Brexit e fondi immobiliari, il terremoto investe gli assicuratori

Brexit (4) Imc

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(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

Quattro dei sei fondi congelati fanno capo a compagnie britanniche: Prudential, Aviva, Standard Life e Canada Life. I gruppi assicurativi sono molto esposti sul mattone: M&G è il principale operatore UK con 23,4 miliardi di asset in portafoglio

Il terremoto che sta investendo il settore dei fondi immobiliari inglesi colpisce duro il settore assicurativo britannico. E non potrebbe essere altrimenti, considerato che quattro dei sei fondi al momento “congelati” fanno di fatto capo ad altrettante compagnie: Prudential, Aviva, Standard Life e la più piccola Canada Life. Il tutto in un pericoloso effetto domino che ha avuto immediati riverberi sulle quotazioni delle aziende coinvolte. Aviva ieri ha perso il 6,15%, Prudential il 4,32% e Standard Life il 3,5%. Se si guarda la performance dell’ultimo mese il bilancio è ancora più negativo: il settore in generale ha ceduto il 18% con Standard Life e Aviva che sono arretrate di oltre il 20%. Prudential ha contenuto le perdite rispetto ai competitor ma ha comunque lasciato sul terreno di Borsa il 14,5%.

D’altra parte, l’investimento nel mattone è spesso un tassello chiave nella strategia di gestione degli asset dei gruppi assicurativi, in Gran Bretagna come nel resto d’Europa. Basti come esempio la sola Prudential. La controllata M&G è uno dei principali asset manager britannici e l’altro ieri ha congelato un fondo immobiliare che vale 4,4 miliardi di sterline. Ma soprattutto, stando al bilancio 2015, M&G è anche uno dei primi e più importanti investitori nel mattone britannico con un portafoglio che il 31 dicembre scorso valeva 23,4 miliardi di euro. Il che non rappresenta certo un dettaglio poiché il congelamento dei fondi immobiliari oltre ad avere evidenti ricadute di immagine per le compagnie coinvolte, soprattutto nei rapporti con la clientela, avrà un altro effetto non certo secondario: la svalutazione degli asset immobiliari in portafoglio.

Al momento le aziende hanno messo in conto di rivedere al ribasso i valori di circa un 5% ma le previsioni più negative ipotizzano che nell’arco del prossimo triennio l’immobiliare inglese possa scontrarsi con tagli fino al 20% delle valutazioni. Soprattutto per quelli immobili destinati ad uso ufficio che normalmente riempiono, più del residenziale, il portafoglio delle grandi compagnie.

Per la sola M&G, e stando alle proiezioni attuali di un calo del 5%, si tratterebbe di dover fare i conti con svalutazioni per 1,2 miliardi.

Aviva dal canto suo ha, solo in proprietà, asset per circa 11,3 miliardi di sterline e due giorni fa ha congelato il fondo immobiliare Aviva Investors Property Trust che vale 1,8 miliardi di sterline. La società in un comunicato aveva spiegato la decisione precisando che «condizioni del mercato straordinarie, che hanno un impatto sull’intero settore, hanno prodotto una carenza di liquidità immediata». Di qui la sospensione dei riscatti, con gli operatori che hanno commentato di fatto con un coro unanime: «È solo questione di tempo prima che altri fondi facciano lo stesso». A dare il via al congelamento dei fondi immobiliari è stata tra l’altro proprio una compagnia assicurativa: Standard Life. Il gruppo ha sospeso le contrattazioni di un fondo di real estate britannico da 2,9 miliardi di sterline. Il fondo è investito principalmente in immobili commerciali, inclusi uffici, negozi, magazzini. Durante la crisi finanziaria del 2007-2008, i fondi di real estate furono colpiti in maniera analoga dalle richieste di riscatto.

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