«Axa punta sul mercato italiano. Montepaschi, alleanza più stretta»

DE COURTOIS Frederic IMCL’amministratore delegato di Axa in Italia De Courtois: «Con le riforme il vostro Paese è tornato di moda per i mercati. Sottoscriveremo l’aumento da 5 miliardi di Siena»

«L’Italia è tornata di moda». Frédéric de Courtois (nella foto), amministratore delegato di Axa assicurazioni e Axa-Mps, è il numero uno della compagnia francese nel nostro Paese. Seduto nella sala del consiglio del palazzo Axa a Milano, dedicata al Nobel per l’economia Franco Modigliani, riassume con una battuta l’orientamento positivo del gruppo transalpino (e non solo) verso il mercato italiano. Orientamento che si può riassumere in tre punti principali: Axa ha in portafoglio oltre 20 miliardi di Bot e Btp e prosegue negli acquisti; seguirà l’aumento di capitale da 5 miliardi del Montepaschi perciò, con il 3,6% si confermerà primo (e unico) socio industriale della banca senese; il nuovo piano strategico per l’Italia prevede una riorganizzazione importante, la crescita con aumento delle quote di mercato, l’«acquisizione» di agenti professionisti sul mercato e nuovi accordi con istituti per la distribuzione delle polizze.

Cominciamo dal tema forse più «caldo»: Mps.

«Confermiamo quel che avevamo già detto quanto si prospettava la ricapitalizzazione da tre miliardi: seguiremo con la nostra quota l’aumento da cinque. È un segnale di grande fiducia verso Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Abbiamo un dialogo molto importante con il top management, siamo presenti in consiglio e seguiamo con attenzione l’evoluzione della governance della banca. Siamo qualcosa di più di un partner industriale».

Nessun dubbio quando la ricapitalizzazione è stata rivista al rialzo?

«Consideriamo giusta la decisione, così come la determinazione a fare l’operazione il prima possibile».

L’impegno è anche un segnale verso il Paese?

«Senz’altro. Dico che l’Italia è tornata di moda per due ragioni. La prima riguarda anche gli altri Paesi più colpiti dalla crisi: grazie in particolare alla Bce è ormai fuor di dubbio che l’euro verrà difeso fino in fondo; in particolare per l’Italia i mercati intravedono un inizio di riforme che vanno nella direzione giusta e una maggiore stabilità politica».

Quali i progetti per il nostro Paese?

«Vogliamo crescere e rafforzarci in un mercato che presenta novità importanti. Il nuovo piano industriale risponde alle nuove sfide».

Per novità si riferisce alle recenti operazioni che hanno coinvolto le maggiori compagnie italiane?

«Anche. Certo, la fusione UnipolSai e l’acquisizione degli asset ex Milano da parte di Allianz hanno determinato una maggiore concentrazione nei rami danni: le tre maggiori compagnie detengono il 60% del mercato, uno dei più concentrati in Europa. Ma dobbiamo rispondere anche a sfide “strutturali” come quella digitale: quasi il 60% dei clienti prima di sottoscrivere una polizza va sul web. Cinque anni fa la percentuale era vicina allo zero. È una priorità per Axa nel mondo e anche in Italia. Puntiamo proprio sul digitale per rafforzare la capacità dei nostri agenti di essere vicini a clienti e territorio, in un Paese dove vicinanza e prossimità resteranno centrali. Prenderemo il meglio dei due mondi».

Il piano industriale è “unitario”, riguarda cioè anche la joint venture con Montepaschi?

«In marzo i consigli di Axa assicurazioni e Axa-Mps hanno approvato il nuovo business plan e la nuova governance del gruppo. Prima le due compagnie erano gestite in modo indipendente, con due capi-azienda. Ebbene, dobbiamo gestirle come una sola compagnia. Non possiamo prevedere una fusione perciò nel 2015 partirà una società consortile nella quale confluiranno circa metà dei dipendenti in Italia. Metteremo a fattor comune sistemi informatici, finanza, risorse umane, gestione sinistri e altro: la joint venture con Siena è stabile e ne siamo pienamente soddisfatti, abbiamo una rete agenziale di grande qualità e professionalità, ora puntiamo alla condivisione delle strategie di crescita in Italia».

Con quali obiettivi?

«Oggi, con oltre 6 miliardi di premi, abbiamo una quota di mercato pari al 5% sia nel vita sia nei rami danni. Abbiamo l’ambizione di salire di qualche punto, sebbene senza aver predeterminato target specifici».

Anche con acquisizioni?

«Pensiamo a una crescita organica. Poi il gruppo in tutto il mondo, Italia compresa, esamina le buone opportunità che si presentano».

Come pensate di muovervi?

«Puntiamo all’acquisizione di agenti dalla concorrenza, possibilità offerta dalla legge sul plurimandato, continuando a valorizzare la centralità dei nostri attuali agenti. Lo abbiamo già fatto in passato e intendiamo accelerare in questa direzione. In secondo luogo abbiamo deciso di lavorare anche con altre banche, utilizzando due compagnie del gruppo: una già esistente nel vita e una di nuova costituzione nei rami danni. Facciamo questo passo dopo aver raggiunto un accordo in tal senso con Mps, che è e resta il nostro partner bancario più importante».

Avete già preso contatti?

«Sì, con istituti nazionali e locali. Nomi non posso farne».

La bancassurance in Italia ha vissuto fasi alterne.

«Non è decollata nei danni, perché i prodotti sono più complessi da studiare e proporre allo sportello. Le banche finora non hanno investito. Ma le cose stanno cambiando rapidamente, gli istituti di credito hanno un grande appetito di polizze danni, come si può ben vedere dall’offerta crescente di Rc auto. Noi pensiamo di puntare anche su salute, previdenza e protezione».

Autore: Sergio Bocconi – Corriere della Sera

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