Banche & polizze, così il governo Renzi prepara il piatto di Natale

Federica Guidi Imc

Federica Guidi Imc

(Autore: Alessandra Puato – CorrierEconomia)

Prevista in dicembre la Legge sulla concorrenza dopo 5 anni di attesa. Dieci persone al lavoro su 10 settori dell’economia Obiettivo: togliere i monopoli. Dalle farmacie al web

La Legge annuale sulla concorrenza è l’araba fenice. Sono cinque anni — dal 2009, come previsto dall’allora nuova disposizione, la numero 47 del 23 luglio — che l’Antitrust prepara il materiale (le «segnalazioni») perché il governo la vari, con l’obiettivo di avvantaggiare i consumatori e ridurre i monopoli. Non l’ha fatto, però, nessun esecutivo finora: né Berlusconi, né Monti, né Letta. Ora — a meno di smentite, sempre possibili — forse, però, ci siamo. Al ministero dello Sviluppo economico, guidato da Federica Guidi (nella foto), c’è una «task force» di una decina di persone che vi lavora.

L’ok di Renzi

Il testo, secondo fonti, è quasi pronto. L’ultima riunione è stata giovedì 20. La legge-scudo degli italiani dovrebbe essere varata a breve, entro fine anno. Si attende la Finanziaria, poi si parte. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è d’accordo e si ritiene sia questo il prossimo appuntamento importante del governo.

Il riserbo, però, è alto, per evitare pressioni delle diverse categorie. Non sono nuovi, per esempio, ad azioni di lobbing in questo senso farmacie, banche e ordini professionali.

Che cosa ci sarà, dunque, nella prima Legge sulla concorrenza dell’Italia? Le linee guida sono quelle individuate dall’Autorità per la concorrenza e il mercato presieduta da Giovanni Pitruzzella, che le annunciò proprio a CorrierEconomia un mese fa. Il governo sarebbe orientato a rispettarle.

La segnalazione dell’Antitrust tocca almeno dieci settori: assicurazioni e banche, comunicazioni e benzina, energia e farmaceutica, aeroporti e poste, trasporti locali e municipalizzate. Saranno queste le indicazioni valide, tranne su un paio di argomenti: Poste e Ferrovie. Per le due aziende è infatti in corso la privatizzazione (Fs ha dato il via all’iter mercoledì scorso), non sono previsti interventi che sbarrino la strada all’azionista Tesoro. Non ci si aspetta, dunque, lo scorporo del BancoPosta da Poste Italiane, né dell’Alta Velocità (o della rete) da Fs.

Le proposte

Per il resto, la via sarebbe (più o meno) quella indicata dall’Antitrust. Che chiedeva: a) di proseguire la riforma dell’Rc auto, con sconti anti-frode, per esempio, per chi monta la «scatola nera» (su questo non dovrebbe esserci l’opposizione delle compagnie); b) un tetto di 15 giorni per trasferire il conto corrente; c) l’accelerazione della posa dei cavi per la banda larga, perché tutti possano accedere a Internet; d) l’abolizione dei vincoli che limitano la diffusione dei distributori di benzina self-service; e) un numero minimo, anziché massimo, delle farmacie; f) di far partire le gare per la distribuzione del gas, per i treni locali, per le aeree destinate a negozi negli aeroporti. Infine propone che si obblighino i comuni a cedere le loro società, se in perdita.

Sono gli stessi capitoli toccati dall’Indice sulle liberalizzazioni, nei quali (vedi altro articolo) l’Italia non sempre guadagna la sufficienza, per apertura del mercato (casi poste, carburanti, treni). «Il prezzo delle mancate liberalizzazioni lo pagano i consumatori con prezzi più alti, minore scelta e minore qualità dei servizi», dice Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo. Che fa due esempi: treni e banche.

Nei primo caso, la maggiore concorrenza nell’alta velocità ha fatto scendere i prezzi e aumentare la domanda, ma nel trasporto locale «dove i monopoli imperano ancora, la qualità è bassissima e la domanda, potenzialmente alta, non trova risposte adeguate». Nel credito, invece, «la libertà di sostituzione del mutuo ha creato un mercato nuovo, quello della surroga, sul quale le banche puntano e crescono». Benché l’Antitrust sia «attento a impedirlo», nota Martinello, le liberalizzazioni rischiano ora la retromarcia: «Occorre una linea di politica economica più forte e convinta». È la volta buona? 

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