Assicurazioni, polizze vita elusive

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Agenzia delle Entrate (2)(Autore: Vincenzo Josè Cavallaro – ItaliaOggi)

L’orientamento dell’Agenzia delle Entrate emerge dagli atti di verifica su Credit Suisse. Calcolo imposte anno su anno e non quando si riscatta

Polizze vita, tassazione stravolta. Per l’Agenzia delle entrate tassazione non al momento del riscatto ma di anno in anno, durante tutta la durata del contratto. A questo risultato si arriva leggendo gli avvisi di accertamento notificati nelle scorse settimane dall’Agenzia delle Entrate nell’indagine Credit Suisse.

Per la prima volta dunque è messo in discussione il differimento d’imposta, caposaldo della fiscalità dei contratti di assicurazione sulla vita. Gli avvisi di accertamento notificati dall’Agenzia delle entrate sulle annualità in scadenza raccontano di più dell’indagine della procura della Repubblica di Milano sulle polizze emesse dalla società Credit Suisse Life Bermuda e sottoscritte da residenti italiani in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale. Secondo il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano, che ha indagato sotto la direzione della procura della Repubblica di Milano, i contratti di assicurazione sulla vita emessi da Credit Suisse Bermuda devono essere riqualificati in gestioni patrimoniali. E questo sulla base di specifiche procure rilasciate dalla compagnia assicurativa ai sottoscrittori delle polizze per impartire istruzioni al gestore e alla banca depositaria sulle singole operazioni di acquisto/vendita dei titoli sottostanti alle posizioni assicurative in parola. L’art. 45, comma 4, del Tuir, prevede che i capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione costituiscono reddito per la parte corrispondente alla differenza tra l’ammontare percepito e quello dei premi pagati. Un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione non è produttivo di reddito sino alla decisione del sottoscrittore di procedere al riscatto, totale o parziale della posizione. In tal caso, costituisce reddito il differenziale tra quanto versato e quanto effettivamente percepito. Tale meccanismo di differimento d’imposta al riscatto assume la denominazione di Tax deferral. La Guardia di finanza nell’indagine Credit Suisse contesta per la prima volta la tenuta di questo meccanismo. E questo in relazione all’influenza del sottoscrittore nelle scelte di gestione del sottostante delle posizioni assicurative. Secondo l’articolo 1882 del codice civile, l’assicurazione è il contratto col quale l’assicuratore, verso pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno a esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana. Il contratto di assicurazione può essere stipulato sulla vita propria o su quella di un terzo. La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione o con successiva dichiarazione scritta comunicata all’assicuratore o per testamento.Per effetto della designazione il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione. Questa è la ragione dell’esclusione delle somme corrisposte a seguito del decesso dell’assicurato dall’asse ereditario.

Nel contratto di assicurazione sulla vita, il premio pagato dal contraente rappresenta dunque la prestazione a fronte della quale la compagnia assicurativa si impegna a rivalere l’assicurato in relazione a un evento della vita umana. Durante la durata del contratto la compagnia assicurativa accantona e investe i premi ricevuti a copertura degli impegni contrattuali assunti. Le polizze emesse da Credit suisse Bermuda, a differenza delle polizze emesse dalle compagnie italiane, sono polizze a fondo interno dedicato: i premi raccolti vengono accantonati in «segregated accounts», cioè unità di conto dedicate. Si tratta dunque di polizze a fondo interno dedicato, i cui premi non vengono gestiti «in monte» dalla compagnia, unitamente agli altri premi, ma in modo dedicato. Su tali unità di conto, poteva operare, secondo la ricostruzione della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Entrate, il sottoscrittore della polizza, tramite una specifica procura rilasciata dalla compagnia assicurativa. Da tale assunto discende la riqualifica dei contratti così sottoscritti in vere e proprie gestioni patrimoniali, i cui redditi andavano tassati, secondo i verificatori, di anno in anno. Il potenziale dell’inchiesta della procura di Milano è dunque esplosivo, perché mette in discussione uno dei capisaldi della fiscalità assicurativa, il Tax deferral. Spesso le polizze estere sono state utilizzate come strumento di protezione e trasmissione patrimoniale, ancorché secondo la Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate la motivazione principale della sottoscrizione di tali polizze era quella di eludere la cosiddetta Euroritenuta, che sarebbe stata applicabile sul pagamento degli interessi prodottisi sulle singole unità di conto sulla base della direttiva sul risparmio transfrontaliero. Il codice civile prevede infatti che le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare. Impignorabilità e insequestrabilità che, secondo la giurisprudenza di merito (tra gli altri tribunale di Parma, sentenza numero 1107 del 2010) sono collegate alla «funzione previdenziale» delle polizze. Le polizze a contenuto spiccatamente finanziario, in cui non è presente la garanzia di restituzione del capitale iniziale, in quanto strumenti speculativi che non perseguono alcuna funzione previdenziale, sono, secondo tale filone giurisprudenziale, pignorabili e sequestrabili. La prova della gestione interposta del sottostante da parte del sottoscrittore e la conseguente riqualifica di tali contratti determina, oltre alla tassazione dei rispettivi rendimenti di anno in anno, anche la pignorabilità e sequestrabilità delle polizze in parola.

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