AXA Strategic Ventures, in 2 anni 20 investimenti in startup: “Ora guardiamo all’Italia”

AXA Strategic Ventures

AXA Strategic Ventures(di Anna Chiara Gaudenzi – Openinnovation, StartupItalia!)

Minh Q. Tran, General Partner di AXA Strategic Ventures traccia un bilancio dei due anni di attività del fondo e annuncia: “Alziamo il capitale a 400k e iniziamo uno scouting su 2000 startup”

«Le assicurazioni devono investire nelle startup perché possono portare a cambiamenti importanti nel settore. AXA Strategic Ventures si propone come forza di accelerazione per le startup che hanno il potenziale per rivoluzionare il mercato assicurativo e renderlo più attrattivo per i Millennials». Minh Q. Tran, General Partner – Europe di AXA Strategic Ventures racconta in un’intervista esclusiva a StartupItalia! le strategie del fondo di investimenti di AXA lanciato due anni fa e annuncia: «Abbiamo già reso pubblico il nostro primo investimento in una startup italiana (750k per Floome n.d.r.) e non ci fermeremo quiı».

Dottor Tran, due anni fa avete deciso di lanciare AXA Strategic Ventures, che cosa vi aveva spinto a farlo e a quali risultati vi ha portato?

«In questi giorni stiamo festeggiando i due anni dal lancio del fondo di investimento di AXA ma per capire perché abbiamo deciso di intraprendere questa strada bisogna tornare al 2013 quando abbiamo iniziato a investire in startup con AXA Seed Factory, un seed fund lanciato in Francia e che poteva contare su un capitale di 10 milioni di euro. Dato il successo di questa prima iniziativa abbiamo deciso di continuare su questa strada ma ingrandendoci e inaugurando AXA Strategic Ventures, un fondo di venture capital da 250 milioni di euro che si pone l’obiettivo di finanziare startup che portino innovazioni strategiche nei settori assicurativo, dell’asset management, dell’industria dei servizi tecnologici finanziari e dei servizi sanitari. A questi 250 milioni quest’anno se ne vanno ad aggiungere altri 150, il che ci porta a gestire un capitale da 400 milioni di euro. Al momento lavoriamo in Europa e Stati Uniti con 4 uffici e 12 persone dedicate. In questi due anni abbiamo realizzato 20 investimenti e al momento stiamo iniziando una nuova fase di scouting che coinvolgerà 2000 startup».

Verso quali settori rivolgerete gli investimenti dei prossimi mesi? Guarderete anche all’Italia?

«Siamo molto interessanti a progetti che abbiano come focus il Cloud. In particolare cerchiamo startup che ci propongano qualcosa di innovativo e infrastrutture Cloud con sistemi che possano aiutare la nostra rete distributiva a lavorare meglio. Ma questo è solo uno dei settori a cui guardiamo. Siamo interessati a tutte le tecnologie che possono migliorare il mondo delle assicurazioni. Tra le varie aree di interesse abbiamo i Big Data, l’Internet of Things, la Blockchain, l’analisi predittiva. Insomma ci interessano tutte le tecnologie che possano conciliarsi con il nostro business e avere su di esso un impatto disruptive. Per quanto riguarda l’Italia abbiamo appena annunciato il nostro primo investimento: 750K sulla startup Floome. Ma non ci fermeremo qui. Abbiamo lanciato un vero e proprio fondo anche in Italia e cominceremo a fare scouting di startup».

Come dev’essere una startup per destare il vostro interesse?

«Io mi occupo in particolare di startup early stage. Ci sono tre cose a cui guardo: il team, il business model e la capacità di rispondere a un’esigenza di mercato. Per fare una startup bisogna costruire una squadra di successo che lavori bene e che sia in grado di lavorare bene con noi, conta moltissimo anche avere un business model di successo ma soprattutto conta aver fatto un’analisi di mercato, il prodotto deve rispondere a esigenze precise e coniugarsi bene con le nostre necessità».

A proposito del mondo assicurativo. Quanto può essere disruptive l’impatto delle startup?

«Ogni anno facciamo scouting di oltre 2000 startup. Il 10% di queste propone un progetto che vuole rivoluzionare l’ambito assicurativo. Di queste il 35% vuole creare un prodotto innovativo, magari utilizzando Big Data o Machine Learning o focalizzandosi sulla personalizzazione. Il 50% invece punta sulla distribuzione del prodotto assicurativo dall’off-line all’online, il 15% si concentra sui sinistri, dal manuale al cloud. Penso che le startup nell’ambito assicurativo possano avere un impatto disruptive esattamente come lo hanno avuto nel settore della musica. Per farlo hanno bisogno di guardare alla tecnologia, alle necessità in continua evoluzione delle persone e a creare nuovi modelli di business».

Assicurazione e Millennials. Su che cosa deve puntare un’assicurazione per attirare i giovani consumatori?

«Le assicurazioni devono trasformarsi per riuscire a venire incontro ai bisogni dei Millennials. Per questo abbiamo già fatto parecchi investimenti in questo senso. L’assicurazione del futuro prossimo deve essere mobile, interattiva, dare la possibilità di contattare un agente tramite chat, utilizzare chatbot attive 24 ore ed essere disponibile su tutti i social. Deve andare incontro ai bisogni delle nuove generazioni che non sono abituate a ricevere la visita di un agente, ma preferiscono per esempio confrontarsi con lui attraverso messenger o whatsApp».

Related posts

*

Top