Assicurazioni, Rossi (IVASS): Dai big data vantaggi ma anche rischi privacy

Salvatore Rossi (4) Imc

Salvatore Rossi (4) Imc

(Fonte: Borsa Italiana / Il Sole 24 Ore Radiocor Plus#2)

Big data e la digitalizzazione sono un’opportunità per il settore assicurativo, sia per le compagnie, sia per i clienti, ma al tempo stesso possono aprire la strada a discriminazioni e soprattutto a problemi di privacy. Lo ha sottolineato Salvatore Rossi (nella foto), presidente di Ivass e direttore generale della Banca d’Italia a un convegno a Milano (la XV edizione dell’Insurance Day – ndIMC), evidenziando che il ruolo dei supervisori è quello di tutelare, senza ostacolare la rivoluzione digitale.

Rossi si è soffermato sui problemi della assicurazione sanitaria nell’era di big data e della cybersecurity. “Dall’enorme quantità di dati sulla vita delle persone che la digitalizzazione e il web mettono a disposizione scaturiscono vantaggi per le imprese e di riflesso per i consumatori, quali prodotti ritagliati sulle reali esigenze dei clienti, minori costi operativi dei sinistri, miglior contrasto delle frodi”, ha detto Rossi, rilevando che però “il rovescio della medaglia è la segmentazione della clientela. Se diviene troppo granulare mina la natura mutualistica e solidale delle assicurazioni. Soprattutto è una potenziale attenuazione della privacy”. Il compito dei “regolatori e dei supervisori è apprestare tutele per il consumatore digitale senza opporci all’onda della rivoluzione tecnologica”. Riconoscere quindi e stimolare “gli innegabili benefici che essa porta con sè, ma vigilando con attenzione sulle derive e sulle distorsioni che essa può produrre”.

Rossi ha fatto l’esempio della digital health insurance, l’assicurazione sanitaria digitale, che si avvale di dispositivi digitali portabili come i braccialetti elettronici o di strumenti di diagnostica genetica, che oltre a dare informazioni sullo stato di salute dei clienti incentivano anche stili di vita più sani. “Grazie alla possibilità di profilare il rischio nel tempo diventa possibile anche offrire l’accesso alla copertura assicurativa a soggetti rischiosi prima esclusi, come ad esempio i diabetici”, ha rilevato Rossi. In questa ottica, “lo strumento assicurativo può contribuire a rendere più efficiente l’intero sistema del welfare, offrendo opportunità di allargamento del mercato alle compagnie”.

Ma “non sono tutte rose e fiori”: ogni paziente-assicurato genera big data con vantaggi al momento della necessità per il cliente stesso e per i medici e gli ospedali. Ma “si pone un formidabile problema di riservatezza di informazioni personali assai delicate di competenza del Garante della privacy, con rilevanti profili di interesse anche per l’Ivass”. Il rischio è che le compagnie sfruttino i big data “per selezionare i clienti migliori ed emarginare dal mercato i soggetti meno attraenti, così affievolendo i principi di mutualità alla base del mercato assicurativo”. I supervisori, quindi, “devono verificare che questi dati siano effettivamente usati per migliorare la valutazione dei rischi, non per discriminare”.

Sul Cyber risk, Rossi ha spiegato che da una rilevazione dell’Ivass è emersa una elevata consapevolezza dell’industria assicurativa sulla necessità di mitigarlo quale forma di rischio operativo e ma “sono necessarie verifiche da parte della nostra Vigilanza sullo stato di preparazione delle singole imprese” e a “livello di sistema, può essere utile promuovere progetti per innalzare ancora la consapevolezza e porre a fattor comune le esperienze nel settore”.

Quanto alla diffusione delle assicurazioni online, Rossi ha indicato che “questo non vuol dire che il modello distributivo tradizionale abbia i giorni contati: imprese e clienti sembrano volere ancora le reti fisiche, a condizione che esse si evolvano e si adattino a una strategia integrata”. Le compagnie che vogliano vendere soltanto online devono organizzarsi di conseguenza: segmentare la clientela, offrire prodotti semplici, affinare i servizi post vendita. In ogni caso, i supervisori sono cauti: “la distribuzione via web, accanto a iniziative corrette, trasparenti e di autentico interesse per la clientela, può nascondere fenomeni opachi, a volte del tutto irregolari, come certe forme di furto d’identità ai danni di intermediari corretti e inconsapevoli”.

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