Bedoni (Cattolica): «Siamo coop ma ascoltiamo tutti i soci»

Paolo Bedoni (3) Imc

Paolo Bedoni (3) Imc

(di Marcello Zacché – Il Giornale)

Il presidente del gruppo assicurativo veronese: “L’azionariato respira la riforma Popolari, ma Cattolica è un’assicurazione. Vicenza? Non ancora deciso”

Cattolica Assicurazioni è il quarto gruppo assicurativo italiano. Ma è anche al centro del riassetto delle banche venete: la compagnia veronese è socia sia di Veneto Banca (0,2%), sia di Pop Vicenza (0,9%), che a sua volta detiene il 15,7% del suo capitale, con accordi di governance e bancassurance.

Le prossime mosse di Cattolica sono, quindi, guardate con grande attenzione. Il suo storico presidente, Paolo Bedoni (nella foto), in sella da 10 anni, navigato esperto del settore e del territorio, ha accettato di parlarne con il Giornale alla vigilia dell’assemblea dei soci di sabato prossimo.

Presidente, avete chiuso il 2015 con 61 milioni di utile netto. Ma le svalutazioni delle banche hanno avuto un certo peso. Che segnale è per i vostri soci?

«È un segnale molto positivo. Di efficienza e di solidità. Quello del 2015, al netto delle svalutazioni bancarie e fiscalità, sarebbe stato di 161 milioni, il miglior risultato di sempre per la compagnia».

E per quest’anno?

«Abbiamo fatto tutte svalutazioni necessarie e possiamo guardare al 2016 senza avere più pesi. Così siamo in condizione di proporre una cedola di 35 centesimi agli azionisti. Ed è importante capire che presentiamo un margine di solvibilità (Solvency 1) pari a 189 che è circa il doppio dei requisiti richiesti».

E come Solvency 2?

«Il dato puntuale, con la formula standard, emergerà dai dati del primo trimestre. Posso dire che, secondo le nostre stime, dovrebbe essere più alto di Solvency 1».

Come sta procedendo il piano industriale 2014-17?

«Lo stiamo rispettando in pieno in termini di risultati e obiettivi. Abbiamo un combined ratio (il margine di sostenibilità dei sinistri, ndr) record di 91,5».

Dica dell’incorporazione di Fata, appena annunciata l’altro ieri. Quando sarà completata?

«Puntiamo a ottenere le autorizzazione entro l’anno. È un altro pilastro del piano. L’agroalimentare è un asset importante, un settore dell’export con il segno più: dobbiamo investirci. Terremo il brand e svilupperemo le coperture di rischi climatici e volatilità dei mercati: non ci si può più limitare alle coperture tradizionali».

Come sarà organizzata?

«Sarà un’unica compagnia e il brand Fata connoterà l’intera proposta agricola. Con Coldiretti e i consorzi agrari abbiamo dato vita ad un’agenzia nazionale con Cattolica al 51% per accelerare nello sviluppo e nei ricavi».

Dopo la riforma Renzi delle popolari siete rimasto l’unico grande gruppo finanziario cooperativo. Conferma la bontà del modello anche per il futuro?

«Non dimentichiamo che siamo un gruppo quotato dal 2000 e quindi abituato a stare sul mercato. Dove quello che fa la differenza non è tanto il modello, quanto la sua gestione. E noi abbiamo dimostrato che la gestione di Cattolica funziona. Certo, l’azionariato respira quello che sta succedendo nelle popolari, ma le banche sono diverse dalle assicurazioni: là c’è stato un grave problema patrimoniale. Questo non significa che non guarderemo in futuro a quello che succederà intorno a noi».

Le risulta che tra i vostri soci maggiori esistano forti pressioni per la trasformazione in spa?

«Non posso negare che questo tipo di riflessione, nella base azionaria, esista. Non lo abbiamo ancora affrontato, ma riteniamo di avere molto innovato sulla governance in questi anni, dando al management più stabilità e massima capacità di gestione».

Le risulta che tra i soci ci sia almeno il 10% di capitale in mano a grandi investitori?

«È naturale che con l’aumento di capitale da 500 milioni del 2014 siano entrati grandi soggetti finanziari. Non so quantificare, ma mi pare sia una buona cosa. Comunque in Cattolica, oltre alla Popolare Vicenza, ci sono le Fondazioni di Trento, Pavia, Verona e l’Iccrea (la banca per Bcc e casse rurali, ndr): costituiscono uno zoccolo duro che guarda di certo ai risultati».

Stanno per partire gli aumenti di Veneto Banca e Vicenza, cosa farete: parteciperete, aumenterete la quota o vi diluirete?

«In Veneto Banca abbiamo esercitato il recesso. La situazione della Vicenza è molto diversa: c’è una partecipazione incrociata. Noi abbiamo una piccola quota dello 0,89% e un accordo di bancassurance fino al 2020. Se avessimo solo la partecipazione avremmo già deciso. Ma non è così. Allora stiamo valutando cosa fare nell’interesse esclusivo di Cattolica. Non abbiamo esercitato il recesso e stiamo osservando come si forma il consorzio. Finora non abbiamo sufficienti garanzie. Decideremo quando avremo tutti gli elementi».

Nelle tre società di bancassurance in cui siete al 60% con Vicenza al 40%, dopo la trasformazione in spa avete il diritto di put (vendere): lo eserciterete?

«È lo stesso discorso di prima: è tutto sul tavolo, tutto si lega e tutto si scioglie. Faremo le scelte, le migliori, nell’interesse di tutti gli azionisti della Cattolica».

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