Banco-Unipol, il nodo è la put

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(di Anna Messia – Milano Finanza)

Oggi i cda delle due società sanciranno la fine dell’accordo bancassicurativo. Restano le disparità sulle valutazioni dell’opzione. Le stime arrivano fino a 700 milioni ma il valore in bilancio è di 300 milioni. La parola passa a un esperto indipendente

Che l’alleanza bancassicurativa tra Unipol (nella foto, la sede) e il Banco Bpm sia destinata a sciogliersi sembra ormai scontato ma ora resta da definire il valore dell’opzione put. Oggi si riuniranno i cda della banca e dell’assicurazione, e la decisione della compagnia bolognese di mettere fine all’accordo di distribuzione è data per certa. Già nelle scorse settimane il group ceo di Unipol, Carlo Cimbri, aveva fatto sapere che le posizioni sul rinnovo dell’alleanza rimanevano molto distanti e il tempo trascorso non è servito a riavvicinare le due società. Ieri è stato il numero uno del Banco Bpm, Giuseppe Castagna, a tornare sull’argomento dicendosi preparato alla fine della partnership. «Le dichiarazioni di UnipolSai sono state chiare», ha detto il banchiere, alludendo proprio alle recenti affermazioni di Cimbri e disegnando già scenari futuri. «Cercheremo sicuramente nuovi accordi nella bancassurance», ha aggiunto Castagna, ricordano che nel gruppo ci sono già altri partner assicurativi e che altre compagnie sono interessate a sostituirsi a Unipol per distribuire proprie polizze sportelli dell’ex Banco Popolare. «Abbiamo già un accordo con Covéa (negli sportelli della ex Popolare di Milano, ndr)», ha ricordato Castagna, «ma molti altri sono interessati. Entro l’anno faremo lo switch».

I tempi dello scioglimento del rapporto con Unipol non sono infatti immediati. Benché il termine previsto per la disdetta dell’accordo sia venerdì 30 giugno, la distribuzione delle polizze Unipol nelle filiali del gruppo andrà avanti per tutto il 2017. Non solo. C’è anche un altro tassello fondamentale da sistemare nelle prossime settimane. Castagna ieri ha ricordato che il primo passo per mettere fine all’alleanza spetterà a Unipol «che ha una put» da esercitare. Ed è proprio sul valore di questa opzione che riguarda il 50% delle joint venture Popolare Vita che si dovrà lavorare per cercare un accordo tra le parti, le cui posizioni al momento sono decisamente distanti. I valori circolati nelle scorse settimane oscillano tra 500 e 700 milioni, mentre Banco Bpm ha in bilancio la partecipazione a 300 milioni. Un range di valutazione molto ampio insomma, e a questo punto non resta che nominare un esperto indipendente che dovrà definire il prezzo sulla base della «metodologia corrente di mercato specificata negli accordi parasociali», si legge nei documenti della banca. Nelle carte è scritto anche che oggi le condizioni di mercato sono significativamente mutate rispetto a quelle esistenti al momento degli accordi parasociali (l’alleanza fu firmata 10 anni fa) tanto che «il più recente piano triennale approvato da Popolare Vita prevedeva volumi inferiori rispetto a quelli indicati nel business plan assunto come riferimento all’atto della firma degli accordi». Nel 2016 la raccolta del gruppo Popolare Vita è stata in particolare di 2,13 miliardi, in calo del 30% sull’anno prima. Insomma i fattori da considerare sono diversi.

Tornando invece alle possibili alleanze assicurative della banca una volta chiusa quella con Unipol, va segnalato che nel gruppo c’è anche un altro accordo prossimo a scadenza. Si tratta di Avipop assicurazioni, la joint venture Danni con Aviva. Anche questa da rinnovare entro il 30 giugno, ma non è esclusa una proroga per consentire alla compagnia inglese di avere un quadro più preciso e magari rilanciare per un accordo più ampio con il Banco.

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