Bedoni: «Cattolica ha completato la piattaforma digitale»

Paolo Bedoni (3) Imc

Paolo Bedoni (3) Imc

(di Paolo Dal Ben – L’Arena)

Domani l’assemblea dei soci all’ex Autogerma, il presidente fa il punto sul piano. Innovato il canale bancassicurativo, al via quello per il ramo vita. «La cedola? Frutto di un risultato migliore di quello previsto»

Domani l’assemblea dei soci di Cattolica si terrà nella sede dell’ex Autogerma (a Verona, ndIMC), che diventerà il quartier generale della compagnia assicurativa scaligera. All’ordine del giorno: l’approvazione del bilancio 2015, il dividendo di 0,35 euro e il rinnovo dell’intero consiglio di amministrazione. Due le liste in corsa, quella del cda e quella denominata «Cattolica al centro» guidata dal commercialista veronese Michele Giangrande. Di bilanci e di prospettive abbiamo parlato con il presidente Paolo Bedoni (nella foto).

I soci di Cattolica vanno in Assemblea in un momento delicato per la situazione finanziaria locale e nazionale. La Compagnia si presenta con un utile importante ed una cedola significativa. Come è stato possibile ottenerli in un anno così difficile?

Dobbiamo parlare di un grande risultato, in un anno che più complicato e difficile non si poteva immaginare con quello che è successo nel mondo bancario. Possiamo pagare un buon dividendo, pari a quello dello scorso anno, perché l’azienda è ben patrimonializzata e l’attività industriale ha fatto un risultato addirittura migliore di quello previsto dal budget. Quindi la scelta di proporre un dividendo di 0,35 euro per azione è frutto di una gestione sana, equilibrata e lungimirante che ci consente anche di far fronte asituazioni esterne difficili. Quello di remunerare soci ed azionisti in modo adeguato è un elemento di continuità nella politica di Cattolica. Siamo abituati a mantenere gli impegni assunti con i soci e con gli azionisti.

Ma il piano a che punto è?

Il piano prosegue secondo la tabella di marcia e prevediamo di raggiungere tutti gli obiettivi che ci siamo dati alla fine del 2017. Il successo dell’aumento di capitale è frutto della fiducia del mercato sulla credibilità del nostro progetto di crescita. Era fondamentale partire con gli investimenti sull’innovazione per dare prima di tutto alla nostra rete agenziale sistemi più evoluti nel rapporto con il cliente. Abbiamo completato la piattaforma digitale a supporto del canale bancassicurativo e avviata la piattaforma vita, altro punto cruciale del nostro piano. Ma non meno importante era l’investimento, subito realizzato, sulle nuove risorse umane a livello dirigenziale. Abbiamo una squadra manageriale, giovane, moderna, intraprendente. Sono le cose che contano di più in un’azienda.

Quali sono le altre voci su cui Cattolica intende investire le risorse dell’aumento di capitale?

Il resto delle risorse, nel biennio conclusivo del piano, è finalizzato alla crescita per vie interne, attraverso gli investimenti in quelli che consideriamo i nostri settori strategici, e alla crescita per vie esterne, quindi con acquisizioni redditive e coerenti con la filosofia del Gruppo. Abbiamo esaminato vari dossier ma vogliamo essere oculati e prudenti. Faremo scelte funzionali alle nostre strategie.

E quanto rimane a disposizione per gli ulteriori obiettivi del piano d’impresa? Il mondo ecclesiastico e del terzo settore ma anche l’agroalimentare sono gli ambiti in cui Cattolica ha puntato e vuole investire? Come e con quali mezzi?

Le risorse sono quelle definite nel piano. Quando parliamo di crescita per vie interne ci riferiamo proprio ad investimenti di questo tipo che danno una spinta straordinaria alla competitività di Cattolica su mercati sui quali ha acquisito una forte leadership. In entrambi i casi abbiamo creato strutture di ricerca con Osservatori specializzati che in pochi mesi hanno dato vita a quattro importanti workshop che hanno coinvolto le reti distributive e le strutture tecniche di Cattolica. E così che costruiamo vantaggi competitivi.

Quali sono le caratteristiche di questi investimenti?

Nel settore enti religiosi e non profit abbiamo rafforzato la nostra Business Unit con l’acquisizione di una task force di assoluto livello e della massima competenza sul mercato. L’investimento nell’agroalimentare ci ha portato ad accelerare i tempi della fusione per incorporazione di Fata alla definizione di un accordo di sistema con Coldiretti e con i consorzi agrari. Sono due operazioni che ci aprono prospettive e mercati nuovi in settori in cui la «leadership di pensiero» (e quindi di competenza e professionalità) farà la differenza. Il passo successivo è quello dell’area welfare e previdenza. Altro asset strategico del piano.

Il governo anche a Cattolica ha chiesto un impegno, si dice nell’ordine di 50-100 milioni al fondo salvabanche Atlante. Qual è l’orientamento del vostro consiglio di amministrazione?

Abbiamo preso atto del progetto Atlante e, come tutti, stiamo chiedendo che ci vengano fornite dalla Sgr incaricata dal governo informazioni più dettagliate. È evidentemente un progetto che merita attenzione perle sue finalità. Quanto alle eventuali dimensioni del nostro impegno è presto per formulare un’ipotesi quantitativa.

La compagnia ha già svalutato le partecipazioni in banche come BpVi e Veneto Banca. Parteciperete all’aumento di capitale di BpVi?

Veneto Banca è un capitolo chiuso. Per quanto riguarda Vicenza abbiamo chiarito in tutte le sedi e in tutti i modi che ci guida soltanto l’interesse di Cattolica. Quindi aspettiamo che vengano chiariti i termini e le prospettive operative dell’assetto societario della banca tenuto conto della straordinaria rilevanza della sua trasformazione in spa.

Alla luce di questa trasformazione, è in programma la revisione dell’accordo di partnership? State cercando nuovi azionisti?

In tutta questa vicenda un punto è chiaro. L’intera operazione con Vicenza fu concepita 10 anni fa, nel 2006, sul pilastro della partnership bancassicurativa. Oggi come allora tutto dipende dalla tenuta e dalla qualità del rapporto di business. E questa l’unica valutazione che guiderà le nostre scelte.

Cattolica ha intensificato in questi ultimi anni i rapporti con il territorio, da una parte attraverso attività come la Fondazione Cattolica e Cattolica per i giovani, dall’altra con le partecipazioni in enti come Veronafiere. Ci sono altre iniziative in questo senso?

Ce n’è una ed è la più importante di tutte: la scelta di fare l’assemblea negli spazi dell’ex Autogerma, con il ripristino di un’area di 100 mila metri quadrati nel cuore della città. Sarà in futuro il quartier generale del nostro Gruppo. Io sono certo che partecipando all’assemblea i nostri soci si renderanno conto di quale straordinaria opportunità costituisca questo investimento per la città e il territorio. E un sogno che si realizza e che rende ancora più profondo il legame di Cattolica con Verona.

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