Assicurazioni, non gestire la complessità deprime il Roe dell’80%

Assicurazioni - Gestione sinistri Imc

Assicurazioni - Gestione sinistri Imc

(di Federica Pezzatti – Plus24)

Uno studio di Zeb mostra l’effetto sui conti dell’arrivo di nuovi player e della normativa

«La felicità è un sistema complesso». Il titolo del film uscito nelle sale cinematografiche circa un anno fa non si addice al settore assicurativo dove la complessità inizia invece ad avere un certo peso anche sui conti .

Il costo derivante dalla continua evoluzione del quadro regolamentare e normativo e dalle sfidanti condizioni del mercato (andamento dei tassi, entrata di nuovi player, aumento della competizione e così via) viene quantificato in un’esclusivo studio di Zeb, società leader nella consulenza in Germania e non solo. L’analisi, anticipata da Plus24, ha coinvolto 30 compagnie europee rilevando che i gruppi, che non stanno gestendo adeguatamente la crescente complessità, risulteranno più vulnerabili e vedranno erodere la loro redditività futura fino al 80%. Dal 2000 al 2015 il return on equity (Roe) del settore assicurativo in Italia è risultato positivo (sia pur registrando performance negative negli anni 2008, 2010 e 2011, principalmente legate alle crisi finanziarie) con un Roe medio complessivo del 7,8% (8,2% nel vita e 7% nel danni). Ma il futuro è un grande punto di domanda. In questo periodo, infatti, si è complicato all’inverosimile lo scenario. In primis ha influito la regolamentazione: come contabilizzato da Zeb, dal 1997 a oggi la mole di direttive, orientamenti e disposizioni di vario genere ammonta a 6.716 pagine che corrisponde a circa sei volumi della Bibbia (solo Solvency II, l’ultimo rompicapo corrisponde a più di un volume). Ma ci sono anche i cambiamenti tecnologici che stanno rivoluzionando il modo di proporre i contratti. «Il management si trova coinvolto in questa situazione molto complessa. Al punto che la gestione della complessità, come sfida aziendale continua, richiede nuovi modi di pensare e agire: infatti è fondamentale un cambiamento di cultura, governance e percezione dei ruoli – spiega Paolo Ciccarese, managing director e amministratore delegato di Zeb in Italia. Numerose misure sono state lanciate, già attuate o solamente pianificate, però è ancora difficile individuare una gestione indirizzata e strutturata della complessità al fine di aumentare efficacia commerciale ed efficienza operativa». Le prime evidenze infatti mostrano che le compagnie hanno una chiara visione nel giudicare il proprio livello di complessità, ma non hanno ancora sviluppato degli approcci utili per la gestione della stessa.

assicurazioni-complessita-plus24-03-12-2016-imc

Il rompicapo delle fusioni

In particolare, le società assicurative intervistate reputano: il proprio livello di complessità troppo elevato (69%) e incrementato particolarmente negli ultimi 5 anni (72%). Di non essere preparate ad affrontare il crescente grado di complessità (72%). Nel mercato assicurativo, fattori che hanno accentuato e aumentato la complessità, sono state le recenti fusioni tra i diversi gruppi assicurativi che hanno comportato la gestione contemporanea di sistemi informatici, portafogli prodotti e di modelli preesistenti.

Aumentano le spese

Se si osserva l’evoluzione del mercato negli ultimi 15 anni (2000-2015), confrontando i diversi business assicurativi si evince che nonostante i premi vita siano oltre tre volte quelli dei rami danni, dal punto di vista dei costi la situazione è ben diversa, in quanto la gestione del danni genera spese doppie rispetto alla gestione del Vita. Inoltre, dividendo le spese non tecniche tra provvigioni ai canali e altre spese di gestione, si evince dallo studio di Zeb che, sia pur con le differenze dovute ai diversi modelli di business dei rami, le “altre spese di gestione” risultano in crescita in entrambi i comparti: per la precisione con un tasso di crescita annuale composto di 1,8% nel vita e del 2,6 nel danni (periodo 2000-2015). Una gestione efficace della complessità richiede l’esame coerente e continuo di tre principali tematiche:

  • Come si può tenere conto della varietà di canali e del comportamento dei clienti per raggiungere una differenziazione dei prodotti e dei servizi con il minimo livello di complessità?
  • Come ottimizzare l’efficienza del modello operativo e della struttura a supporto?
  • Come rispettare, a livello di gruppo, i crescenti requisiti imposti dai regolatori in modo efficiente ed evitando il più possibile l’aumento della complessità?

L’altra sfida da affrontare è l’evoluzione normativa: vi è un continuo fermento per l’entrata in vigore di nuovi requisiti regolamentari, ma le assicurazioni spesso reagiscono all’adozione di nuove regole in modo frenetico, poco efficiente ed intensivo nell’utilizzo delle risorse.

E sulle italiane pesa il rischio Paese: l’effetto del rialzo dei tassi sulla massa dei BTp nei portafogli dei gruppi

È chiaro che sulle compagnie italiane pesa soprattutto il rischio Paese che sta infatti penalizzando i nostri player nazionali che hanno raggiunto però dimensioni internazionali. La minaccia principale arriva dal debito pubblico in particolare dai titoli del Tesoro presenti nei portafogli delle compagnie.

Se il possibile rialzo dei tassi è auspicabile per le compagnie sul lungo periodo il fenomeno va gestito molto attentamente nel breve per contenerne gli impatti negativi sui bilanci Local, sull’Scr, indicatore che corrisponde al capitale economico che un’impresa deve detenere per limitare la probabilità di rovina allo 0,5%, vale a dire una ogni 200 anni (ai sensi di Solvency II). E non ultimo sulle vendite dei prodotti di risparmio e finanziari. In questo senso anche il Regolatore (Ivass) sta verificando le possibilità per supportare nella gestione eventuali impatti negativi nel breve con nuove regole.

Nel frattempo nel mese di ottobre secondo i dati Ania la nuova produzione Vita scende del 12,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno ed è ancora monopolizzata da Banche e Posta. Va tuttavia segnalato che sembra che si stiano rimettendo in moto le reti agenziali che nel loro complesso hanno registrato un volume di nuovi premi in forte aumento rispetto allo stesso mese del 2015 (il più alto da inizio anno): nel dettaglio, il risultato positivo è dovuto sia agli agenti, che hanno avuto un incremento dei premi del 43%, con una quota di mercato pari al 13% dell’intera nuova produzione vita, sia alle agenzie in economia, che hanno registrato un aumento del 6,5%, a fronte di una raccolta di nuovi premi pari al 3% del new business totale. Nel mese di ottobre la rete agenziale complessiva ha intermediato principalmente prodotti di ramo I per oltre il 70% (oltre l’80% nel mese precedente).

Related posts

Top