Banca Generali, 10 anni di Borsa. “Obiettivo: 5 miliardi di raccolta”

Gian Maria Mossa (4) Imc

Gian Maria Mossa (4) Imc

(di Francesco Spini – La Stampa Tuttosoldi)

Il dg Mossa: “Abbiamo cambiato pelle, siamo un vero private banker. Nessun dossier su Fineco, bella società ma complessa da valutare”

«Dieci anni fa – quando ci siamo quotati a Piazza Affari – eravamo partiti con tante incertezze e tante speranze. Oggi siamo diventati la prima vera banca private quotata sul mercato per qualità del servizio e innovazione». Gian Maria Mossa (nella foto), direttore generale di Banca Generali – che oggi festeggerà l’anniversario della quotazione nella sede di Borsa Italiana – sintetizza così l’evoluzione della controllata del Leone: «Abbiamo cambiato completamente pelle. Da un aggregato di reti di vendita, siamo diventati una boutique del “private”», banca dedicata ai servizi per clienti facoltosi. In dieci anni il ritorno degli azionisti (dividendi inclusi) è stato del 300%. Quanto ai conti sembrano dare ragione, con l’utile quasi raddoppiato nel terzo trimestre (51,3 milioni), il migliore degli ultimi sei, il secondo della storia. «Abbiamo raggiunto tassi di crescita del business che non sono paragonabili a nessuno nel settore».

A che cosa si riferisce?  

«Quest’anno in 10 mesi abbiamo raccolto 4,5 miliardi, un numero eccezionale se si pensa che a inizio anno le nostre masse gestite erano pari a 40 miliardi: cresciamo a doppia cifra in Italia».

Obiettivo per fine anno?  

«Superare quota 5 miliardi di raccolta. Più a lungo termine puntiamo a replicare la crescita del 40% dei portafogli medi dei nostri consulenti avvenuta negli ultimi 5 anni, passando da 25 a 35 milioni nello stesso arco di tempo. Ma c’è un altro indicatore da considerare».

Quale?  

«La crescita delle commissioni ricorrenti: nel solo terzo trimestre hanno toccato 125 milioni. Sono la nostra garanzia di sostenibilità. Se si moltiplicano per quattro, vuol dire che abbiamo nelle gambe mezzo miliardo di commissioni ricorrenti».

A cosa si deve il buono spunto?  

«Al posizionamento. Oggi i grandi clienti vogliono protezione e continuità del patrimonio. Parliamo di gente che si trova con una quantità di immobili da gestire, imprenditori alle prese con il passaggio generazionale, che non sanno se ricapitalizzare o vendere. La ricchezza dell’Italia cresce ma si sta trasferendo dai beni reali, dagli immobili, ai finanziari. Vince un approccio strutturato che riguarda la totalità del patrimonio e noi lo sappiamo fare».

Si è parlato a lungo del vostro interesse per Fineco. Tutto finito?  

«Si tratta di una bella società e potrebbe essere un giusto business da considerare, vista l’efficacia della sua piattaforma. Un’eventuale fuoriuscita dal perimetro di Unicredit renderebbe però più complesse le valutazioni per il tema che abbiamo letto del contributo dei bond della propria controllante. Al riguardo, oggi non ho alcun dossier sul tavolo».

Creerete mai un polo di prodotto per il risparmio gestito?  

«No, se hai una forte distribuzione hai un potere negoziale con le fabbriche prodotto eccellente. Magari ha senso avere nel gruppo aziende di asset management, ma il business principale resta la distribuzione. Se devo chiedere soldi agli azionisti, li chiedo per tale attività».

State valutando acquisizioni?  

«Ci interessa il giusto business al giusto prezzo, ma al momento non c’è nulla. Il processo delle dismissioni nei prossimi mesi sarà guidato dalla salute delle banche. Mi aspetto un aumento dei dossier. Penso alle attività “private” di banche medie e piccole o di gruppi internazionali che potrebbero cedere dei rami potenzialmente interessanti».

Come è cambiato il rapporto con l’azionista Generali, dopo l’arrivo di Philippe Donnet come ad?  

«Generali è per noi di grande supporto, e credo ci sia reciproca soddisfazione. Il marchio Generali è fortissimo, come le competenze nel settore assicurativo».

Le Generali tempo fa vendettero una quota del 12% della banca: prima o poi usciranno?  

«È un tema che riguarda l’azionista. Stiamo crescendo molto bene, con un livello di sinergie interessanti con capogruppo, e visto il quadro di mercato penso non sia facile trovare attività simili con i medesimi tassi di sviluppo».

Il neo presidente Usa Trump, la Brexit, il nostro referendum. Che impatto avranno sulle Borse e sul vostro business?  

«Il vero elemento che potrebbe creare problemi è il referendum costituzionale. Perché verrà interpretato come una prova decisiva della capacità di cambiamento del Paese».

Il resto invece non la preoccupa?

«Su Brexit non vedo conseguenze molto forti, piuttosto potenziali benefici per l’Europa. Quanto a Trump accelererà sulle iniziative di politica fiscale, potenzialmente positive per i mercati. L’incognita, semmai, è sulla geopolitica».

Cosa farete per dare nuova benzina al titolo, alzerete le cedole?  

«Puntiamo a valorizzare la nostra storia di crescita. Ma non prendo impegni sul dividendo: non assorbiamo capitale, se crescono gli utili cresce anche la cedola. E fino ad oggi credo che gli azionisti siano stati molto contenti di quanto fatto».

Related posts

Top