai 112 del 2015. Quella privata, invece, è aumentata in misura maggiore: dai 31 del 2009 ai 33 del 2012 sino ai 36 miliardi di euro del 2015. Rappresenta il 2,2% del Pil, e per l’85% non viene sostenuta da polizze assicurative, fondi e altre forme di assistenza sanitaria integrativa ma, appunto, rimane a carico delle famiglie.

Anziani e persone

L’Italia è un paese che invecchia sempre di più e i bisogni della popolazione aumentano anche nell’assistenza alle persone che non sono più autosufficienti nella vita di tutti i giorni: contro questo rischio, del resto, il welfare pubblico offre una protezione davvero ridotta. Secondo l’Ania, anche in quest’area «servono riforme per rendere il sistema più efficiente e sostenibile. Oggi, infatti, il welfare pubblico è strutturato per soddisfare più la fase acuta delle patologie, che la riabilitazione e l’assistenza necessarie alla continuità terapeutica».

L’Italia è decisamente sotto-assicurata rispetto alla media degli altri paesi europei. Nel 2015 l’incidenza dei premi non auto (escludendo quindi l’assicurazione obbligatoria per i veicoli), nel nostro paese era pari allo 0,9%, contro il 2,4% della Francia, il 2,5% della Germania, il 2,1% della Gran Bretagna e il 2% della Spagna.

Il ritardo nella diffusione delle polizze contro i danni rende vulnerabili famiglie e imprese. Accanto al welfare, un’altra area di fortissima scopertura è quella delle calamità naturali: una questione che riemerge in modo drammatico in occasione di uno dei terremoti o degli altri gravi eventi che periodicamente colpiscono il nostro paese. L’80% degli italiani abita in una casa di proprietà, ma solo il 45% delle abitazioni (la metà rispetto a quanto avviene in Francia, Germania o Gran Bretagna) è assicurato contro i danni alla proprietà, sia per mezzo di polizze individuali sia attraverso quelle del condominio.

Eventi catastrofali

Il 45% della popolazione italiana e il 50% delle imprese vive e opera in zone a elevato rischio di alluvione. Due terzi dei comuni si trova in aree a rischio terremoto, e un’analoga percentuale di fabbricati, ma la percentuale delle case italiane assicurate contro il terremoto è irrisoria, intorno al 2%. Da almeno vent’anni si discute per un sistema pubblico-privato di copertura contro questi rischi, ma tutti i progetti sono rimasti sulla carta per motivi di opportunità politica. E alla fine è sempre lo Stato a pagare i conti dei danni, che ogni anno ammontano in media a tre miliardi di euro.

Italia - Coperture assicurative (Corriere Economia 13.02.2017) Imc

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