Attuari, celebrati a Roma i 75 anni dell’Ordine

Attuari - Analisi - Confronto Imc

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Pensioni, sanità, finanza, assicurazioni: i professionisti della valutazione del rischio “offrono il loro contributo alla soluzione dei problemi del Paese”. Gli attuari nel mondo sono prossimi ai 100mila, circa 23 mila in Europa e poco meno di mille in Italia. Sono richiestissimi (la domanda spesso supera l’offerta) e lavorano soprattutto nelle assicurazioni, nella previdenza, nei fondi sanitari e negli studi libero-professionali. In futuro si apriranno sempre più opportunità anche nelle banche, nella finanza, nell’industria e nella gestione dei rischi tecnologici e informatici

Dopo 75 anni di vita della professione – celebrati nella giornata di ieri a Roma con un convegno nell’aula magna dell’Università La Sapienza aperto da Cosimo Ferri, Sottosegretario di Stato del Ministero di Giustizia – gli attuari italiani si candidano “per un ruolo sempre più importante nell’economia e nelle istituzioni del Paese”.

“Non solo numeri e calcoli – spiegano dall’Ordine – ma un apporto indipendente di esperienza, idee, progettualità, managerialità, governance: come professionisti della valutazione del rischio e della misurazione dell’incertezza, in un’epoca in cui la gestione dei rischi diventa decisiva per ogni attività economica e finanziaria, pubblica e privata, gli attuari offrono il loro contributo alla soluzione dei problemi di fondo del Paese, a cominciare da pensioni e sanità”.

“L’approccio attuariale – ha sottolineato nel suo intervento il presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari, Giampaolo Crenca è un modo unico di percepire i rischi e affrontare l’incertezza con strumenti idonei di natura quantitativa, da rappresentare in modo trasparente e chiaro”.

Nel mondo gli attuari si stanno incamminando verso le 100 mila unità, sono 23mila circa in Europa e quasi mille in Italia. Nella classifica mondiale delle professioni più richieste, evidenziano ancora dall’Ordine, quella attuariale “è da anni nelle posizioni di testa, molte volte la prima”. Anche in Italia la domanda di attuari è molto alta, spesso superiore all’offerta: significa che chi sceglie questa professione “ha una elevata probabilità di trovare subito un impiego, come dimostrano tutte le statistiche”.

Secondo le rilevazioni più recenti oggi gli attuari lavorano nelle assicurazioni (45%), nella previdenza e nei fondi sanitari (16%), esercitano la libera professione (13%), operano nel mondo finanziario (5%), hanno ruoli nelle Autorità di vigilanza (5%) e in diversi altri settori (16%). Nei prossimi anni si prevede che, ferma restando la forte presenza nelle assicurazioni (30%) e le posizioni nelle Authority (5%), cresceranno le opportunità di impiego nella previdenza e nei fondi sanitari (22%), nella libera professione (18%), nel mondo finanziario (10%) e soprattutto nelle imprese non finanziarie (8%), con il 7% di impieghi in altri settori.

Nel futuro della professione, disegnato dagli interventi al convegno per i 75 anni dell’Ordine, ci sono molteplici nuovi settori tra cui il risk management aziendale, nuove competenze finanziarie e assicurative nella sanità complementare, le valutazioni di solvibilità nelle attività commerciali, la misurazione dei rischi operativi e reputazionali, nuove responsabilità nelle banche e nelle società di gestione del risparmio, la gestione dei rischi legati alle catastrofi naturali e all’ambiente, il data quality, i big data, i rischi informatici, etc.

Per accompagnare l’evoluzione della professione, l’Ordine degli Attuari sta portando avanti “un importante quanto articolato progetto, inserito in un disegno più ampio da realizzare in Europa e nel mondo con un lavoro comune, che mette insieme le iniziative per lo sviluppo di nuovi spazi professionali, una filiera formativa, la comunicazione e la riorganizzazione interna operativa e di governance”. L’obiettivo, ha inoltre affermato Crenca, è “una professione sempre più formata, organizzata, visibile e proiettata su più vasti orizzonti professionali”.

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