Assicurazioni private e fondi sanitari integrativi, opportunità per il sistema o cambio di sistema?

Salute - Sanità integrativa Imc

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La spesa sanitaria intermediata dalle varie forme di sanità integrativa, secondo i dati dell’OCPS, Osservatorio Consumi Privati in Sanità, ammonta in Italia a circa 4,4 miliardi di Euro, pari a circa il 13% della spesa sanitaria privata, che complessivamente ammonta a circa 33 miliardi. Il fenomeno appare in forte crescita, ed interessa già oggi più di 10 milioni di italiani. Motore Sanità ha organizzato oggi a Venezia una giornata per far emergere delle strategie per la sanità italiana che, attraverso un rilancio di una alleanza pubblico – privato promuova lo sviluppo di un secondo pilastro di finanziamento dei servizi sanitari, aperto a tutti i cittadini.

Antonella Basso, Prorettrice alla Programmazione e valutazione della Università Ca’ Foscari di Venezia, ha aperto i lavori esplicitando le 4 aree impegnate al tema dell’ageing: economica, linguistica, umanistica e scientifica. “E’ interessante parlare di assicurazioni e fondi integrativi perché è un tema che si presta particolarmente per lo studio e le applicazioni finanziarie e assicurative”.

“L’aumento della popolazione anziana ed i nuovi fabbisogni sanitari rappresentano fattori che destabilizzano la sostenibilità del sistema sanitario nazionale, sempre più compresso da risorse inadeguate – ha quindi sottolineato Vittorio Morello, presidente AIOP Veneto. Alla luce di questi fattori il ruolo delle assicurazioni private e dei fondi sanitari integrativi è destinato a diventare sempre più importante”.

Massimo Campedelli (Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa) si è interrogato sull’opportunità di un cambio di sistema del sistema privato, cercando di fare un excursus di come viene affrontato nel nostro Paese il tema delle assicurazioni e dei fondi nelle varie regioni italiane: “Il Veneto, per esempio, promuove lo sviluppo di forme integrative regionali di assistenza socio-sanitaria. La città di Milano, e quindi la Lombardi, ha sviluppato una pratica che riguarda la sanità integrativa. L’Emilia Romagna ha un accordo per l’istituzione di un fondo extra Lea per la copertura di prestazioni odontoiatriche. Il Piemonte ha fatto un accordo per l’assistenza domiciliare. Il Lazio valorizza la funzione della promozione sociale di servizio e di innovazione svolta dalle SMS”.

Mario Del Vecchio, direttore OCPS SDA Bocconi, ha parlato di dati economici: le cifre ammontano a 114 miliardi di Euro di spesa pubblica e circa 34 miliardi di spesa privata – di cui 5 in servizi ospedalieri, 12,8 in farmaci e 15,7 in servizi ambulatoriali – a carico dei cittadini. Questi dati sono relativamente stabili e omogenei su tutto il territorio nazionale e circa il 4,5% ritorna al sistema pubblico sotto forma di ticket. Il 51% degli italiani nell’ultimo anno ha fatto una visita specialistica. I consumi sanitari privati sanitari valgono il 3,4%. In Veneto, la spesa sanitaria privata pro capite vale 676 milioni di euro. È fondamentale quindi capire quindi se il SSN possa essere o no il connettore strategico che guidi il cittadino sulla scelta migliore dei due sistemi.

Ivan Cavicchi, professore di Sociologia delle organizzazioni sanitarie e Filosofia della medicina presso l’Università Tor Vergata di Roma ha elencato una serie di disfunzioni legate a problemi di accesso, di qualità, e di contingenza del bisogno: “A questo punto bisogna affrontare l’interrogativo: opportunità o cambio di sistema? I numerosi sistemi regionali di governo sanitario fanno sì che le scelte siano difficili e rallentate. Vi è poi il concetto della sostenibilità, che dev’essere associato alla parola “sviluppo” ed è l’approccio giusto in sanità”.

“In questi anni, le evidenze economiche, demografiche e sociali emerse nel nostro Paese confermano come sia necessario rivitalizzare in modo strategico il settore della sanità, potenziando forme di finanziamento aggiuntive e integrative a quelle pubbliche anche attraverso sinergie tra pubblico e privato, per lo sviluppo di un secondo pilastro aperto a tutti i cittadini – ha aggiunto Fiammetta Fabris, direttore generale di UniSalute. Questo orientamento ritengo possa essere anche un volano di sviluppo di investimenti nel campo della prevenzione e della ricerca, due elementi essenziali per potere affrontare le grandi sfide del futuro”.

Carla Collicelli di ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha quindi spiegato che “le difficoltà che i cittadini italiani incontrano nel trovare risposta in maniera adeguata ed in tempo utile, ai loro bisogni di salute, soprattutto quando si tratta della assistenza continuativa per le patologie croniche e gli accertamenti diagnostici e preventivi, sono ormai una realtà certificata da tutte le istituzioni e gli osservatori nazionali ed internazionali. La spesa privata dei cittadini per la salute continua a crescere, ed è per ala gran parte non intermediata da soggetti di tipo mutualistico o assicurativo”.

“La miglior tutela dell’universalismo e dell’equità del Servizio sanitario nazionale – ha infine evidenziato Marco Vecchietti, consigliere delegato di RBM Assicurazione Salute passa per lo sviluppo di un secondo pilastro anche in Sanità, in grado recuperare una dimensione collettiva per la spesa sanitaria privata contenendone nel contempo l’impatto sui redditi delle famiglie. In questa prospettiva le compagnie di assicurazione possono mettere a disposizione del Paese delle risorse fondamentali per garantire qualità e sostenibilità delle cure per i cittadini di oggi e di domani”.

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