Attuari: Drenare risorse alla previdenza non è la strada giusta per il futuro del paese

Giampaolo Crenca Imc

Giampaolo Crenca Imc

Le misure in materia previdenziale contenute nel testo finale della Legge di Stabilità 2015 non incontrano il favore degli attuari: “Nonostante le considerazioni e le osservazioni formulate da più parti – afferma in una nota Giampaolo Crenca (nella foto), Presidente del Consiglio Nazionale Attuariil Governo ha perseguito l’idea di sottrarre risorse alla previdenza sia consentendo il trasferimento del TFR che appesantendo la fiscalità per i Fondi Pensione e per le Casse di Previdenza dei Professionisti nonostante l’intervento dell’ultimo minuto del credito di imposta a determinate condizioni. La professione attuariale, pur comprendendo le necessità di cassa del Governo e la situazione del Paese, continua a pensare che questi interventi spot non siano utili”.

“Riteniamo fosse necessario – osserva ancora Crenca – guardare in altre direzioni piuttosto che drenare risorse per le pensioni, quando già è peraltro ben noto che con il passaggio al metodo contributivo (per larga parte realizzato anche dalle Casse) il livello delle pensioni sarà sempre meno adeguato, toccando in molti casi livelli ben al di sotto della sufficienza”.

Il pensiero del Presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari va in particolare ai più giovani: “Oggi per larga parte inconsapevoli, i giovani saranno i più colpiti. E non si pensi solo ai lavoratori dipendenti, perchè anche i lavoratori autonomi ed i professionisti vivono la stessa esperienza. C’è solo da augurarsi che il Governo, in un momento di maggior stabilità economica, possa rivedere alcune scelte riprendendo la strada intrapresa da tempo di incentivare la previdenza complementare e la previdenza in genere, proprio per mettere in sicurezza le pensioni del futuro oggi minate da questi interventi”.

“In tal caso gli Attuari – conclude Crenca – sono come sempre pronti fin da adesso a dare il proprio contributo per l’individuazione delle possibili soluzioni riproponendo comunque la necessità di un intervento strutturale nel segno del welfare allargato ed integrato (pensioni, sanità, assistenza, pensioni)”.

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