«Axa, un asse per reinventare l’Europa»

Thomas Buberl (3) Imc

Thomas Buberl (3) Imc

(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

Il ceo del big francese delle assicurazioni, Thomas Buberl: restiamo in Mps, non siamo interessati a Generali. Italia, Francia e Germania insieme per superare Brexit

Axa ha avuto tre ceo in trent’anni. Thomas Buberl (nella foto) è il terzo e da Henri de Castries ha ereditato un colosso dei servizi finanziari. Ha preso il timone, però, in un’epoca in cui la concorrenza sulle polizze non è più solo tra i big del settore ma si gioca quasi a tutto campo. E per portare a casa il risultato potrebbe servire una ricetta speciale. Buberl la sta studiando e in questo colloquio con Il Sole 24 Ore, il giovane ceo di Axa, 44 anni, ha messo in fila le tappe di quello che sarà il nuovo percorso di sviluppo di Axa. Partendo da un assunto: «Il futuro è la crescita». Una crescita principalmente «organica» ma senza escludere l’M&A. Anzi, circa 1 miliardo di euro all’anno verranno investiti in acquisizioni, 5 miliardi in tutto al 2020. Le iniziative di gestione del capitale offrono infatti ulteriore flessibilità, come detto anche in occasione dell’Ipo in Usa lo scorso mese. Sarà in ogni caso uno shopping «mirato», nessuna grande acquisizione, e dunque nessun aumento di capitale. Piuttosto, operazioni che permettano di incrementare il proprio peso in due settori: il danni e la salute e di farlo solo nei paesi di rilevanza strategica. L’Italia è uno di questi ma «le Generali non interessano». Mps invece sì: «Resteremo soci e contiamo di rilanciare l’alleanza», ha sottolineato il ceo.

Sono più o meno dieci mesi che ha assunto l’incarico di ceo di Axa, che gruppo ha trovato? Sa già come vorrebbe trasformarlo?

Sono stato davvero fortunato, sono arrivato al termine di una fase straordinaria. Axa è chiaramente una compagnia che ragiona nel lungo periodo, basti pensare che ha avuto tre ceo in trent’anni. Il primo, Claude Bébéar, ha trasformato una piccola compagnia assicurativa in un colosso del settore. Il secondo, Henri de Castries, l’ha poi reso un gruppo globale di servizi finanziari. Oggi siamo davvero grandi: abbiamo oltre 100 miliardi di ricavi, 107 milioni di clientie siamo presenti in tantissimi paesi, 64, a fronte di un bilancio molto solido. Detto questo, per me il futuro resta la crescita. Una crescita però che si deve sviluppare sull’attuale base di clienti. E per due motivi. Perché non abbiamo ancora esplorato tutte le potenzialità di sviluppo nel comparto danni e in quello della salute e perché possiamo migliorare ancora il nostro rapporto con i sottoscrittori. Di fatto oggi siamo in contatto ogni anno (in media) con il 20% dei nostri clienti quelli, in pratica, che sono coinvolti in un sinistro. Con il restante 80% non c’è interazionee invece è a loro che dobbiamo rivolgerci: dobbiamo chiederci come dar loro la maggior convenienza possibile, qualità al giusto prezzo, servizi. Insomma, come poter fargli vivere una vita migliore. Ci dobbiamo dedicare a questo.

Dispone di una delega importante per poter aumentare il capitale. È possibile che la crescita si realizzi anche attraverso qualche acquisizione?

Oggi non abbiamo alcuna esi­genza di lanciare un aumento di capitale. Siamo già molto grandi e in più ogni anno generiamo molta cassa, ne restituiamo ai soci tra il 45%e il 55% pur mantenendo una solvency decisamente solida, attorno al 200%. Il nostro focus è sullo sviluppo organico. Certo, intendiamo anche fare delle acquisizioni mirate, nel danni e nella salute, e in zone specifiche come l’Asia, o l’Europa dove in alcuni paesi vorremo aumentare la nostra quota di mercato, tra cui l’Italia. Poi vogliamo diventare più grandi nel comparto danni negli Stati Uniti e in Sud America, per esempio in Brasile.

Quanto immagina di investire nell’M&A?

Il piano al 2020 prevede un aumento del risultato operativo per azione, cosiddetto underlying earning, tra il 3% e il 7% all’anno e circa un 1% sarà generato attraverso le acquisizioni. Ciò vuol dire più o meno 1 miliardo l’anno. Ma non è facile trovare opportunità in questo momento, i prezzi sono alti e bisogna essere prudenti.

Nei mesi scorsi si è parlato spesso, in Italia, di un vostro possibile interesse per le Generali.

Come ho detto non guardiamo alle grandi acquisizioni, non ne abbiamo bisogno, abbiamo già una dimensione importante. Le Generali non ci interessano, non rispettano i nostri criteri sia geograficamente che dal punto di vista del business.

Le Generali hanno però messo sul mercato diverse compagnie, circa una quindicina, quelle potrebbero essere invece un vostro obiettivo?

Vogliamo crescere nel danni, ad esempio nel business delle aziende, e nella salute, quindi guardiamo a tutti gli asset che operano in questi settori e nelle zone che per noi sono strategiche. Ma deve esserci anche senso industriale. Un’acquisizione da 10 milioni richiede lo stesso sforzo di una da 2 miliardi per cui, nel caso, preferisco impegnarmi sulla seconda.

Come valuta l’investimento in Mps? Nell’ultimo periodo vi ha dato parecchi problemi, crede ancora che questo accordo abbia delle potenzialità?

La partnership con Mps, come tutti i matrimoni, ha avuto alti e bassi. Quello che conta però è che non si perda l’ottica di lungo periodo. Abbiamo avuto dei bellissimi momenti all’inizio mentre l’anno scorso non è stato facile ma vogliamo tornare a crescere assieme, vogliamo rinnovare la nostra intesa. Confido molto nell’operato del ceo Marco Morelli.

Manterrete anche la quota azionaria?

Siamo azionisti e non vedo ragioni per cambiare l’attuale situazione.

Quale ritiene sia però il canale distributivo migliore per perseguire la vostra ambizione di migliorare il rapporto con il cliente?

Il miglior canale distributivo è quello che il cliente ritiene più adatto alle proprie esigenze: diretto, mediato da agenti o broker oppure bancario. Il cliente ormai passa da un segmento all’altro a seconda delle necessità e noi dobbiamo fare in modo che questi canali non siano in competizione tra loro ma collaborino perché la chiave di tutto è il contatto con il cliente. Questo è il nostro modello di omnicanalità e in Italia siamo già ben posizionati. Dobbiamo accertarci che le aspettative dei nostri sottoscrittori siano rispettate.

Siete un big anche nell’asset management. Avete piani precisi su questo comparto?

Siamo presenti con due grandi gruppi, Axa Im e AllianceBernstein. Assieme coprono svariate geografie e sono uno dei dieci più rilevanti asset manager al mondo. Hanno una massa critica importante ma puntiamo ad aumentarla ancora, organicamente.

Il suo arrivo al vertice ha coinciso anche numerose modifiche all’assetto manageriale. Ritiene che il ricambio sia terminato?

Non finisce mai. È normale che ci sia una continua evoluzione, cambia il pensiero e cambia anche il team. Noi siamo decisamente una compagnia francese ma dobbiamo trovare un giusto equilibrio al vertice tra tutte le nazionalità. Non è detto che perché un gruppo è francese debba essere gestito solo da manager francesi, dobbiamo fare in modo che il profilo internazionale della compagnia sia rappresentato anche nelle prime linee. A questo va poi abbinata una visione di lungo termine capace di trattenere i talenti.

In Francia è appena stato eletto il nuovo presidente, Emmanuel Macron, come valuta l’esito delle recenti elezioni?

Per la Francia è un’ottima opportunità. Il paese ha scelto una strada precisa per governare l’attuale fase. Ora attendiamo di vedere che cosa accadrà ma l’auspicio è che su alcuni temi sensibili, come quelli che riguardano il sociale, vengano coinvolti tutti gli stakeholder.

Crede che Macron possa dare nuovo slancio all’Europa, dopo la Brexit e i populismi anti Ue?

Lo spero. L’Europa è una bella idea e non dobbiamo mai perdere l’idea dell’Europa. Dobbiamo creare una nuova passione per l’Unione. Quello che vedo è una grande opportunità. La Germania e la Francia sono già impegnate su questo fronte. Ora attendiamo che l’Italia ci indichi quale sarà il leader che si muoverà in questa direzione. Germania, Francia e Italia sono le tre nazioni attornoa cui re­inventare l’Europa. Va usata la Brexit per rilanciare l’Unione. Sono abbastanza positivo sul fatto che si possa fare.

Che lettura dà dell’Italia di oggi?

È un grande paese, con una buona struttura sociale e industriale, è attiva e innovativa in molti settori. Ha affrontato la crisi del credito, in cui noi siamo stati coinvolti personalmente per la vicenda Mps. Potrebbe fare di più. Se guardo all’Europa e agli uomini che istituzionalmente rappresentano il paese non ne trovo molti oltre a Mario Draghi. L’Italia deve cogliere l’opportunità per giocare un ruolo più ampio.

Per concludere, in tre parole, come descriverebbe l’Axa del futuro?

Più agile, con una continua relazione con il cliente, al quale porta sempre valore. E tutto questo grazie a un team partecipe e entusiasta.

Related posts

Top