Assicurazioni, ora il comando è multinazionale

Mario Greco (11) Imc

Mario Greco (11) Imc

Il tedesco Buberl capo di Axa, l’italiano Greco di Zurich, il francese Donnet del Leone: i big fanno scelte «crossborder». Come guadagnare con i tassi zero e la spinta verso l’hi-tech: problemi e soluzioni comuni per i top manager internazionali

Dunque, c’è un top manager italiano che comanda in Svizzera, un tedesco in Francia, un francese in Italia… a leggerla così potrebbe sembrare l’inizio di una di quelle barzellette (non sempre politically correct) che un tempo andavano molto di moda. Invece è la fotografia senza nomi ma affatto «seria» di quanto sta accadendo oggi al vertice dei big assicurativi europei.

Un incrocio di cambi della guardia «crossborder» che dimostra una volta di più quanto il mercato assicurativo stia diventando internazionale, perdendo disomogeneità «regionali». Anche perché le compagnie tedesche, francesi, italiane o spagnole hanno in comune sia problemi strategici come guadagnare con i tassi d’interesse a zero o sotto (da tempo e in prospettiva), sia le soluzioni, che fanno riferimento al mix di portafoglio prodotti, all’articolazione multicanale della struttura di vendita, al taglio dei costi e agli investimenti in piattaforme hi-tech e big data.

Trieste

Chi fa riferimento al modello Amazon, società che da libreria online è diventata un ipermercato-web , chi si ispira all’iPhone, e dunque alla mobilità nell’offerta: gli stessi temi di fondo sono sulle scrivanie di tutti i top manager e consigli di amministrazione. Di conseguenza per successioni e svolte nelle compagnie, dove per «core business» si guarda al lungo periodo, le scelte si compiono sempre di più selezionando su base «worldwide» per competenze e propensione a innovare, mentre è diventato ininfluente il tema della nazionalità: nel suo significato professionale di conoscenza del «territorio» e delle sue questioni specifiche non ha più peso. In questo nuovo scenario «crossborder» un passo che ha sorpreso i mercati è stato il primo in ordine di tempo, cioè la rinuncia a un ulteriore mandato di Mario Greco (nella foto) come group ceo delle Generali e il suo «trasloco» in Zurich, dove in passato era già stato numero due. La sorpresa non è stata dunque la destinazione (da quando sono cominciati i rumor di un possibile addio di Greco non si è parlato d’altro che di un suo ritorno in Svizzera) del top manager ma la sua uscita dal Leone maturata nei mesi immediatamente successivi alla presentazione del nuovo piano industriale strategico. Fatto sta che ora l’italiano Greco guida il gruppo elvetico Zurich.

Al suo posto, alla guida della più grande compagnia assicurativa italiana, il 17 marzo è salito il francese Philippe Donnet, che nel Leone era già country manager per il nostro paese e che conosce dunque molto bene sia la compagnia sia i mercati nella quale opera. Il suo nome era in cima alla short list del piano di successione elaborato dalla compagnia anche se non è mancata una ricognizione esterna con mandato a un head hunter.

Francese per nascita, formazione, relazioni e curriculum precedente, visto che è cresciuto in Axa con il fondatore Claude Bébéar, ha esperienza internazionale ma nel nostro Paese ha già vissuto per lunghi periodi da quando è stato ceo di Axa Italia e ha praticamente stabilito qui la residenza dopo che Greco lo ha chiamato a Trieste nel 2013. Certo, nel vertice a Trieste c’è già stato un francese: Antoine Bernheim, che ha presieduto la compagnia per due volte e complessivi 12 anni: pur con un portafoglio di deleghe reso ancora più ampio in sostanza da statura, relazioni e influenza personale, non è stato ufficialmente il capo-azienda.

La prima mossa del group ceo Donnet è stata una revisione della struttura organizzativa di Generali che porta tutte le regioni in cui opera il gruppo a essere rappresentate nel group management committee. Contestualmente Donnet ha «strappato» ad Axa Italia l’amministratore delegato francese Frédéric de Courtois per affidargli una nuova funzione che riguarda Emea, Asia e America. Chi lo sostituirà nella filiale del gruppo d’Oltralpe? A Parigi starebbero guardando sia all’interno sia sul mercato, anche se al momento il focus principale, considerato il cambio della guardia in corso, è sulla prima fila del quartier generale.

Svolte

Perché se il caso Greco ha rappresentato una sorpresa in quanto uscita inattesa, ciò che invece sta accadendo nella superbig francese Axa è una «sorpresa» perché a Parigi si tratta di un quasi-inedito nazionale. Il 21 giugno, quando la compagnia presenterà il nuovo piano strategico, di fronte agli analisti ci sarà anche il nuovo amministratore delegato, il tedesco Thomas Buberl, che per quattro anni ha guidato Axa Germania. Quando Henri de Castries, dopo 27 anni di lavoro in Axa e 17 da numero uno (è stato il successore di Bébéar) ha deciso di lasciare a settembre, in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, la sua carica è stata separata in quella di ceo, assegnata appunto a Buberl, e nella presidenza non esecutiva affidata a Denis Duverne. Lo stesso de Castries in una lettera ai dipendenti ha spiegato così il passo: «Prima di entrare nel nuovo ciclo strategico ho considerato fosse il momento più adatto per avviare la transizione al nuovo management team».

Il fatto che la scelta per il successore sia ricaduta su un tedesco è davvero un fatto «storico» per il gruppo e anche per la Francia, dove i casi di vertici industriali stranieri rappresentano una rarità. Perciò Pierre Gattaz, presidente della Confindustria francese, ha commentato così la svolta: «È un modo per costruire l’Europa». Buberl, dopo aver studiato a Coblenza, San Gallo e Lancaster, e maturato esperienze professionali in Boston consulting, Winterthur e Zurich, è approdato in Axa nel 2012.

Corollario di questi passaggi crossborder può infine essere considerato il fatto che Sergio Balbinot sia stato cooptato nei giorni scorsi nel consiglio di Unicredit in qualità di rappresentante del socio Allianz. Balbinot, che è stato amministratore delegato di Generali con Giovanni Perissinotto, nell’ottobre 2014 è entrato nel board of management del gruppo tedesco. Un italiano ai vertici in Germania che entra nel board della banca più «tedesca» d’Italia. A proposito di quella barzelletta…

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