Boccadoro (AIBA), criticità e novità nella direttiva IDD

Antonia Boccadoro Imc

Antonia Boccadoro Imc

Prosegue il nostro approfondimento “Road to IDD” sui temi della direttiva sulla distribuzione assicurativa di prossima applicazione. Antonia Boccadoro (nella foto), segretario generale di AIBA (Associazione Italiana Broker di assicurazione e riassicurazione), parla delle novità e rileva alcune delle criticità emerse finora dalla lettura del testo della IDD e relative alla sua introduzione. Tutela dei consumatori e concorrenza tra distributori, intermediazione e distribuzione, intermediari accessori ed esenti, consulenza e remunerazione, POG e la questione degli atti delegati sono i temi su cui si è soffermata in questa intervista/contributo.

Dott.ssa Boccadoro, calutando l’impatto della IDD sul mercato domestico, quali scenari si possono immaginare?

La Direttiva 2016/97 (IDD) interviene a modificare la prima datata 1992 (Direttiva 2002/92/EC sull’intermediazione dei prodotti assicurativi “IMD1”) e fonda le sue basi sul concetto di distribuzione assicurativa, intorno al quale ruota l’impianto normativo. Una impostazione differente rispetto alla prima Direttiva del 1992 che era invece imperniata sull’intermediazione, in quanto ora si è ritenuto di ampliare l’orizzonte dei soggetti destinatari della normativa, fino a comprendere tutti coloro che partecipano alla vendita di prodotti assicurativi: non solo gli intermediari assicurativi, ma anche le compagnie che sviluppano distribuzione diretta, tutte le piattaforme di comparazione web a cui si aggiunge la nuova categoria degli intermediari a titolo accessorio.

È evidente che la nuova Direttiva sia figlia dei cambiamenti degli ultimi 20 anni che hanno visto esplodere le nuove tecnologie che hanno favorito la moltiplicazione dei canali di vendita: internet, sportelli bancari e uffici postali, concessionarie d’auto, fino ai supermercati e, ultime in ordine di tempo, le tabaccherie.

Il provvedimento trova quindi la sua ragione, del tutto condivisibile, nella necessità di garantire uniformità di tutela dei consumatori, indipendentemente dal canale di acquisto utilizzato e, almeno nelle intenzioni, vorrebbe evitare distorsioni concorrenziali fra i vari canali distributivi.

Al netto dei consueti problemi di traduzione e interpretazione la cui portata si potrà valutare con precisione solo nella fase di adozione del testo definitivo, atteso per il febbraio 2018, non ci aspettiamo grossi sconvolgimenti, considerando che la disciplina vigente nel nostro Paese ha di fatto anticipato molte delle novità introdotte dalla IDD. Ad esempio, la Direttiva introduce alcuni obblighi in riferimento alla distribuzione di prodotti di investimento assicurativi che in Italia sono già soggetti alla normativa (D. Lgs. 58/1998 – TUF).

Tuttavia, il provvedimento non manca di criticità con alcuni obblighi gravanti sugli intermediari (conservazione dei documenti con esplicitati diritti e obblighi delle parti e le condizioni di prestazione del servizio; consegna su supporto durevole di comunicazioni periodiche comprendenti i costi; in caso di consulenza, consegna al cliente di una dichiarazione di idoneità che specifichi in che modo si risponde alle esigenze del cliente) che rischiano solamente di appesantirne gli oneri e di sovraccaricare la produzione di documenti, senza alcun beneficio reale per i consumatori.

Le maggiori criticità possono invece derivare dagli atti delegati riservati alla Commissione europea che ha potere di regolamentare alcuni aspetti non di secondaria importanza: mi riferisco in particolare alle norme sulla vigilanza e governo dei prodotti, alle disposizioni in materia di conflitto di interesse, di remunerazione e incentivi ed infine alle regole di trasparenza idoneità e adeguatezza per i prodotti assicurativi a copertura finanziari, indicati con l’acronimo IBIPs (Investment Based Insurance Products).

Intermediazione e distribuzione. Sono due definizioni in rapporto di specie a genere o sono sostanzialmente differenti?

La ratio dalla quale trae origine la IDD è chiara: non esistono distinzioni fra canali distributivi, ma una disciplina unitaria che vale per tutti. Tuttavia, vale la pena riflettere un momento sulla situazione del nostro Paese, dove le pressioni sulla vendita di polizze sono notevoli e provengono da più parti. Se è vero che gli strumenti di vendita non sono mai stati così numerosi, è altrettanto vero che i numeri del mercato ci ripetono che i consumatori italiani continuano a snobbare lo strumento assicurativo. E ciò non dipende esclusivamente dalla scarsa cultura finanziaria, ma anche dalla scarsa fiducia che storicamente caratterizza il mondo assicurativo, che viene percepito come un qualcosa di distante e di poco trasparente. Non aiutano a superare questo muro le condizioni di polizza che permangono documenti di difficile comprensione e percepiti quasi con ostilità.

Fatta questa premessa, a mio avviso, permane una netta e sostanziale differenziazione nell’ambito dei soggetti destinati alla distribuzione, al cui interno rientrano non solo gli intermediari, ma anche i nuovi canali distributivi, che hanno ragione di esistere sulla base dei numeri di prodotti venduti sul mercato. Parliamo, in questo caso di polizze standardizzate, molto semplici e con poco valore aggiunto che difficilmente potranno contribuire a costruire quel rapporto di fiducia perduta tra consumatori e assicurazioni.

Se per i distributori il focus è la vendita del prodotto, nel caso dell’intermediazione il modello di business è spostato sulla soddisfazione dei bisogni del cliente. Ed è una differenza tutt’altro che trascurabile, tenendo presente che essendo l’assicurazione materia complicata per definizione, la conoscenza e comprensione delle necessità del cliente, la capacità di anticiparne i bisogni e di costruire il programma cautelativo più idoneo ad abbattere il costo dei rischi, è ciò che continuerà a fare la differenza. E questo è il capitale umano che solo gli intermediari professionali possono mettere a disposizione dei loro clienti.

L’ambito di applicazione della IDD e la figura dell’intermediario accessorio. Le nuove regole saranno veramente applicabili a tutti i cd. “distributori”?

Come detto la IDD si applica a tutti i soggetti che a vario titolo concorrono alla vendita di prodotti assicurativi e, quindi, anche ai soggetti che svolgono attività di distribuzione in via accessoria o complementare ad altro bene o servizio che costituisce il suo core business. Intermediari a titolo accessorio che sono comunque tenuti a iscriversi al RUI e pertanto muniti di passaporto europeo.

Va detto che alcune categorie di intermediari accessori sono comunque esenti dalla Direttiva. Mi riferisco ai soggetti che vendono soluzioni assicurative complementari al prodotto o al servizio “core”, destinate a coprire la perdita o il danneggiamento del prodotto principale, piuttosto che il mancato utilizzo del servizio.

Parliamo di persone che non possono disporre delle stesse conoscenze di un operatore professionale e l’inserimento di obblighi formativi per gli intermediari accessori è un atto dovuto per la tutela sia dei consumatori sia delle imprese.

Tuttavia, sugli effetti pratici della disposizione è lecito mantenere qualche dubbio. La preoccupazione per la futura tutela dei consumatori risiede nel rischio di proliferazione di forme di distribuzione che, sfruttando l’esenzione o l’accessorietà, abbasseranno il livello di informazione, di trasparenza e di analisi dei bisogni con la diffusione di basse coperture assicurative di poco valore economico, di scarsa o nulla copertura dei rischi che avvantaggerà economicamente il mercato assicurativo e la distribuzione alternativa senza un reale vantaggio di protezione per il consumatore.

Consulenza, conflitti di interesse e informazioni sui compensi. Quali sono le criticità che emergono nelle novità introdotte rispetto alla IMD?

Uno degli argomenti più dibattuti ha riguardato la remunerazione, tradizionalmente rappresentata dalle provvigioni. Un aspetto inizialmente messo in discussione, essendo considerato dai paesi del nord Europa e dal Regno Unito un potenziale generatore di conflitti di interesse a danno dei consumatori.

In realtà il testo della IDD non prevede la disclosure obbligatoria in riferimento alla misura delle provvigioni, né specifici divieti sulle forme e sulle fonti di remunerazione, lasciando agli Stati membri la possibilità di pronunciarsi sull’argomento. L’obbligo di disclosure riguarda solamente la natura della remunerazione e il soggetto chiamato a pagare le commissioni.

Gli intermediari dovranno pertanto informare i loro clienti, prima di completare la vendita dei prodotti, delle modalità di retribuzione, senza fornire il dettaglio del valore economico.

In attesa del recepimento della Direttiva, nel frattempo, EIOPA – su richiesta della Commissione delegata dal Parlamento UE – e IVASS – secondo la procedura “comply or explain” – si sono mosse anticipando i tempi, specificatamente in materia di controllo e governo del prodotto, il cd. “POG”. Quali sono le caratteristiche di questa nuova procedura, le possibilità che il broker sia riconosciuto “manufacturer de facto” e le conseguenze di questo anticipo procedurale?

La IDD prevede specifiche disposizioni in materia di Product Oversight Governance (POG) per tutti i prodotti danni, vita e finanziari e identifica nei bisogni assicurativi dei clienti, le fondamenta del processo di gestione dei prodotti: dalla fase di ideazione a quella del collocamento. La materia è delegata alla Commissione europea che deve stilare un Regolamento che avrà un impatto di armonizzazione massima per gli Stati membri. Il regolamento sarà emanato anche sulla base dei contributi tecnici forniti dall’EIOPA alla Commissione.

Tuttavia EIOPA, ancora di prima di fornire i suoi Technical Advice alla Commissione ha ritenuto di intervenire verso le Autorità di Vigilanza nazionale dando indicazioni circa gli orientamenti da seguire in materia di governo e controllo di prodotto (POG) da parte di imprese di assicurazione e distributori di prodotti assicurativi. A sua volta IVASS ha emanato uno schema di lettera al mercato con l’obiettivo di anticipare le disposizioni sui requisiti organizzativi in materia di POG.

Il processo così realizzato risulta pertanto sostanzialmente ribaltato in quanto le Autorità di Vigilanza andrebbero ad anticipare gli effetti di una norma della direttiva che peraltro manca della regolamentazione di competenza della Commissione europea.

Su queste motivazioni AIBA, come del resto altre associazioni di rappresentanza di intermediari assicurativi, ha criticato l’iniziativa di IVASS, volta ad anticipare la Direttiva, in alcune sue parti. Emanare linee guida su una materia che è oggetto di delega alla Commissione, anticipatamente rispetto all’esercizio della delega stessa e persino alla data di recepimento della Direttiva negli Stati membri, determina un effetto esattamente contrario alle finalità, in quanto introduce elementi di incertezza nel mercato assicurativo e oneri impropri e non previsti a carico degli operatori.

Entrando poi nello specifico delle questioni, AIBA, attraverso una nota congiunta con altre Associazioni di intermediari assicurativi, ha manifestato a IVASS le sue perplessità, riconducibili a principi di diritto e a ragioni di opportunità, che sconsigliano l’applicazione degli orientamenti preparatori EIOPA in un contesto normativo ancora da definire.

La disciplina POG è infatti contenuta in una direttiva (IDD) di armonizzazione minima, mentre, le sue prescrizioni appaiono di massima armonizzazione. Tale massima armonizzazione non dovrebbe quindi essere giuridicamente perseguibile da EIOPA.

Circa la salvaguardia degli interessi dei consumatori, non risulta chiaro se le compagnie siano sottoposte a procedura POG nel caso di prodotti distribuiti attraverso intermediari esenti (si tratta della distribuzione da parte di soggetti che non svolgono professionalmente l’attività di intermediazione assicurativa e che distribuiscono coperture assicurative in abbinamento a prodotti o servizi principali con premi annui inferiori a 500 Euro ovvero coperture assicurative sui viaggi). In assenza di una chiara disposizione si rischia di ingenerare incertezza regolamentare ma anche una potenziale discriminazione sui livelli di tutela dei consumatori.

Inoltre, la nota predisposta dall’Autorità non indica esplicitamente l’esclusione della procedura POG quando i contratti sono rivolti ai cosiddetti grandi rischi (identificati in alcuni specifici rami assicurativi quali le assicurazioni su Corpi e su Merci trasportate, la Rc aeromobili e natanti al di fuori dei rischi obbligatori, il rischio Credito e le cauzioni assicurative nonché gli altri rami danni quando il contraente abbia dimensioni rilevanti identificate nel superamento di due dei tre criteri quantitativi indicati nel codice delle assicurazioni).

Infine, dalle linee guida EIOPA non emerge con chiarezza come venga considerata la figura del broker. E questo è un fatto dalle conseguenze importanti, soprattutto in riferimento agli obblighi a carico degli operatori.

Si tratta in sostanza del caso di un intermediario che disegna prodotti assicurativi ad hoc per definiti target market, poi proposti a compagnie di assicurazione per la relativa sottoscrizione. In tali circostanze la regolamentazione di IVASS prevede la predisposizione di un accordo tra intermediario e compagnia fermo restando la responsabilità ultima della compagnia. Di tale disposizione si ignora il fondamento e le conseguenze pratiche: posto che il prodotto disegnato dall’intermediario non potrà mai essere collocato in assenza di una compagnia sottoscrittrice del rischio, si deve ritenere che la compagnia dovrà fare proprio il processo POG eseguito dall’intermediario e dunque non si comprende quale contenuto debba avere l’accordo tra le parti.

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