Bankitalia, rischi potenziali in aumento per le compagnie assicurative italiane

Analisi - Insolvenze Imc

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Secondo quanto evidenzia l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria elaborato dalla Banca d’Italia, il settore assicurativo è particolarmente esposto al rischio sovrano, a seguito degli investimenti necessari a coprire gli impegni presi con la clientela e dell’elevata quota di titoli di Stato in portafoglio. Gli indici di solvibilità delle compagnie hanno registrato una consistente riduzione ma sono in media ampiamente al di sopra dei minimi regolamentari. Eventuali ulteriori forti svalutazioni dei titoli avrebbero tuttavia effetti rilevanti sulla posizione di solvibilità del settore

Secondo quanto emerge dall’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia, il settore assicurativo italiano è particolarmente esposto al rischio sovrano, in ragione degli investimenti necessari a coprire gli impegni presi con la clientela e dell’alta quota di titoli di Stato nel portafoglio, che rappresentano circa un terzo del totale dell’attivo. Inoltre, le regole prudenziali richiedono di calcolare la posizione patrimoniale sulla base di un bilancio le cui poste sono valutate ai prezzi di mercato.

Nel secondo trimestre dell’anno il riemergere delle tensioni sul debito sovrano del nostro paese ha determinato un calo del 2,3% del valore di mercato complessivo degli attivi delle compagnie e una flessione di 23 punti percentuali degli indici di solvibilità medi, scesi al 225%. La diminuzione è stata di entità più limitata per le società il cui portafoglio di investimento è maggiormente diversificato. La riduzione degli indici di solvibilità è stata attenuata in misura molto contenuta dall’aggiustamento per la volatilità, misura prevista dalla normativa Solvency II per ridurre gli effetti delle variazioni dei prezzi di mercato delle attività sulla posizione patrimoniale delle compagnie (a questo proposito si veda anche il riquadro “L’impatto delle misure di garanzia a lungo termine previste da Solvency II”, in Rapporto sulla stabilità finanziaria 1/2018).

Gli indici di solvibilità, evidenziano da Bankitalia, sono in media ben al di sopra dei minimi regolamentari; potrebbero tuttavia ridursi significativamente in caso di ulteriori flessioni delle quotazioni dei titoli pubblici. Il calo del valore dei titoli di Stato ha inciso negativamente anche sul rendimento del capitale e delle riserve (ROE) delle principali compagnie del ramo Vita, sceso nel primo semestre dell’anno al 3,8% (contro il 4,6% registrato nella prima parte del 2017). La redditività del ramo Danni continua invece a crescere, in seguito al miglioramento generalizzato del rapporto tra oneri e spese di gestione e i premi di competenza (combined ratio).

La raccolta premi rimane stabile nel comparto Danni, mentre è in crescita in quello Vita; nei primi sei mesi dell’anno quest’ultimo comparto ha registrato un incremento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2017, grazie alla crescita delle polizze rivalutabili e dei prodotti unit-linked.

I rischi connessi con le svalutazioni degli attivi si sono riflessi sugli utili attesi dagli analisti e sulle quotazioni azionarie delle principali compagnie: dall’inizio di maggio i corsi sono mediamente scesi del 15%, contro il 4% del complesso dell’area dell’Euro.

In linea con i principali Paesi europei, per le compagnie italiane si confermano prevalenti i rischi derivanti dall’attività di investimento. A fronte della quota significativa di titoli di debito privati negli attivi delle compagnie, il rischio relativo all’ampliamento del differenziale tra i rendimenti obbligazionari e i tassi privi di rischio è il più rilevante e nel 2017 ha assorbito il 45% del requisito patrimoniale per i rischi di mercato.

La quota dei premi annui ceduti dalle società italiane alle compagnie di riassicurazione è pari al 3,3%, contro una media dell’8,7% nell’Unione europea. I contratti di riassicurazione sono concentrati su un numero ridotto di controparti, prevalentemente con elevato merito di credito (AA e A). Il contenuto ricorso alla riassicurazione da parte delle compagnie italiane, evidenziano da Bankitalia, è connesso con la minore esposizione di queste ultime ai rischi derivanti da catastrofi, che tipicamente vengono ceduti ai riassicuratori.

A differenza del settore bancario, quello assicurativo non dispone ancora a livello europeo di un quadro normativo organico per l’applicazione di misure macroprudenziali. L’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (European Insurance and Occupational Pensions Authority, EIOPA) e il Comitato europeo per il rischio sistemico (European Systemic Risk Board, ESRB) hanno recentemente elaborato proposte, largamente convergenti, su possibili strumenti di intervento macroprudenziali ed eventuali sistemi di risanamento e risoluzione armonizzati.

I rapporti* elaborati nei mesi scorsi da EIOPA ed ESRB esaminano le fonti di rischio sistemico per il settore, esplorano gli strumenti di mitigazione e prevenzione previsti nella normativa vigente ed elaborano proposte per la definizione di un quadro macroprudenziale europeo. Questi rapporti, sottolineano ancora da Bankitalia, analizzano possibili strumenti e poteri di intervento specifici per la gestione dei rischi sistemici e, più in generale, suggeriscono che le compagnie predispongano piani per la gestione di questi rischi.

Per valutare l’adeguatezza del livello di patrimonializzazione del settore e il suo grado di interconnessione con altre parti del sistema finanziario vengono presi in considerazione indicatori di leva finanziaria (misurata dal capitale proprio in rapporto al totale delle attività) e indicatori del valore delle passività non assicurative in rapporto al capitale proprio.

Tra i poteri di intervento su aspetti regolamentari che meritano ulteriore attenzione vi è la definizione di eventuali requisiti di capitale aggiuntivi a fronte di:

  • rischi associati alla rilevanza sistemica delle compagnie (in analogia con quanto richiesto per le banche a rilevanza sistemica nazionale);
  • coinvolgimento della compagnia in attività non tipicamente assicurative e comunque più esposte ai rischi macroeconomici, quali la concessione di mutui e di garanzie finanziarie;
  • situazioni impreviste che possono colpire l’intero settore assicurativo, o una sua parte significativa;
  • rischi ciclici, tra cui il rischio di tasso di interesse e il rischio di spread, per i quali è suggerito anche l’utilizzo di una riserva di capitale discrezionale attivabile dalle autorità.

I rapporti valutano anche l’introduzione di specifici indicatori e strumenti per la gestione del rischio di liquidità, quali esercizi di stress test e requisiti quantitativi. Una delle misure di intervento proposte per fronteggiare questa tipologia di rischio è la sospensione temporanea del diritto di riscatto delle polizze. Riguardo ai rischi dell’attivo, infine, si analizzano limiti non vincolanti alla concentrazione degli investimenti, con soglie definite dalle autorità nazionali.

Intermedia Channel


* EIOPA, Systemic risk and macroprudential policy in insurance (2018); EIOPA, Solvency II tools with macroprudential impact (2018); EIOPA, Other potential macroprudential tools and measures to enhance the current framework (2018); il rapporto dell’ESRB è di prossima pubblicazione.

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