Assimoco, presentazione quarto rapporto “Un Neo-Welfare per la famiglia”

Famiglia - Disoccupazione - Protezione Imc

Famiglia - Disoccupazione - Protezione Imc

Il gruppo assicurativo di riferimento del Movimento Cooperativo Italiano ha presentato la quarta edizione del rapporto (“Proteggere e accompagnare i figli nella vita adulta: una questione di cooperazione”), nel quale emerge che per il 60% degli italiani un reddito netto tra i 1.000 e i 2.000 euro renderebbe autonomi i figli (ma i giovani si accontenterebbero anche di 1.000 euro). Nel 2016 le famiglie italiane nel 2016 hanno regalato ai figli 38,5 miliardi di Euro. La Germania è un esempio di nazione che ha introdotto forti cambiamenti, favorendo la famiglia con agevolazioni fiscali, asili nido per bambini sotto i tre anni e una maggiore partecipazione dei padri

Avere un reddito continuativo da lavoro rappresenta una delle condizioni importanti per poter diventare autonomi e oltre il 60% degli italiani colloca questo reddito tra i 1.000 e i 2.000 Euro netti al mese, ma, pur di avviarsi concretamente al lavoro il 19% dei giovani si accontenta anche di 1.000 Euro netti al mese, confermando così “una forte spinta a entrare nella vita adulta”. Sono questi alcuni dei dati emersi nella quarta edizione del Rapporto del Gruppo Assimoco, Un Neo-Welfare per la famiglia. Proteggere e accompagnare i figli nella vita adulta: una questione di cooperazione.

L’indagine – anticipata alla stampa nella giornata di ieri, sarà presentata domani, mercoledì 10 maggio, alla Camera dei Deputati, alla presenza del Sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e Politiche sociali, Luigi Bobba – ha evidenziato anche che esiste una propensione significativa a investire una quota dei risparmi familiari in favore della protezione dei rischi dei figli e della promozione della loro autonomia tramite la sottoscrizione di piani di accumulo di capitale. Nel dettaglio, segnalano da Assimoco, è opportuno che le famiglie investano maggiormente in polizze di previdenza integrative (sempre in favore dei figli) per coprire i periodi di lavoro precario oppure per l’eventuale disoccupazione (35,9% della popolazione italiana tra 18 e 60 anni) oppure nel riscatto degli anni di laurea dei figli (32,3%) o ancora in polizze di assicurazione per proteggere gli eventuali periodi di disoccupazione dei figli (32,6%).

Il Rapporto, realizzato da Ermeneia, Studi e Strategie di Sistema, evidenzia “in maniera inequivocabile” anche la necessità, da parte del sistema Italia, di adottare politiche giovanili adeguate per favorire la transizione alla vita adulta dei figli. “Il passaggio alla vita adulta e la formazione di nuovi nuclei familiari – ha spiegato Ruggero Frecchiami, direttore generale del Gruppo Assimoco – sono strettamente legati e va da sé che una società che non supporta concretamente queste due fasi ha poche chance di svilupparsi in maniera armoniosa”,

Secondo quanto rileva il rapporto, i Paesi che ottengono risultati migliori in termini di transizione all’età adulta (i Paesi nordici, in particolare Finlandia e Danimarca) presentano generalmente una varietà di strumenti di supporto ai giovani: non esistono, per esempio, genitori single che ricevono una sola fonte di assistenza sociale, mentre l’Italia ha il numero maggiore di giovani in questa categoria. Inoltre, come ha messo in luce un capitolo sul confronto internazionale curato da Francesco Billari – Prorettore e Professore di Demografia presso il Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico dell’Università Bocconi – e da Nicolò Cavalli, del Dipartimento di Sociologia, dell’Università di Oxford e Nuffield College, i Paesi nordici hanno sussidi di disoccupazione ampi e generalmente lunghi (fino a 24 mesi); una percentuale molto elevata (spesso pari al 100%) di studenti che ricevono borse di studio e una percentuale molto bassa (spesso pari allo 0%) di studenti che pagano rette universitarie. Questi Paesi, inoltre, “hanno sistemi generosi in termini di housing benefit e sistemi di welfare relativamente efficienti e strutturati”, per quanto riguarda l’assistenza ai giovani come gruppo sociale, in maniera relativamente omogenea.

Guardando ai Paesi più vicini all’Italia, indicano ancora i curatori del rapporto, la Germania è stata di recente indicata come un esempio di Nazione che ha introdotto forti cambiamenti per quanto riguarda la riconciliazione tra lavoro e famiglia.  Tra il 2006 e il 2008, il Governo di grande coalizione tedesco ha infatti introdotto agevolazioni fiscali per le famiglie (tra cui un sussidio di 300 Euro al mese per 14 mesi, a prescindere dal reddito, per famiglie con un solo lavoratore), investimenti pari a 4 miliardi di Euro per l’espansione dell’offerta di asili nido per bambini sotto i tre anni, e una nuova legge sui congedi parentali (allungati da 10 a 12 mesi con salario decurtato di un terzo fino a un limite di 1800 Euro al mese). La nuova legge promuove anche una maggiore partecipazione dei padri: il congedo può essere preso dalla madre o dal padre, e sono previsti due mesi addizionali a disposizione del genitore che non ha preso il congedo. E’ così che la Germania “ha introdotto un modello di investimento sociale anche grazie all’attivazione progressiva, nella forza lavoro, della partecipazione femminile”.

Come mette quindi in luce il rapporto del Gruppo Assimoco, si tratta di un insieme di strumenti “a cui l’Italia è poco avvezza e a cui ha tentato di sopperire facendo leva su risorse familiari”. Dal Rapporto 2017, che ha intervistato e analizzato tre campioni rappresentativi nazionali, costituiti dai capifamiglia tra i 18 e i 60 anni (idealmente i genitori), dai giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni ( i figli) e dalle persone tra i 61 e i 75 anni (i nonni) è emerso, infatti, che in Italia esiste uno scambio significativo di aiuti reciproci tra le diverse generazioni, connesso al tradizionale accudimento prolungato dei figli, alla debolezza delle politiche sociali rivolte ai giovani e alle famiglie e all’impatto della crisi. Numeri alla mano, lo scambio di aiuti economici, nella direzione genitori/figli ammonta a 30,5 miliardi di Euro nell’anno 2016 e sale a 38,5 miliardi se si sommano gli aiuti ricevuti dai nonni, bisnonni o da altre persone anziane. Esiste poi lo scambio di aiuti non in denaro, ossia di cibo, vestiti, cellulari, computer, ma soprattutto servizi di assistenza e di sostegno quotidiano, che possono interessare più del 60% dei giovani intervistati, secondo quanto questi ammettono di aver ricevuto dai genitori.

Il tutto considerando che l’età media di uscita dei giovani dalla famiglia risulta “ritardata” e cioè pari a 30,1 anni contro una media europea di 26,1: ma l’Italia è in buona compagnia con la Grecia (29,4 anni) e con la Spagna (29,0 anni), ma contemporaneamente lontana dalla situazione della Germania (23,8 anni) e ancora di più da quella della Svezia (19,7 anni).

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Gruppo Assimoco – Sintesi rapporto “Un Neo-Welfare per la famiglia. Proteggere e accompagnare i figli nella vita adulta: una questione di cooperazione”

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