Boom di “grane”, tutela legale asset necessario

Tutela Legale Imc

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(di Christian Benna – Repubblica Affari & Finanza)

Nell’ultimo biennio un imprenditore su cinque ha subito disdette di contratti, il 70% fa fatica ad incassare, il 16,8% ha avuto contestazioni sulla merce. Nel 2015 il 42% ha speso come minimo 1.000 Euro in avvocati. Ed ecco consulenza online e polizze

Disdette di contratti commerciali, fatture insolute, controversie ambientali, (in)sicurezza informatica e sul lavoro, azioni di difesa contro la falsificazione di marchi e brevetti copiati. Per le piccole e medie imprese la lista delle “grane” di natura legale è davvero lunga.

E va a riempire le scrivanie dei titolari e dei loro amministratori, peraltro già invischiati nella palude asfissiante degli adempimenti burocratici. Con il risultato che fare impresa diventa un sentiero sempre più stretto dove si è occupati a dirimere contenziosi per buona parte del tempo. La tutela legale comincia ad assumere i contorni di asset irrinunciabile anche per le Pmi.

Nell’ultimo biennio, secondo un’indagine di Das Italia, un imprenditore su cinque ha dovuto far fronte a controversie per la disdetta di contratti commerciali, il 70% fa fatica a incassare i pagamenti dovuti, mentre il 16,8% si è trovato di fronte contestazioni su prodotti e servizi ordinati dai propri fornitori. E il 42% delle imprese nel corso del 2015 ha pagato almeno 1.000 euro per spese legali.

Affrontare un contenzioso rischia di diventare un fatto traumatico per le 150 mila Pmi della Penisola, quelle con meno di 20 dipendenti, perché mette a rischio l’operatività aziendale. Secondo Unioncamere i costi delle controversie si aggirano in media intorno all’1% del fatturato aziendale, per una spesa complessiva del “sistema imprese” pari a 23 miliardi di euro. Tanto più che i tempi della giustizia, oltre 500 giorni per una sentenza di primo grado, possono far tremare i polsi anche alle società più strutturate.

Icona dei tempi in cui stiamo vivendo è il Fondo Pmi Vittime dei cattivi pagatori, nel quale il governo ha stanziato 10 milioni di euro per il prossimo triennio a sostegno di quelle imprese che tra pagamenti in entrata e in uscita finiscono con il cerino in mano.

Basterà? Probabilmente no. Per dribblare questa marea di ostacoli anche le piccole imprese si stanno attrezzando. C’è chi assume esperti legali in grado prevenire le controversie e avvalersi di accordi conciliatori e della consulenza di studi professionali adeguate alla mission richiesta.

L’ultima novità è il consulente legale online: Unimpresa ha stretto un accordo con LexeGo, che permette alle società di accedere a servizi e documentazione in Rete e in modo economico. Chi non riesce a strutturare uffici legali comincia a rivolgersi alle polizze di tutela legale, un segmento assicurativo fino a ieri quasi sconosciuto nel nostro paese che ora pur valendo ancora poco, circa il 3,7% del totale europeo contro il 44% della Germania, è destinato a svilupparsi nei prossimi anni. Sottoscrivendo polizze mirate – ce ne sono per commercianti, artigiani, edili e piccole industrie, per conducenti di Tir – le imprese cercano di mettersi al riparo da rischi più grandi.

Ad oggi, rivela l’indagine di Das Italia, il 40% delle imprese, che sceglie di proteggersi con un tutela legale assicurativa lo fa per cautelarsi dai rischi sulla responsabilità amministrativa e penale d’impresa e il 29% sulla salute e sicurezza sul lavoro.

L’11% punta l’attenzione su lavoro e previdenza mentre soltanto il 9% segnala la materia fiscale come ambito critico dal punto di vista delle possibili controversie di natura legale. Il problema principale rimane quello delle fatture insolute che riguarda due imprese su tre.

La percentuale sale fino all’84% per le aziende più strutturate, con le criticità maggiori nel settore commercio (87,6%) e nelle realtà del Sud Italia (81%). Per risolvere queste controversi il 79% delle Pmi si rivolge all’avvocato di fiducia, e il 15% alle associazioni di categoria.

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